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20:57 mercoledì 3 giugno 2026
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.
La pregiatissima collezione di vini di Stalin verrà venduta per finanziare l’apertura di una scuola di enologia in Georgia Al suo interno sono conservate più di 40 mila bottiglie, in parte prese dalle cantine degli zar e in parte scelte personalmente da Stalin.
Il prossimo film di Alice Rohrwacher sarà un adattamento del Barone rampante di Italo Calvino La regista non ha fatto in tempo a finire le riprese di Three Incestuous Sisters che è già arrivato l'annuncio del suo prossimo progetto.

Walter Chandoha e i gatti prima di internet

Taschen celebra con un grande libro i settant'anni di carriera del più famoso fotografo di gatti del mondo, morto lo scorso gennaio.

di Studio
27 Settembre 2019

La prima fotografia sull’account Instagram dedicato al suo lavoro è stata pubblicata ormai 4 anni fa, ma i follower ad oggi sono soltanto 19mila. Una cifra sorprendentemente bassa, considerando che parliamo di fotografie di gatti. Ma forse i ritratti di Walter Chandoha, il più famoso fotografo di gatti del mondo, sono troppo eleganti, raffinati e intelligenti per diventare virali. Dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua giovinezza a fare il fotografo di guerra, Chandoha aveva intrapreso un corso di studi in Economia e Finanza alla New York University. Aveva 29 anni quando una sera, dopo una giornata di lezioni, camminando verso il piccolo appartamento nel Queens dove abitava con la neo-moglie Maria, trovò un piccolo gattino grigio e decise di adottarlo. Era l’inverno del 1949 e la città era innevata. Presto Chandoha avrebbe terminato i suoi studi e avrebbe dedicato tutta la sua energia al sogno di guadagnarsi da vivere con la fotografia.

L’arrivo di un gatto è sempre un piccolo ma importante punto di svolta nella vita di una persona sola, di una coppia o di una famiglia. Nel caso di Chandoha ha un valore ancora più grande, perché coincide con la genesi di una carriera durata settant’anni. Fin da subito le buffe acrobazie notturne di Loco, chiamato così proprio per il suo carattere esuberante, hanno ispirato l’esigenza di catturare forme, texture e movimenti esteticamente affascinanti e sempre diversi. Dopo aver praticato con Loco, Chandoha inizia ad avventurarsi per la città alla ricerca di nuovi soggetti, concentrandosi in particolare nell’area del mercato del pesce di Fulton Street. Quando lui e la moglie Maria lasceranno New York e si trasferiranno in una fattoria nel New Jersey, dove cresceranno i loro sei figli, si circonderanno di gatti (quattro in casa, di solito, e altri nel fienile).

Chiara e un gatto persiano, New Jersey, 1961

Paula Chandoha e il suo gattino “sorridono” in uno negli scatti più famosi del fotografo (1955)

Il protagonista di pubblicità del cibo per gatti Friskies (1966)

Chandoha al lavoro nell’area del mercato del pesce di Fulton Street a New York, 1959

Nella sua vita Chandoha ha accumulato circa 90.000 fotografie di gatti ed è riconosciuto come uno dei più importanti fotografi di gatti del mondo. «La moda ha Helmut Newton, l’architettura ha Julius Shulman e la fotografia di gatti ha Walter Chandoha», si legge nell’introduzione a Walter Chandoha. Cats. Photographs 1942-2018. Un ambizioso volume curato da Reuel Golden, Susan Michals e, inizialmente, dallo stesso Chandoha, deceduto all’età di novantasette anni a metà del progetto, nel gennaio di quest’anno (il New York Times gli dedicò un bellissimo necrologio). «Con questo libro», ha spiegato Reuel a It’s Nice That, «non volevamo fare nulla di kitsch, ma piuttosto produrre un classico libro fotografico, qualcosa il più lontano possibile dai gatti di Instagram». Le sue immagini sono state raccolte in trentatré libri, tra cui Walter Chandoha’s Book of Kittens and Cats (1963) e How to Photograph Cats, Dogs and Other Animals (1973), sono apparse su oltre trecento copertine di riviste e in migliaia di annunci pubblicitari, poster, calendari, biglietti d’auguri, puzzle e confezioni di cibo per gatti e un gigantesco Kodak Colorama di 5×18 metri nella Grand Central Terminal di New York City. Le poche volte in cui non aveva un incarico di lavoro, ricorda sua figlia Fernanda, prendeva la macchina fotografica e andava fuori in cerca di gatti: ne trovava uno e passava tutta la giornata in giro a scattare foto. Insieme alla sorella Chiara, Fernanda ha aiutato il padre a lavorare al grande volume Taschen. Sfogliando il libro ci si allontana da tutto ciò che accade nel mondo, dice Fernanda, «ma funziona sempre così, con i gatti».

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Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, collezionista e fondatrice della Fondazione che porta il suo nome, racconta trent'anni di arte contemporanea – e il sogno veneziano diventato realtà.