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05:55 mercoledì 4 febbraio 2026
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.
Su YouTube è disponibile gratuitamente Forma e sostanza, un bellissimo documentario che racconta tutta la storia dei CSI Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.
Meryl Streep interpreterà Joni Mitchell nel biopic sulla cantautrice diretto da Cameron Crowe Potrebbe non essere l'unica interprete, però: secondo le indiscrezioni, nel film, sempre nella parte di Joni Mitchell, ci sarà anche Anya Taylor-Joy.
Dagli Epstein Files è spuntata una inquietante intervista a Epstein che non si sa da chi sia stata fatta, quando e perché A un certo punto l'intervistatore chiede a un interdetto Epstein: «Lei è il diavolo in persona?». E lui risponde pure.
Quello che sta succedendo a Piazza Italia non è affatto una novità nel mondo della moda Per il brand di fast fashion è scattato il provvedimento di amministrazione giudiziaria, come già successo in altri celebri casi.
A Milano verrà aperto un nuovo museo dedicato a Gio Ponti Aprirà all’interno dell’ADI Design Museum, in piazza Compasso d'Oro 1, entro la fine del 2026.
L’Onu è in una grave crisi economica perché tantissimi Stati membri sono in ritardo con il pagamento della quota d’iscrizione La situazione è talmente grave che nella sede di Ginevra gli ascensori sono stati spenti e il riscaldamento ridotto al minimo.

Un reportage di Vanity Fair si è rivelato il colpo più duro inferto finora all’amministrazione Trump

Non capita spesso di sentire la Chief of Staff della Casa Bianca definire il Presidente degli Stati Uniti una «alcoholic’s personality», in effetti.

19 Dicembre 2025

Un reportage pubblicato da Vanity Fair e firmato dal fotografo Christopher Anderson è diventato uno degli attacchi mediatici più incisivi contro l’amministrazione Trump. Il servizio, in questi giorni ripreso e analizzato praticamente da tutti i media del mondo, ritrae figure centrali dell’amministrazione Trump (tra cui Karoline Leavitt, Susie Wiles, JD Vance e Marco Rubio) in momenti di quotidianità e tensione, lontani dalla retorica pubblica di potenza e controllo. Le immagini, pubblicate sul profilo Instagram di Vanity Fair, accompagnano un ampio racconto in due parti firmato dal giornalista Chris Whipple, basato su un anno di conversazioni con Susie Wiles, Chief of Staff della Casa Bianca.

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Le fotografie di Anderson variano tra ritratti più distaccati e formali e primissimi piani disturbanti, alternando immagini di volti “trasfigurati” a scatti ambientati in corridoi e uffici privati, grazie a una spietata composizione dell’immagine, di ogni significato simbolico. L’uso della luce naturale, la messa in scena inusuale e la mancanza di pose ufficiali restituiscono un senso di vulnerabilità e logoramento, di imbarazzo e inadeguatezza. Alla brutalità delle immagini si aggiunge poi il contenuto oggettivamente straniante del pezzo di Whipple, soprattutto delle dichiarazioni di Wiles (che nel frattempo ha detto che lei non ha detto nessuna delle cose che si leggono nell’articolo, sostanzialmente accusando il giornalista di essersi inventato tutto). Una delle sue uscite più riprese è quella in cui dice che quella di Trump è una «alcoholic’s personality». Ma è solo una delle tantissime perle regalate da Wiles a Whipple, la Chief of Staff racconta la Casa Bianca come una gabbia di matti, tossicodipendenti (si torna a parlare di Elon Musk e di ketamina), di guerrafondai («vuole continuare a far saltare in aria barche finché Maduro non gli chiede scusa in ginocchio», dice Wiles di Trump e dell’intervento americano in Venezuela), di incompetenti.

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La Casa Bianca ha reagito duramente al reportage, accusando Vanity Fair di faziosità e di aver offerto una rappresentazione «distorta» dell’amministrazione, come riportato dal Guardian. La domanda che tutti si stanno ponendo, ovviamente, è: come è stato possibile? Come è possibile che un lavoro così poco lusinghiero (per usare un eufemismo) abbia ottenuto il via libera in un contesto dominato da grandi team di pubbliche relazioni e da un ossessivo controllo dell’immagine?

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