L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
La storia del pittore cinese i cui quadri valgono più di quelli di Van Gogh
Zhang Daqian è un nome che potreste non avere mai sentito nominare. Ma in Cina, e nel mercato mondiale dell’arte, Zhang Daqian è il nome di un artista allo stesso livello di Warhol e Monet. Maestro della pittura classica cinese che in seguito ha reinventato l’arte moderna nella sua patria adottiva, l’America, hang è partito dai paesaggi a inchiostro per arrivare all’astrazione. Ad aprile, quasi 40 anni dopo la sua morte, il dipinto del 1947 “Paesaggio dopo Wang Ximeng” è diventato la sua opera più costosa mai venduto all’asta, raggiungendo il valore di 47 milioni di dollari da Sotheby’s Hong Kong. Quella di aprile è stata l’ultima di una serie di vendite importanti. Nel 2016, ad esempio, il lavoro dell’artista ha generato più di 354 milioni di dollari, superando qualsiasi altro artista – vivo o morto – nel mondo. L’anno scorso è arrivato 6° nella stessa lista, davanti a superpotenze del mercato mondiale come Van Gogh e Banksy.

Nato nel Sichuan all’inizio del XX secolo, Zhang è stato un talento precoce, mostrando capacità sorprendenti fin da bambino. Dopo aver studiato tintoria e tessitura in Giappone, si è formato sotto i rinomati calligrafi e pittori Zeng Xi e Li Ruiqing a Shanghai. La copia dei capolavori classici cinesi è stata fondamentale per la sua formazione, e Zhang ha imparato a replicare così bene i grandi artisti delle dinastie Ming e Qing che è diventato uno stimatissimo falsario. Ha iniziato a farsi un nome come artista visivo negli anni ’30, prima di trascorrere due anni a studiare e copiare scrupolosamente colorati murales rupestri buddisti a Dunhuang, nella provincia di Gansu. Questa esperienza ha avuto un profondo impatto sulla sua arte. Oltre ad affinare le sue capacità di pittura figurativa, Zhang da quel momento ha iniziato a utilizzare un’ampia gamma di colori opulenti. «Ha rivoluzionato il potenziale della pittura cinese classica, perché ha rivelato questa tavolozza incredibilmente sontuosa, ricca e sensuale che era stata evitata per un aspetto più asciutto o più accademico», ha detto alla Bbc lo studioso Mark Johnson, che nel 2019 ha co-curato una retrospettiva di Zhang al San Francisco’s Asian Art Museum.
Come molti altri artisti, Zhang lasciò la Cina all’inizio degli anni ’50, vivendo in Argentina e Brasile prima di stabilirsi a Carmel-by-the-Sea, in California. Nel 1956 ha conosciuto e scambiato dipinti con Picasso a Parigi, un momento annunciato dalla stampa come un grande incontro tra Oriente e Occidente. Si narra che quando Picasso chiese a Zhang di criticare alcune delle sue opere in stile cinese, quest’ultimo suggerì diplomaticamente che il maestro spagnolo non possedeva gli strumenti adatti e in seguito gli regalò una selezione di pennelli cinesi. Oltre ad aprirlo a influenze artistiche più ampie, la nuova vita di Zhang all’estero ha segnato il cambiamento stilistico più importante della sua carriera: un nuovo stile astratto soprannominato “pocai” o schizzi di colore, un cambiamento dovuto anche al deterioramento della sua vista, esacerbato dal diabete. Nelle straordinarie opere di quel periodo, forme figurative e pennellate definite sono state sostituite da vortici di colore e profonde macchie di inchiostro. Montagne, alberi e fiumi sono ancora presenti, ma le loro forme sono solo accennate, come nel caso dello splendido pannello regalato alla figlia per il suo matrimonio e andato all’asta da Sothebys, “Recluse in the Summer Mountains”.

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Dal 14 al 15 marzo si tenuto al Macro di Roma il convegno The Dream Syndicate. Tra gli ospiti c'era anche la leggenda della letteratura cyberpunk Bruce Sterling, che ha parlato di musica, AI, arte degli umani e arte delle macchine. Riportiamo qui il suo intervento integrale.