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C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il dieci per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
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I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
Il crossover tra A24 e Dior sembra strano ma in realtà ha perfettamente senso sia per A24 che per Dior Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023

Walter Chandoha e i gatti prima di internet

Taschen celebra con un grande libro i settant'anni di carriera del più famoso fotografo di gatti del mondo, morto lo scorso gennaio.

di Studio
27 Settembre 2019

La prima fotografia sull’account Instagram dedicato al suo lavoro è stata pubblicata ormai 4 anni fa, ma i follower ad oggi sono soltanto 19mila. Una cifra sorprendentemente bassa, considerando che parliamo di fotografie di gatti. Ma forse i ritratti di Walter Chandoha, il più famoso fotografo di gatti del mondo, sono troppo eleganti, raffinati e intelligenti per diventare virali. Dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua giovinezza a fare il fotografo di guerra, Chandoha aveva intrapreso un corso di studi in Economia e Finanza alla New York University. Aveva 29 anni quando una sera, dopo una giornata di lezioni, camminando verso il piccolo appartamento nel Queens dove abitava con la neo-moglie Maria, trovò un piccolo gattino grigio e decise di adottarlo. Era l’inverno del 1949 e la città era innevata. Presto Chandoha avrebbe terminato i suoi studi e avrebbe dedicato tutta la sua energia al sogno di guadagnarsi da vivere con la fotografia.

L’arrivo di un gatto è sempre un piccolo ma importante punto di svolta nella vita di una persona sola, di una coppia o di una famiglia. Nel caso di Chandoha ha un valore ancora più grande, perché coincide con la genesi di una carriera durata settant’anni. Fin da subito le buffe acrobazie notturne di Loco, chiamato così proprio per il suo carattere esuberante, hanno ispirato l’esigenza di catturare forme, texture e movimenti esteticamente affascinanti e sempre diversi. Dopo aver praticato con Loco, Chandoha inizia ad avventurarsi per la città alla ricerca di nuovi soggetti, concentrandosi in particolare nell’area del mercato del pesce di Fulton Street. Quando lui e la moglie Maria lasceranno New York e si trasferiranno in una fattoria nel New Jersey, dove cresceranno i loro sei figli, si circonderanno di gatti (quattro in casa, di solito, e altri nel fienile).

Chiara e un gatto persiano, New Jersey, 1961

Paula Chandoha e il suo gattino “sorridono” in uno negli scatti più famosi del fotografo (1955)

Il protagonista di pubblicità del cibo per gatti Friskies (1966)

Chandoha al lavoro nell’area del mercato del pesce di Fulton Street a New York, 1959

Nella sua vita Chandoha ha accumulato circa 90.000 fotografie di gatti ed è riconosciuto come uno dei più importanti fotografi di gatti del mondo. «La moda ha Helmut Newton, l’architettura ha Julius Shulman e la fotografia di gatti ha Walter Chandoha», si legge nell’introduzione a Walter Chandoha. Cats. Photographs 1942-2018. Un ambizioso volume curato da Reuel Golden, Susan Michals e, inizialmente, dallo stesso Chandoha, deceduto all’età di novantasette anni a metà del progetto, nel gennaio di quest’anno (il New York Times gli dedicò un bellissimo necrologio). «Con questo libro», ha spiegato Reuel a It’s Nice That, «non volevamo fare nulla di kitsch, ma piuttosto produrre un classico libro fotografico, qualcosa il più lontano possibile dai gatti di Instagram». Le sue immagini sono state raccolte in trentatré libri, tra cui Walter Chandoha’s Book of Kittens and Cats (1963) e How to Photograph Cats, Dogs and Other Animals (1973), sono apparse su oltre trecento copertine di riviste e in migliaia di annunci pubblicitari, poster, calendari, biglietti d’auguri, puzzle e confezioni di cibo per gatti e un gigantesco Kodak Colorama di 5×18 metri nella Grand Central Terminal di New York City. Le poche volte in cui non aveva un incarico di lavoro, ricorda sua figlia Fernanda, prendeva la macchina fotografica e andava fuori in cerca di gatti: ne trovava uno e passava tutta la giornata in giro a scattare foto. Insieme alla sorella Chiara, Fernanda ha aiutato il padre a lavorare al grande volume Taschen. Sfogliando il libro ci si allontana da tutto ciò che accade nel mondo, dice Fernanda, «ma funziona sempre così, con i gatti».

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