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Emmanuel Grégorie, il nuovo sindaco di Parigi, ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.

Mattarella non potrà salvare gli italiani da loro stessi in eterno

O del perché la volontà popolare, ogni tanto, comporta un prezzo da pagare.

29 Maggio 2018

In queste ore siamo tutti a discutere di volontà popolare. E mentre la discussione si sta facendo sempre più animata, forse ci siamo persi un pezzo: la volontà del popolo implica, talvolta, delle conseguenze. Le decisioni sbagliate comportano un prezzo da pagare. Un dettaglio che sarebbe il caso di tenere a mente in questi giorni, mentre siamo occupati a litigare su Lega e Cinque Stelle, su governi tecnici e sulle competenze del presidente della Repubblica, e da tenere a mente ancora di più alle prossime elezioni.

Proviamo a inquadrare il problema. Lo scorso marzo, la quasi-maggioranza degli italiani (sommati Lega e Cinque Stelle arrivano quasi al 50%) ha votato due partiti euroscettici, che però in campagna elettorale erano stati piuttosto vaghi sull’euro. Dopo lunghe consultazioni, questi due partiti avevano trovato un accordo, prima sul nome del presidente del Consiglio (Giuseppe Conte), poi sulla squadra di governo (formalmente presentata da Conte, in pratica decisa da Di Maio e Salvini). Questa squadra includeva, all’Economia, Paolo Savona, noto per le sue posizioni anti-euro. Quando Conte gli ha sottoposto la lista dei nomi, Mattarella li ha accettati tutti tranne uno: Savona. Conte ha rinunciato all’incarico. Il giorno dopo Mattarella ha dato l’incarico esplorativo a Carlo Cottarelli, un economista del Fondo monetario internazionale che sembra destinato a guidare un governo tecnico che avrà vita breve, nonché scarsissime possibilità di ottenere la fiducia in Parlamento, e che incarna l’idea stessa di tecnocrazia.

Il presidente della Repubblica, dicono Lega e Cinque Stelle, ha agito contro la volontà popolare. Di Maio l’ha accusato di avere «scavalcato le sue prerogative costituzionali», ignorando il voto degli italiani e mettendo al governo «dei tecnici che non hanno preso un voto». In realtà le «prerogative costituzionali» del presidente contemplano eccome la possibilità di bloccare la nomina di un ministro. Proprio per questo, lo scontro tra il capo dello Stato e l’alleanza grillino-leghista incarna una tensione più ampia: da un lato, appunto, la volontà popolare, che si manifesta nelle elezioni e che sempre più spesso esprime preferenze scellerate e illiberali; dall’altro le istituzioni, non elette o elette indirettamente, che difendono i princìpi liberali. È quello che il politologo tedesco Yascha Mounk vede come uno scontro tra «democrazia illiberale» e «liberalismo antidemocratico», un cortocircuito che si nutre di se stesso: più la volontà popolare si fa illiberale, più le istituzioni si allontanano da essa; il loro lavoro, per carità, è anche quello, evitare che la democrazia si trasformi in una dittatura della maggioranza; però il risultato è che, sentendosi scavalcate dalle istituzioni, le volontà popolari diventano ancora più illiberali.

È un discorso che avrete già sentito in tutte le salse: il popolo non può decidere su tutto, è la democrazia. Per esempio gli italiani non possono, da Costituzione, tenere referendum sui trattati internazionali. I greci non hanno potuto decidere, alla fine, della ristrutturazione del loro debito pubblico: loro un referendum l’hanno fatto, ma i risultati sono stati ignorati dai Paesi creditori perché un popolo è libero di decidere cosa fare con i propri soldi ma non può decidere cosa fare con i soldi degli altri. L’esempio della Grecia è utile anche per un altro aspetto della questione: il popolo, si diceva, non può decidere di tutto; ma, quando prende una decisione, ne è responsabile. Esistono delle conseguenze. Restando ad Atene: i greci hanno respinto l’offerta europea di ristrutturare il debito; l’Europa ha risposto ritirando l’offerta e chiedendo un piano di rientro più rigido; i greci non hanno potuto che accettare.

Tornando all’Italia, Mattarella è stato esplicito sul perché della sua decisione: «È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani». E ancora: «Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale». Tradotto: uno, se il governo dovesse fare cazzate, ci andrebbero di mezzo il risparmio degli italiani e, due, se proprio volete fare cazzate, cari Lega e Cinque Stelle, almeno abbiate la coerenza di parlarne in campagna, che gli italiani le votino apertamente queste cazzate. L’ora della verità scoccherà con le prossime elezioni: questa volta Lega e Cinque Stelle chiederanno esplicitamente l’uscita dall’euro? E gli italiani li voteranno? Se così sarà, è importante essere pronti a pagarne le conseguenze. Mattarella ha salvato gli italiani da loro stessi una volta, non potrà salvarli da loro stessi in eterno.

Foto Getty
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