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19:31 mercoledì 4 novembre 2026
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.
La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.
I Repubblicani sono riusciti a perdere malissimo le elezioni di metà mandato nonostante i miliardari americani li abbiano finanziati con quasi un miliardo di dollari (444 milioni li ha spesi Elon Musk da solo) Il donatore più generoso di queste elezioni ha puntato sulle sfide per il Senato in Texas, Ohio, Iowa e Maine. Le hanno vinte tutte i democratici, che si sono ripresi Camera e Senato.

Verso lo Strega: Vanni Santoni

Conversazione con l’autore de La verità su tutto, prima intervista di una serie dedicata ai candidati al Premio Strega 2022.

13 Marzo 2022

Ha militato sin da ragazzino nel movimento della Free Tekno e dei rave, e a Firenze, già alla fine degli anni ’90, frequentava postacci come La Fabbrica dei Frutti Canditi e L’Indiano. Oggi è l’unico scrittore italiano a occuparsi seriamente di underground, di rinascimento psichedelico, di controculture, e ha conquistato (non era facile) i lettori che furono di Tondelli e Bianciardi, poi di Marco Philopat e Tommaso Labranca. A 43 anni, Vanni Santoni è un raffinato selvaggio della vita e della scrittura, con un vestiario di camicie hawaiane alla Robert De Niro in Cape Fear e la chiassosità romantica di Pieraccioni. Ma chi se lo immagina troppo scapigliato, o bohémien, sbaglia. È un amante delle biblioteche, dove si chiude per pomeriggi interi come David Foster Wallace. Wallace si faceva una canna e andava avanti a caffè, ma Vanni preferisce il tè verde, che «conferisce una limpida concentrazione senza farti schizzare come altri stimolanti». A Parigi, dove ha vissuto negli ultimi mesi, è un frequentatore della biblioteca Forney, un bellissimo castello del Cinquecento sul Lungosenna. La sera ama scrivere nei baretti tra Belleville e Menilmontant, o in qualche brasserie della zona Temple. Quando invece è a Firenze, Vanni scrive sempre e solo alla Biblioteca di Lettere, altrimenti detta “Brunelleschi”: quella in cui la protagonista del suo nuovo romanzo – Cleopatra Mancini – si rinchiude a studiare il problema del male e vede il fantasma di Simone Weil.

ⓢ La verità su tutto è anche, come ha scritto Edoardo Nesi nella sua presentazione allo Strega, un romanzo di fughe, di dubbi, di continue messe in discussione degli approdi trovati dalla protagonista. A cominciare dal titolo ontologico, lo definiresti un romanzo filosofico?
Cleopatra Mancini non si accontenta di risposte parziali, di verità contingenti o approdi soltanto plausibili: vuole tutto, e questo la condanna a «camminare, camminare», come spesso si ripete nel finale, che prende volutamente dei toni fiabeschi. Cleopatra è ormai da tempo divenuta Shakti Devi, ma non smette di cercare. Certo è, però, che nelle comunità più strambe e minoritarie, trova risposte più plausibili di quelle offerte dalle correnti spirituali maggioritarie e più istituzionalizzate.

ⓢ Anche tu, da scrittore, in un certo senso passi da un approdo all’altro e vuoi tutto. Cleopatra si interessa alle più strane comunità spirituali italiane, tu hai sperimentato molti generi, dal fantasy al saggio nerd fino al romanzo collettivo (oltre al lavoro di editor e di critico) – adesso il romanzo sul male.
Non ho pregiudizi, del resto sono da sempre contrario alla divisione manichea tra “di genere” e “non di genere”. Anche il pregiudizio contro i “generi” deriva, in fondo, dal fatto che quando un determinato genere va molto di moda, le case editrici spalancano le porte di Mordor anche a libri mediocri, purché facciano capo a esso, in conseguenza all’aumento della domanda. Ma ciò non altera il fatto che ogni cosiddetto genere ha i suoi capolavori. Scarti il giallo? Perdi Delitto e castigo o il Pasticciaccio. Via il fantasy? Niente Signore degli anelli o Gormenghast. Butti il rosa? Ecco che se ne andrebbero Anaïs Nin o Henry Miller.

ⓢ A un certo punto scrivi che la letteratura può essere più utile della filosofia e della teologia – e presumo della scienza – per conoscere la verità. Tu alla letteratura “assoluta” – direbbe Calasso – ti sei consacrato come Cleopatra alla setta che fonderà. O no?
Per dirla con Siti, «il romanzo è l’ammiraglia che la letteratura può schierare, rispetto alla cronaca e alla sociologia, nel tentativo di venire a capo della realtà», una definizione che mi sento di condividere, tant’è che l’ho riportata nel mio Muro di casse. Ma probabilmente la risposta vera, profonda, ha a che fare con l’ineguagliata capacità della letteratura di creare mondi. Vale la pena aggiungere che, per ciò che riguarda il “problema del male”, che corrisponde alla primissima parte della ricerca spirituale di Cleo, la letteratura, in particolare nel Novecento, ha davvero dato delle risposte qualitativamente superiori a quelle delle altre discipline.

ⓢ La lingua in questo libro è davvero molto convincente, fra Busi e Ceronetti. Un bellissimo italiano. Hai lavorato molto sulla singola pagina o ti è venuto spontaneo scriverlo così?
Ti ringrazio per queste parole e per questa domanda, dato che la questione della lingua per me è centrale – ma quando poi il libro è fuori, inevitabilmente si finisce sempre a parlare quasi solo dei suoi temi, o al massimo dei suoi personaggi e luoghi; e ti ringrazio per l’accostamento con due autori per me centrali: reputo Seminario sulla gioventù di Busi uno dei migliori romanzi italiani del Novecento e Ceronetti è in effetti uno dei miei punti di riferimento. Il mio metodo di lavoro è cambiato negli anni, prima cesellavo la pagina fatta ogni giorno, giorno per giorno; successivamente ho capito che è meglio “riempire il fienile”, per dirla con King, e solo dopo lavorare di lima e di bulino. Ma conciliare questo metodo di lavoro con un certo livello di attenzione alla lingua richiede ulteriori accorgimenti: anzitutto una immersione totale in un set di letture di riferimento, e l’esperienza sufficiente per sceglierle e variarle via via che la scrittura procede e si muove. Per spiegarla in modo semplice, utilizzo gruppi di libri selezionati (da leggere o più spesso da rileggere, non necessariamente per intero, ma per campionature) a mo’ di strumenti di accordatura, e questi gruppi variano, con libri che entrano e altri che escono, via via che la scrittura procede.

ⓢ E cosa ti ha accompagnato stavolta?
Bernhard, a lui mi sono ispirato per cercare quel modo di far scivolare un discorso diretto verso il monologo, trovando nel processo una lingua che continua a sembrare colloquiale ma via via si fa sempre più “libresca”, senza però darlo troppo a vedere. A proposito di comunità, gli scrittori fiorentini fanno gruppo? Ultimamente c’è stato Testo, un bel festival, e in molti si sono accorti che qualcosa in città è cambiato. Gli scrittori fiorentini e toscani sono di base dei cani sciolti (o lupi solitari), ma nell’ultimo ventennio, grazie a un susseguirsi di riviste, prima, di reading come Torino una sega, poi, e di congiunture che costringevano a fare gruppo per opporsi a eventi potenzialmente nefasti come il truffaldino Festival dell’inedito, o il rischio di sgombero di uno spazio culturale importante come la Polveriera, hanno fatto sì che il gruppone, in qualche modo, si sia formato. Ciascuno poi ha seguito i suoi percorsi, una nuova generazione ha cominciato a pubblicare, sono nati nuovi eventi e riviste che hanno sostituito quelle dei pionieri, e oggi Firenze si presenta piuttosto bene dal punto di vista letterario: ci sarà un po’ meno underground di un tempo, ma Testo ha dato alla città un suo vero Salone del Libro, e da diversi anni prosperano ben quattro eventi di eccellenza come il Premio Von Rezzori, la Città dei Lettori, Firenze RiVista e il Festival di Letteratura Sociale, che coprono anche uno spettro molto ampio di scritture e di lettori. La città potrebbe fare di più per valorizzare il tesoretto di autori che si è ritrovata in casa? Sicuro. Ma la situazione è sicuramente migliore rispetto a quando, a inizio anni Zero, quattro eroici ragazzini, fondando la rivista Mostro, accesero una prima fiaccola in un buio che durava da decenni.

ⓢ È vero che la tua carriera da scrittore cominciò proprio da una truffa a Firenze?
Nel 2005 una gloriosa casa editrice fiorentina fu rifondata, e tra le operazioni di rilancio c’era un concorso per esordienti che metteva in palio la pubblicazione non di uno, ma di ben tre romanzi. Anche se in tutto avevo pubblicato un paio di racconti su rivista, stavo già scrivendo due romanzi: uno lo portai a termine – era orribile, breve e incoerente, si intitolava Vassilj e la morte – e lo inviai. Gli altri 700 partecipanti dovevano essere addirittura peggio perché vinsi. O meglio vincemmo: io, un’altra ragazza ventisettenne come me di nome Chiara Valerio e un terzo tizio, di cui avremmo perso i contatti. Così fummo ricevuti nella rinnovata sede in gran pompa, ci fu offerto da bere, ci vennero donati libri e ci venne annunciato un fulgido futuro d’autori di punta per la casa editrice. Ovviamente ero così giovane e ingenuo che, uscito di lì, lo dissi a tutti. Sarei diventato uno scrittore!

ⓢ E poi?
Passano settimane, passano mesi, e dalla casa editrice nessuna notizia. Quando scriviamo, non ci rispondono. Ghostati, si direbbe oggi. Alla fine, quando quasi un anno dopo strappiamo un incontro, ci fanno incontrare una persona diversa da quella vista la prima volta che ci dice che, ehm, no, non ci pubblicheranno mai. In sostanza la casa editrice aveva incassato le quote di partecipazione (non proprio esigue, e moltiplicate per un bel numero di partecipanti) e adesso si preparava a dichiarare bancarotta. Io e Chiara eravamo incazzati neri.

ⓢ E l’altro tizio?
Lui era ben contento perché nel libro che avrebbe dovuto pubblicare diceva peste e corna della sua fidanzata, con la quale però nel frattempo si era rimesso assieme e sarebbe convolato a giuste nozze.

ⓢ Che fine ha fatto Vassilj e la morte?
Mandai quel manoscritto a tutti gli editori che conoscevo, ricevendo, come è normale, solo silenzi e porte in faccia. Non mi persi d’animo e raddoppiai gli sforzi. Per fortuna non avevo la sindrome del genio incompreso, così abbandonai quel testo senza insistere troppo nel proporlo in giro e avviai invece un terzo romanzo, aprii un secondo blog di prose brevi e scrissi un sacco di altri racconti. Due anni dopo, nel 2007, con dei testi tratti dal mio primo blog, Personaggi precari, vinsi un altro concorso, stavolta onesto, ed esordii con la microscopica, e oggi defunta, casa editrice Rgb. A quei tempi facevo ancora un altro lavoro: anche se scrivevo ininterrottamente da tre anni, e dopo la brutta vicenda del concorso-truffa mi ero anche accanito nel voler pubblicare, lo prendevo comunque come un hobby, e per certi versi lo era, visto che non produceva ancora alcun reddito. Nel frattempo, però, avevo finito uno degli altri due romanzi che avevo avviato, e quello fu notato da Feltrinelli. Ricevetti un anticipo, e poco dopo quell’uscita arrivò anche una proposta di collaborazione col dorso toscano del Corriere della Sera – e a quel punto era diventato un mestiere. Mollai tutto e mi misi a leggere e scrivere giorno e notte. Sono contento di averlo fatto.

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