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Stephen Colbert ha detto che il suo editore, la Cbs, gli ha censurato un’intervista a un politico democratico per non far arrabbiare Trump Intervista che poi Colbert ha pubblicato sul canale YouTube del suo programma, aggirando il divieto che gli era stato imposto dalla rete.
Da quando c’è al governo Pedro Sanchez, il salario minimo in Spagna è aumentato del 60 per cento L'ultimo aumento, appena approvato, ha portato il salario minimo spagnolo a 1.221 euro lordi al mese per 14 mensilità. Sei anni fa era 735 euro.
Il successo di Hamnet sta portando a un boom turistico nel paese natale di Shakespeare A Stratford-upon-Avon sono abituati ad avere tanti turisti, ma non così tanti come quelli arrivati dopo aver visto il film.
Il 6 marzo esce la nuova opera di Michel Houellebecq, che non è un libro ma un disco in cui recita le sue poesie Si chiama Souvenez-Vous de l’Homme e arriva 26 anni dopo il suo disco d'esordio, Présence Humaine, ormai diventato di culto.
In Brasile, il tiktok di un lavoratore arrabbiato ha dato inizio a un movimento per la riduzione della settimana lavorativa Rick Azevedo voleva soltanto sfogarsi sui social per l'ennesima richiesta assurda del suo capo. Ha dato il via a una protesta nazionale e a un processo di riforma.
Thurston Moore dei Sonic Youth ha fatto un nuovo album che ha definito «un requiem per i bambini di Gaza» Il disco s'intitola They Came Like Swallows - Seven Requiems for the Children of Gaza e lo ha realizzato in collaborazione con il musicista, produttore e discografico Bonner Kramer.
Il prezzo dei cetrioli è diventato il principale indicatore della crisi economica in Russia È raddoppiato rispetto a un anno fa, raggiungendo una media al chilo di circa 4 euro. I cittadini russi non la stanno prendendo affatto bene.
La nuova tendenza di ritorno alla vita analogica è pagare dei servizi che ti spediscono della posta via posta Da questa idea nasce “Perch Post”, un gruppo di persone che, in cambio di una piccola quota mensile, ricevono una busta piena di materiale stampato.

Un’intervista a Carsten Nicolai

23 Maggio 2011

L’artista e sound performer berlinese Carsten Nicolai, alias Alva Noto per gli appassionati di musica elettronica, è di casa in Italia. A Roma solo il mese scorso per la sua prima personale alla galleria Lorcan O’ Neill, è tornato nel nostro Paese in questi giorni per presentare l’album Summvs, la sua quinta collaborazione con Ryuichi Sakamoto. Una suggestiva alchimia tra le note intense del musicista giapponese e le sue frequenze sonore asciutte tradotta in uno spettro di forme e colori. Lo abbiamo incontrato durante il sound check alla Triennale di Milano, che ha ospitato l’evento – sold out ovviamente – nell’ambito dei Music Workshop 2011.

L’ultima volta che ci siamo visti eravamo a Firenze e stavi lavorando a un progetto per lo spazio non profit BASE incentrato su Stalker, il capolavoro del regista russo Andrei Tarkovskij, protagonista proprio ora di una rassegna fotografica e filmica allo Spazio Oberdan di Milano. Curiosa coincidenza, no? Cosa ti lega così tanto a lui?

Carsten Nicolai: Sì. Anzitutto, il suo modo di interpretare il tempo: un tempo dilatato, lentissimo, ma instabile, che può indurre a cambiamenti repentini. E poi il sostrato intellettuale dei suoi film, vere e proprie analisi psicologiche della società, la stessa che ho conosciuto vivendo nella Germania dell’Est. Nonostante “Stalker” sia pura science fiction, guardandolo si percepisce la depressione che vivevamo in quegli anni.

Tradotto nel tuo lavoro?

Tarkovskij mi ha insegnato a fare arte combinando indagine scientifica e filosofica, senza fare ricorso al quotidiano.

Nella scienza, però, un progetto (per quanto sperimentale) mira a fornire una risposta esaustiva a una domanda. In arte, il concetto di risposta è astratto, inafferrabile, e il fallimento dietro l’angolo; questo vale soprattutto nel tuo lavoro, perché pur adottando un approccio scientifico, dai valore a elementi incontrollabili come la reazione del pubblico a input di tipo sonoro. Come risolvi la questione?

Alcuni anni fa mi sono imbattuto in un articolo di Takashi Ikegami per la rivista scientifica “Artificial Life”, in cui lo studioso analizzava il comportamento delle macchine in relazione al tema dell’errore. È evidente che le macchine non sbagliano, mentre l’uomo sì, e sbagliando è costretto a cambiare prospettiva, a guardare il problema con occhi diversi. È in questi momenti che si verifica l’inatteso: la possibilità di incorrere nel fallimento, a pensarci bene, è un tratto distintivo dell’uomo e fonte di creatività.

Nel tuo percorso artistico ci hai mostrato le proprietà fisiche del suono. Penso a 334m/s, dove ne hai misurato la velocità inducendo una reazione chimica tra ossigeno e gas propano; o al programma unitxt, con cui hai generato un codice che traduce il suono in flussi di immagini. A cosa ti stai dedicando adesso?

Sto lavorando ad un software, uniscope, che permetterà di implementare quanto elaborato in passato in termini di visualizzazione sonora. Sarà uno strumento universale, utile nelle perfomance e nelle installazioni. In parallelo, sto progettando un edificio in Giappone a metà tra scultura e architettura, funzionale all’ascolto della musica; commissionato dalla Landscape Triennale, sarà pronto per il 2012. Nel breve termine, invece, uscirà una nuova pubblicazione della mia collana INDEX, nata dalla mia collaborazione decennale con l’artista Ryoji Ikeda e dedicata alla rappresentazione grafica del suono.

Parliamo della ragione che ti ha portato di nuovo in Italia. Il tuo primo album con Ryuichi Sakamoto, Vrioon (2002), è entrato nella top 50 del magazine britannico “The Wire”. Con Summvs – pubblicato dalla tua casa discografica Raster Noton e disponibile dal 9 maggio – si chiude il cerchio?

Si, considero il progetto esaurito; ma in questi anni Ryuichi mi ha insegnato a lavorare in modo più disinvolto con le melodie e non è detto che non torneremo a lavorare insieme in circostanza diverse.

Unendo le iniziali dei cinque album si forma la parola VIRUS. Cosa significa per voi?

E’ un caso fortuito. Ce ne siamo accorti quando abbiamo iniziato a collaborare al quinto e ci ha fatto subito pensare alla frase di William S. Burroughs: il linguaggio è un virus. Per noi lo è anche la musica.


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