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01:53 martedì 10 febbraio 2026
A gennaio 2026 in tutta la Norvegia sono state acquistate soltanto sette auto a benzina E 29 auto ibride, 98 diesel, mentre le elettriche sono più di 2000: queste ultime costituiscono il 96 per cento delle auto acquistate in tutto il 2025.
Per i brand di moda, farsi pubblicità durante il Super Bowl non è mai stato così importante Spot che sembrano corti cinematografici, collaborazioni e persino sfilate: il pubblico del Super Bowl sta cambiando – anche grazie a Taylor Swift – e la moda prende nota.
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Il Segretario generale dell’Onu ha detto che se non la smetteremo di preoccuparci solo del Pil andremo incontro al disastro planetario Per Antonio Guterres, nell'epoca delle crisi climatica il Pil non può più essere l'unico strumento per misurare il progresso e il benessere.
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“L’urlo” di Munch è il quadro perfetto per quest’epoca, secondo il Guardian

16 Gennaio 2019

In vista dell’inaugurazione ad aprile della mostra Edvard Munch: Love and Angst al British Museum, il Guardian ha ripercorso le tappe che hanno reso “L’urlo” una delle opere d’arte più note in assoluto. La tesi del quotidiano è che, a differenza di altri capolavori, il dipinto in questione sia il simbolo più appropriato degli attuali sconvolgimenti politici, sociali, tecnologici, capace insomma di interpretare lo Zeitgeist. Anche Hugo Chapman, responsabile del dipartimento del museo che ospiterà le tavole di Munch, è convinto della sintonia fra “L’urlo” e le ansie odierne. Secondo il Guardian, questo “culto” collettivo sarebbe iniziato nel febbraio del 1994, quando l’originale fu rubato nella National Gallery di Oslo; un caso risolto in pochi mesi, che però contribuì ad aumentare il buzz intorno all’opera, come del resto il furto della seconda versione, anch’essa poi recuperata. Dagli anni Novanta, “L’urlo” è entrato nell’immaginario collettivo, accompagnando il cambiamento in negativo degli umori generali, specialmente dopo l’11 settembre, quando il soggetto della tela diventò una sorta di icona per racchiudere le nostre principali paure. Alla sua fama hanno nel tempo contribuito dinamiche eterogenee: dal successo dell’horror Scream, in cui il killer indossava una maschera bianca ispirata al quadro, alle pubblicità di una catena di pub britannica, dal merchandising a tema dell’artista-imprenditore Robert Fishbone alla celebre emoji della faccina spaventata, onnipresente nei messaggi su social network e non; di recente, il dipinto è stato associato a eventi di grande rilevanza, su tutti l’elezione alla Casa Bianca di Trump nel 2016, commentata dal fumettista Peter Brookes con la vignetta del giuramento del presidente, salutato da una folla di persone simili in tutto e per tutto a “L’urlo”.

Del resto, la stessa realizzazione dell’opera fu accompagnata da stati d’animo dirompenti: già nel 1892, la tela “Sick Mood at Sunset. Despair” di Munch presentava le stesse caratteristiche (colori accesi, il sentiero affacciato sul fiordo, il parapetto, le due figure allungate sulla sinistra) poi accentuate nelle quattro versioni di “Skrik” (titolo originale del quadro), con l’aggiunta della figura urlante in primo piano; disegni ispirati alle sensazioni vissute dall’artista, che in seguito avrebbe parlato di «un grande urlo infinito che pervadeva la natura». Una rappresentazione plastica di un senso quasi opprimente di angoscia e disperazione, dunque, e l’articolo ricorda come la miglior arte sia proprio quella catartica, in grado di «riconnetterci con esperienze demoniache ed estatiche che sfidano la noia del mondo».

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