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22:29 martedì 31 marzo 2026
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Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

White Lotus 3, il Grand Tour dei cafoni continua alla grande

Dopo le Hawaii e la Sicilia, la commedia umana di Mike White si sposta in Thailandia. C'è tutto quello che ha fatto il successo delle prime due stagioni: ricchi stronzi, sesso, corpi, sudore, massaggi, moda e morte.

20 Febbraio 2025

I gomiti, basta guardare i gomiti: quelli che tiene sul tavolo Saxon (Patrick Schwarzenegger, bravissimo e grottesco), rampollo ricco e stronzo della famiglia Ratliff che – nonostante i soldi a palate, il college prestigioso e la sicumera tipica di chi è nato nell’agio – non sa stare composto a tavola, contrapposti a quelli a prova di galateo di Mook (Lalisa Manobal), semplice impiegata – anzi no, health mentor – presso il White Lotus di Koh Samui. La lotta di classe della pluripremiata serie di Mike White, giunta alla sua terza stagione dopo 44 Emmy tra primo e secondo capitolo, potrebbe essere riassunta con il dettaglio del giovane miliardario cafone vs la lavoratrice ambiziosa ed educata, ma si tratta appunto soltanto di un dettaglio che White posiziona strategicamente all’interno della sua commedia umana – o meglio, (dis)umana, come scrive Benedetta Bragadini su Rolling Stone – che dopo Hawaii e Sicilia approda in Thailandia (come sempre, in Italia la serie si vede su Sky e NOW Tv).

E già la scelta delle mete parla da sola: il resort extralusso che fa da teatro alle vicende dei disgraziati protagonisti non è mai situato in località cool, esclusive e non turistificate, ma in posti tacky, ormai alla portata dei vacanzieri più burini, quasi a voler sottolineare la sottile dicotomia tra buzzurri convinti di non esserlo e buzzurri consapevoli e felici di esserlo.

Impianto che vince non si cambia: anche stavolta White Lotus si apre con un misterioso omicidio, salvo poi fare un rewind per raccontarci come ci si è giunti, a partire dall’arrivo dei villeggianti sull’isola. Ed è qui che White supera sé stesso, mettendo insieme un cast impeccabile di volti noti e meno noti che funzionano alla perfezione nel dar vita a un gruppo di schifosi che, di nuovo, racconta i nostri lati più oscuri, disdicevoli e ignobili.

Il morto finale è un mero pretesto perché a nessuno in fondo importa sapere chi finirà ammazzato: come sempre in White Lotus il vero spettacolo sono le relazioni disfunzionali tra i personaggi, la satira sociale, la vacuità spirituale di persone convinte che un po’ di wellness, mindfulness, healing, meditazione, filosofia orientale e yoga possa rimetterle in sesto senza però staccarsi dallo schermo del cellulare manco un giorno.

«Guardare ricchi stronzi che si lamentano perché non capiscono se hanno “una suite fantastica” o “la migliore suite” è sempre stato ridicolo (e insieme divertente, triste e spaventoso, perché è vero.) Ma vedere come la ricchezza che pensavano li avrebbe salvati viene loro strappata mentre il tempo scorre risulta immensamente soddisfacente. E, per chi di noi ha ancora un po’ di compassione che interferisce con il piacere di assistere alla meritata punizione, sorprendentemente commovente», osserva Ben Travers su IndieWire. In questo tragicomico palcoscenico brillano Tim Ratliff (Jason Isaacs), tormentato uomo d’affari con un accento che oscilla tra il british e la North Carolina, accompagnato dalla moglie Victoria, una Parker Posey che raccoglie il testimone comico lasciato da Jennifer Coolidge ed è sublime nell’interpretare una sorta di regina Wasp costantemente fatta di Lorazepam.

Victoria si muove impettita e accigliata, è protetta da un parasole perché va bene andare in vacanza al caldo ma l’abbronzatura è cosa da villani, regala una serie di perle – «Solo perché la gente è ricca, non significa che non sia volgare»; «Devi temere la povertà come la temono tutti quelli come noi» – destinate a diventare meme virali ed è fissata con la parola decent, che ripete costantemente per assicurarsi che il contesto cha la circonda sia dignitoso e quindi alla sua altezza.

La vera innovazione di questa terza stagione è rappresentata dalla dinamica interpersonale tra Laurie (Carrie Coon, forse uno dei volti migliori e più sottosfruttati attualmente in circolazione), Jaclyn (Michelle Monaghan) e Kate (Leslie Bibb), tre amiche di lunga data che si riuniscono per un girls trip che non è un viaggio per lasciarsi alle spalle la crisi di mezza età e nemmeno una celebrazione del compimento dei 40 anni, bensì un «tour della vittoria».

«White, che è chirurgico nel descrivere i punti ciechi, i risentimenti e l’estetica delle donne ricche, dipinge ognuna di loro attraverso un mix plausibile e immediatamente leggibile di insicurezze e desideri, riuscendo nel difficile compito di presentare l’orbita instabile di un’amicizia femminile come un problema dei tre corpi, in cui i corpi celesti si riallineano perennemente in nuovi duetti per punzecchiare il terzo», osserva Kathryn VanArendonk su Vulture.

Ci sono tanto sesso, tanti corpi, tanto sudore, tanti massaggi, tanta moda – Ermenegildo Zegna, Loewe, JW Anderson, Gucci – e una natura selvaggia e lussureggiante che “invade” la routine dei protagonisti, tra lucertoloni che si nascondono nelle stanze e scimmie che spiano le vicissitudini dai rami degli alberi e sembrano quasi deridere le piccole, grandi miserie che affliggono questo manipolo di capitalisti sbruffoni. Forse questa terza stagione di White Lotus parte più lenta e punta maggiormente su un crescendo rispetto alle precedenti, discostandosene però nella modalità in cui viene trattata la materia stessa che costituisce la base della serie.

Le battute sono più esilaranti e caustiche, la scrittura è più precisa, affilata e crudele, White non concede sconti nel demolire i fragili valori di ciascun personaggio in maniera a volte straziante, a volte divertente. «Non puoi fuggire dal tuo dolore», rivela un monaco buddhista a Tim Ratliff, e quel dolore diventa, per noi che lo guardiamo, un sottile piacere: chiamiamola pure schadenfreude, chiamiamola revanscismo, chiamiamola giustizia cosmica, ma non scordiamoci mai, neanche per un secondo, che quei ricchi cafoni, spesso e più o meno volontariamente, siamo (anche) noi.

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