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19:22 martedì 21 luglio 2026
Un generale iraniano ha detto che l’Iran si bombarderà da solo pur di non farsi invadere e occupare dagli Usa Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
Il Comune di Barcellona ha eliminato il bike sharing privato perché le persone abbandonavano sempre le bici in mezzo alla strada e non pagavano mai le multe Spariranno dalle strade 4500 bici delle flotte private. Ma resteranno 8 mila del servizio di bike sharing fornito dal Comune stesso.
Jennifer’s Body è diventato un film cult per la Gen Z ed è per questo che si è deciso di farne un sequel, con le stesse protagoniste dell’originale Le riprese del nuovo capitolo del film del 2009, con Megan Fox e Amanda Seyfried che ritornano ai ruoli di Jennifer e Needy, inizieranno a ottobre.
A Londra ci sarà la prima maratona corsa dentro un negozio Ikea Consiste nel fare 17 giri da un kilometro e mezzo. I posti disponibili sono 80 e non è ammesso il pubblico.
Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
In Giappone hanno inventato i frigoriferi per tenere al fresco gli esseri umani durante le ondate di calore Costano 9 mila euro, all'interno c'è una sedia, la temperatura è a 15 gradi Celsius, quando ti siedi l'aria fresca viene soffiata verso testa, collo, spalle e schiena.
Il trend social del momento si chiama As Nolan Intended, cioè persone che guardano Odissea su dispositivi assurdi per prendere in giro Nolan e la sua fissazione con l’IMAX Sullo schermo di una lavatrice, su un Apple watch, su un Tamagotchi, sulla macchinetta obliteratrice del bus. Tutto pur di indispettire Nolan.
Dopo la cancellazione del concerto di Bad Bunny a causa della grandine, parecchie persone si sono convinte che fare concerti a Milano porti sfortuna È successo a lui, a Rosalia, a Bruce Springsteen, ad A$AP Rocky, ai Flaming Lips... Forse è il caso di iniziare a preoccuparsi?

La risposta al populismo è nei partiti transnazionali?

Alla scoperta di Volt, movimento politico europeista, che sta coinvolgendo giovani di molti Paesi diversi.

19 Novembre 2018

Se volessimo evidenziare un momento in cui la crisi dell’Unione Europea è andata oltre la soglia di sicurezza, quel momento sarebbe Brexit. Prima del successo di Afd in Germania e prima della riforma costituzionale di Orbán, prima degli exploit di Lega e M5S in Italia, il referendum britannico ha generato una frattura profonda nell’ordinamento comunitario. Eppure, per un ecosistema politico sempre più a trazione nazionalista ed esclusiva, emergono e cercano spazio correnti fondate all’opposto su princìpi di integrazione e condivisione.

A proposito di Brexit, la storia di Volt Europa è legata a doppio filo proprio a quella del Regno Unito. Gli ideatori del progetto, i primi Volters, sono infatti tre giovani europei delusi dalla vittoria del Leave e dalle prospettive poco incoraggianti per il futuro dell’Unione: Andrea Venzon, Colombe Cahen-Salvador, Damian Boeselager. Quella che inizialmente era una piattaforma di discussione su Facebook si è trasformata nell’arco di un anno in un oggetto politico completamente nuovo: un partito paneuropeo, mobilitato dal basso e intenzionato, in estrema sintesi, a riformare l’Unione incrementandone la democraticità.

Oggi Volt è organizzato in quasi tutti i Paesi del continente, e in dieci di questi è presente in forma di partito politico registrato, anche se in termini di dimensioni si presenta come poco più di un microcosmo: conta circa 15mila iscritti, e il profilo principale su Twitter non arriva ai cinquemila followers. Per quanto riguarda la concentrazione, stando alla mappa di Volt e ai numeri dei social i Paesi dove ha trovato maggior facilità di insediamento sono Italia, Germania e Olanda, mentre è ancora poco conosciuto nei Peco con una forte eccezione rappresentata dalla Bulgaria. A distinguere Volt, prima ancora del manifesto ideologico, sono altri due fattori. Anzitutto l’età media dei militanti è molto bassa (si aggira attorno ai 34 anni; il Presidente, Venzon, ne ha 26) e in secondo luogo, anche per diretta conseguenza, la netta maggioranza di loro (una percentuale vicina al 70%) è alla prima esperienza in politica.

La nazione con il partito associato con più membri è l’Italia, paese di origine dell’ideatore di Volt, Andrea Venzon

Lo scorso ottobre, ospite dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Venzon ha inquadrato Volt con queste parole: «C’è uno spazio sguarnito, tanto al centro-sinistra quanto al centro-destra, con gente che spera in qualcosa di nuovo e ad oggi non ha una risposta. Noi speriamo che Volt possa esserlo». Anche alla luce di questo intervento, che accenna a un rifiuto di categorie politiche tradizionali, non è semplice collocare Volt su uno spettro ideologico classico. In una telefonata con Studio la Presidente di Volt Italia Federica Vinci ha argomentato così su questo tema: «Ci definiamo un partito progressista nel senso inglese del termine, ossia cerchiamo di estrapolarci da queste vecchie scatole (destra e sinistra) e di trovare invece soluzioni che possano venire da entrambi i lati». Volt si presenta apertamente come un partito «né di destra né di sinistra» ed è critico nei confronti della politica tradizionale, arroccata precisamente su quelle distinzioni ed incapace di offrire risposte e soluzioni concrete. Limitandoci ad osservare i contenuti della Dichiarazione di Amsterdam – il programma ufficiale del partito diffuso nelle scorse settimane – Volt si fonda su alcuni pilastri: la fiducia nell’economia di mercato, forti politiche sociali («no one should be left behind») e ambientali, l’integrazione europea e naturalmente il progetto federalista. Dove questi ultimi, espressione pura del transnazionalismo, ne sostanziano l’originalità.

Su binari non troppo distanti da quelli di Volt  dal punto di vista della configurazione si colloca dal 2016 DiEM25, il movimento europeista lanciato dall’ex Ministro delle Finanze greco Gianīs Varoufakīs e apertamente sostenuto, fra gli altri, da Noam Chomsky, Julian Assange, Ken Loach e Slavoj Žižek. L’idea che li genera è la stessa, però su contenuti e struttura le direzioni di DiEM25 e Volt non si sfiorano nemmeno: «L’unica cosa che abbiamo in comune è il fatto che siamo entrambi partiti transnazionali», dice Vinci. «Per il resto loro sono un contenitore di movimenti preesistenti, e che peraltro rappresentano prettamente la sinistra. Noi cerchiamo di distaccarci da questa linea ideologica». Rimanendo in tema di europeismo si ipotizza più facilmente una connessione con +Europa, nonostante alcune sottili divergenze. Secondo Vinci i circa duemila italiani di Volt ne riconoscono quattro: il paneuropeismo innanzitutto («è un nostro plus»), poi uno stile politico maggiormente orientato alla proposta, un approccio integrativo fondato sul community organizing (sulle tracce delle prime campagne di Obama: qui si manifesta la mobilità dal basso) e infine un più accentuato spirito riformista. «Più Europa ha fatto un errore enorme», sostiene Vinci, «ha utilizzato lo slogan Europa sì anche così. Noi non siamo d’accordo, l’Europa deve essere riformata. Ne siamo innamorati ma sappiamo essere anche criticamente costruttivi».

La nascita del movimento, fondato nel marzo 2017, è stata una reazione alla Brexit e al populismo

L’intento che Volt si è posto con la stesura della Dichiarazione di Amsterdam è quello di concorrere alle Europee del 2019 per formare un gruppo parlamentare autonomo. Un obiettivo ambizioso, e forse attualmente fuori portata, dal momento che la legislazione elettorale dell’Unione prevede come requisito minimo 25 parlamentari provenienti da un quarto degli Stati membri, e anche la candidatura stessa potrebbe rappresentare uno scoglio non indifferente. Intanto per diffondere il Volt-pensiero i militanti puntano sul face-to-face nelle strade e nelle piazze: «In circa cinquanta città italiane abbiamo volontari che fanno crescere Volt attraverso il dialogo con le persone, cercando di capire che cosa vogliono realmente», spiega Vinci. Un primo step verso uno dei punti salienti del programma: ampliare il ventaglio di partecipazione alla politica degli europei. Se la maggior parte delle critiche mosse all’Unione hanno per oggetto il deficit democratico, allora Volt vuole dare più volume alla voce dei suoi cittadini. Un progetto che sfida a viso aperto lo zeitgeist sovranista aspirando a superare l’idea stessa di stato-nazione, e che si fonda sulle differenze per dimostrarne la compatibilità. «Una reazione – le parole di Vinci – alla destra estrema e ai populismi di tutta Europa». Così nuovi movimenti politici contemporanei scommettono sul futuro dell’Europa.

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