Virgil Abloh a Milano

Il 30 novembre Kaleidoscope invade lo Spazio Maiocchi con una formula che mescola arte, moda e fotografia: ospite d'onore il direttore creativo di Louis Vuitton.

di Studio
27 Novembre 2018

Di Virgil Abloh, uno che non ha bisogno di presentazioni, abbiamo già parlato diverse volte sulle pagine di Studio (qui commentavamo il suo debutto come direttore creativo di Louis Vuitton, qui Giorgio di Salvo lo intervistava per noi). Il 30 novembre Abloh sarà il protagonista del Kaleidoscope Takeover dello Spazio Maiocchi, un evento in cui il magazine di arte e cultura contemporanea si impossesserà completamente dello spazio che dal 2017 condivide con Slam Jam, Carhartt Wip e Plusdesign. Per quest’occasione speciale, Abloh ha preparato un discorso che terrà a porte chiuse nel pomeriggio e ha progettato un’immagine per il cartellone che decora l’ampio e minimale cortile dello spazio. Al 38enne nato in Illinois è dedicata un’edizione speciale del numero 33 di Kaleidoscope (disponibile con 4 cover diverse: Abloh, Elle Pérez, Kembra Pfahler e Korakrit Arunanondchai). L’edizione speciale dedicata all’ex architetto oggi fashion designer, stampata in 300 copie, contiene una t-shirt realizzata in collaborazione tra Kaleidoscope e Off White e un’opera in edizione di 300 disegnata da Abloh.

Kaleidoscope, magazine di arte e cultura contemporanea nato a Milano nel 2009, funziona nello stesso modo dello Spazio Maiocchi, hub interdisciplinare e incubatore di idee: entrambi sono in grado di individuare e mettere in relazione le ultime tendenze del mondo dell’arte, della musica, della moda, del design e della fotografia. È proprio per raccontare l’efficacia di questa formula fluida, che passa dagli eventi (come il concerto del 14 novembre per festeggiare i dieci anni dell’etichetta berlinese PAN) alle rassegne (dal 23 al 25 novembre ha ospitato la sesta edizione di Sprint, il Salone degli editori e degli artisti indipendenti) che abbiamo inserito lo Spazio Maiocchi nella nostra Milano 50, una lista di cinquanta cose, luoghi, idee e personaggi che, secondo noi, fanno la Milano del nostro tempo, pubblicata sul numero 37 di Studio, in edicola.

Negli eventi proposti in un anno di vita lo Spazio Maiocchi si è distinto per la sua capacità di individuare e attrarre le personalità artistiche, i progetti e i marchi più interessanti in circolazione, dalla mostra della giovane artista montenegrina Darja Bajagić, che ha aperto il programma nel 2017, al primo progetto in Italia di Telfar Clemens (lo raccontavamo qui), presentando alla città le ultime tendenze di una forma d’arte ibrida, fortemente legata alla street culture, che si sviluppa nelle intersezioni tra la moda e l’arte visiva, il reale e il virtuale, la dimensione urbana e quella internazionale.

Un frame dal video immersivo di Camille Henrot, Saturday

Quella in programma per il 30 novembre è un’esperienza multimediale che riunisce una selezione di artisti presenti nel numero autunno/inverno di Kaleidoscope. Il fotografo Collier Schorr presenterà una mostra dedicata alla sua carriera tra fotografia d’arte e di moda (qui una bella intervista di Hans Ulrich Obrist), l’artista Eric N. Mack esporrà un lavoro prodotto durante la sua residenza allo Spazio Maiocchi, il collettivo di artiste Young Girl Reading Group eseguirà un intervento performativo e l’artista Camille Henrot (che molti ricorderanno a partire dal suo video-capolavoro del 2013, Grosse Fatigue, presentato alla Biennale di Venezia) propone una video installazione immersiva. Di Virgil Abloh, ospite d’onore, sarà possibile acquistare il numero da collezione, mentre un gruppo di invitati selezionati avrà la possibilità di participare al talk del pomeriggio, nel quale il designer presenterà quello che definisce il suo “manifesto” per il futuro dell’arte e della moda: la proposta di considerare lo streetwear come un «movimento artistico globale».

Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar

L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.

PK è stato l’eroe che il fumetto italiano meritava e di cui ha ancora bisogno

Il 14 marzo di 30 anni fa usciva PK – Paperinik New Adventures. All'epoca, il nuovo Paperinik era talmente diverso dal resto del fumetto nostrano che in tanti faticarono a capirlo. Oggi, quelle storie sono ricordate con la nostalgia e l'affetto che si devono ai classici.

Leggi anche ↓
Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar

L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.

PK è stato l’eroe che il fumetto italiano meritava e di cui ha ancora bisogno

Il 14 marzo di 30 anni fa usciva PK – Paperinik New Adventures. All'epoca, il nuovo Paperinik era talmente diverso dal resto del fumetto nostrano che in tanti faticarono a capirlo. Oggi, quelle storie sono ricordate con la nostalgia e l'affetto che si devono ai classici.

Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista

Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.

L’arte di Jonathan Lyndon Chase celebra la quotidianità dell’amore queer

Nella sua prima personale milanese da Giò Marconi, l'artista esplora l’erotismo, la vulnerabilità e la quiete di vite che abitano la città e se stesse.

Non aspettate che vinca l’Oscar per recuperare L’agente segreto

Il film di Kleber Mendonça Filho, che ha già trionfato a Cannes e ai Golden Globe, è candidato a quattro Oscar. Ma al di là dei premi, merita di essere visto per il modo in cui tratta uno dei temi più delicati e fondamentali che ci siano: la memoria storica.

Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI

La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.