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16:20 mercoledì 17 giugno 2026
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i siti dopaminici, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.

Estetica del “vaccine selfie”

Cosa dicono e cosa provocano in noi le foto di chi si vaccina.

29 Marzo 2021

Marc Jacobs ci è andato in shorts e camicia rosa, cappotto maculato, stivali con la zeppa bianchi e capelli ingelatinati all’indietro: taggati nel post tutti i brand che indossa, da Comme des Garçons a Rick Owens, da Celine a Balenciaga, ma anche Mikimoto e Harry Winston, ovvero i suoi gioielli, e soprattutto a @pfizerinc, giusto per essere chiari. Il suo “vaccine selfie” è uno di quelli di cui tener nota, non solo per la strategica posa di fronte allo specchio (se lo sarà portato dietro?) ma anche per il tag all’infermiera di turno, ché se non altro la pandemia ci ha insegnato ad apprezzare tutti quelli che lavorano in prima linea. Un anno fa li applaudivamo come degli idioti dai balconi in festa (sì, è successo davvero, inutile tentare di rimuoverlo), oggi il personale medico sanitario è diventato, impossibile conoscerne il reale grado di partecipazione emotiva al millesimo che chiede di posare, il compagno indispensabile del post che conta più di tutti, il selfie che grida al mondo io-sono-vaccinato, tutto ricomincia, #blessed ma anche #fuckCovid.

L’inizio è stato tentennante, dopo la fanfara post natalizia sulla più grande campagna europea di vaccinazione di massa (non sta andando benissimo, ma questo è un altro discorso), hanno iniziato timidamente i ministri, quelli della Salute, soprattutto, ma non solo, prima ancora dei capi di stato, c’è stato il francese Olivier Véran che si copriva il capezzolo, il croato Zdravko Marić con una maglietta aderentissima anch’essa degna di nota, il primo ministro greco Kyriakos Mītsotakīs con la camicia abbassata da un lato e il petto esposto. Non abbiamo fatto in tempo a fare della spicciola sociologia sui corpi dei maschi di potere che sull’Europa si è abbattuta la catastrofe mediatica di AstraZeneca (e sulla Lombardia quella del suo governo regionale) e improvvisamente quella che sarebbe dovuta essere l’occasione social dell’anno, il post raccogli-like capace di battere in engagement foto di figli, matrimoni e scatti di famiglia vintage, l’agognata e gioiosa celebrazione della fine dell’incubo, la natura che si riprende i suoi spazi, quell’unico selfie che ci avrebbe unito tutti, chi ha cantato sui balconi e chi no, chi ha fatto il pane e chi no, chi ha seguito le lezioni online di workout e chi no, chi si è tagliato i capelli da solo e chi se li è fatti crescere, chi ha rotto con il proprio partner e chi è sempre stato solo, insomma proprio tutti, si è trasformato invece nell’ennesima occasione di litigio e polemiche.

Tra i post sponsorizzati dello Sputnik su Twitter (ma l’Ema li ha visti quei tweet? E perché i russi hanno pensato alle sponsorizzazioni prima che a presentare il vaccino all’organo preposto? Forse ci conoscono troppo bene), c’è chi chiede che vengano vaccinati prima i giornalisti, e vabbè andiamo avanti, e chi invece, in thread stellinati moltissime volte, riepiloga l’esperienza, spesso orrenda, di vaccinare il proprio genitore anziano o malato, tra ritardi e intoppi burocratici. La macchina è lenta, gli italiani sono spaventati, AstraZeneca è diventato un insulto, bisogna saperne di fasi della produzione e ordini che non siano quelli fatti su Amazon, così come di tempi di consegna e regolamentazione dei brevetti, l’ha detto anche Draghi, non proprio la cosa più semplice di questo mondo, fatto sta che dalle nostre parti il vaccine selfie è materiale incendiario, in linea teorica è ok se sei immunodepresso (li vaccinassero, poi) e non tanto ok se sei un professore universitario, ma non è ok nemmeno se sei Liliana Segre, e finisce che il dibattito è monopolizzato da Andrea Scanzi, così diventa chiaro a tutti che questo Paese non ce la farà mai. 

In America, manco a dirlo, il problema non si pone. A fine dicembre il New Yorker già pubblicava una striscia satirica intitolata proprio “Dreaming of my vaccination day” – “ci penso sin da quando ero giovane, a marzo scorso, quando succederà? Cosa mi metterò? I miei amici si vaccineranno prima di me?” – e ora i vaccine selfie sono sdoganati, postati a migliaia, anzi che dico milioni, che a guardarli dall’Europa, dove Pfizer-BioNTech è come la polvere di His Dark Materials, sembrano un miraggio, un’allucinazione, un’americanata. Slate ha fatto un’accurata classifica di 58 selfie scattati da celebrity e personalità pubbliche dopo aver ricevuto la propria dose: al primo posto c’è l’eroina nazionale Dolly Parton (quando’è il turno di Orietta Berti?), al secondo Ian McKellen con il pollice alzato, al terzo Vera Wang con una t-shirt con su scritto “Vera Wang”, solo al quarto Isabella Rossellini che forse il vaccino se l’è fatto in una Spa ma è comunque bellissima, Marc Jacobs è sesto, Jane Fonda tredicesima, Alexandria Ocasio-Cortez diciassettesima, il Dalai Lama solo 33esimo e questa sembra un  po’ un’ingiustizia. I Biden nella foto ufficiale risultano un po’ rigidini, un po’ lo è anche Kamala Harris, Michelle Obama invece la solita sgamata: ricci al naturale e una semplice maglietta bianca, quella cosa lì le viene sempre bene. Maya Kosoff ha scritto sul Washington Post che i vaccine selfie vanno bene, che non sono segno di narcisismo ma piuttosto di speranza, per una volta teniamoci i rimbrotti per noi. E in effetti, quando su Instagram compare l’amica dottoressa che non postava da mesi con la sua foto dopo il vaccino, un po’ di gioia è facile provarla: non è andato tutto bene, anzi proprio il contrario, ma forse il giorno in cui ne saremo fuori (Lombardia permettendo) non è poi così lontano.

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