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Zohran Mamdani ha indossato una giacca Carhartt personalizzata molto stilosa per spalare la neve a New York Modello "Full Swing Steel", colore nero, sulla parte interna del collo ricamata la scritta "No problem too big, no task too small".
Werner Herzog ha spiegato il vero significato del “pinguino nichilista”, la scena del suo documentario Encounters at the End of the World diventata un popolarissimo meme Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
In Iran stanno arrestando i medici che hanno curato i manifestanti feriti durante le proteste Almeno nove medici sarebbero stati arrestati come ritorsione per aver curato persone ferite. Uno rischierebbe addirittura la pena di morte.
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C’è un video in cui si vede un altro violento scontro tra gli agenti Ice e Alex Pretti avvenuto 11 giorni prima della sua morte Tre nuovi video rivelano che Pretti era già stato aggredito e ferito da agenti ICE, in uno scontro molto simile a quello in cui poi ha perso la vita.
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».

Undone è la serie che ha senso vedere adesso

In un panorama sempre più affollato e ripetitivo, la nuova serie dei creatori di Bojack Horseman è davvero un gioiello da non perdere.

18 Settembre 2019

Il 13 settembre su Amazon Prime è uscita Undone, una miniserie creata da Raphael Bob-Waksberg e Kate Purdy, rispettivamente creatore e sceneggiatrice della serie animata più imperdibile (nel senso di unica e determinante) degli ultimi anni: Bojack Horseman su Netflix. Per capire se la mela non è caduta lontano dall’albero e scoprire se, nello stato di palese sovraffollamento di prodotti televisivi, anche Undone sia imperdibile, servono otto puntate da meno di venticinque minuti. E la risposta è sì. Alma è una ragazza scontenta e alienata dalla ripetitività del quotidiano, ama il suo fidanzato ma è disillusa sull’amore, ama sua sorella ma non comprende come possa essere entusiasta di sposare quell’allocco del suo fidanzato Reed, ama sua madre ma sente di viverle a galassie di distanza. Pensa di essere una di quelle persone che non può fare a meno di ferire gli altri, e la motivazione alla base è che ha perso il padre quando era ancora una ragazzina. Finché un giorno non lo rivede comparire.

Per tutti questi ingredienti la prima puntata sembra preludere a una delusione. Perché quando ci ritroviamo davanti a una ragazza cinica, sarcastica e indurita dalla vita, con un rapporto problematico con la sorella e con l’unico genitore rimasto in vita (la madre), ci sembra di vedere la copia sbiadita di Fleabag, un’altra delle serie imperdibili di questi anni. E allora balena il pensiero che il rotoscope sia solo uno specchietto per le allodole, un espediente intellettualoide senza un legame necessario con la storia. Per scoprire che questa impressione è sbagliata basta spingersi fino alla seconda puntata, dove il loop, il trip, l’indagine inizia a prendere piede nel modo che impareremo ad amare fino alla fine: un percorso stupefacente e visionario all’interno dell’umano e del tempo. Undone è una serie fatta di paranoie e visioni, viaggi nel passato e nella mente, e non c’è tecnica più appropriata del rotoscope per rappresentare questo oscuro scrutare in una realtà alterata. È la storia del cinema a dirlo. Non è un caso che A Scanner Darkly, il miglior film mai tratto da un’opera di Philiph Dick (Blade Runner a parte), sia girato proprio in rotoscope. Come non è un caso che lo sia American Pop, l’opera che meglio rappresenta l’allucinata presa di coscienza collettiva negli anni Sessanta riguardo all’imbroglio del sogno americano.

Da quando Max Fleischer l’ha brevettata nel 1915, la tecnica del rotoscopio ha conosciuto un’enorme evoluzione, dettata certo dalla crescita delle tecnologie a disposizione, ma anche nelle scelte di utilizzo. Se in una prima fase sembrava utile solo come supporto dell’animazione pura, da Betty Boop ai primi classici Disney, la via intrapresa da Ralph Bakshi (Il Signore degli Anelli, American Pop e Fire And Ice, tra gli altri) ha tracciato una linea di demarcazione indelebile nel processo di acquisizione di rilevanza artistica. Su Prime c’è un mini contenuto extra di soli tre minuti, intitolato L’evoluzione di Undone, che mostra chiaramente quale incredibile livello si sia raggiunto, e quale sforzo sia stato richiesto agli attori, che hanno recitato in stanze completamente vuote, perché tutto l’ambiente è stato creato dall’incrocio di tradizionali pitture a olio e ricostruzioni 3D computerizzate. Il risultato è il tipico, straniante, effetto di realtà falsato da una qualche distorsione mentale. Nessuna serie aveva mai osato tanto con il rotoscope, nessuno, in un prodotto seriale, aveva mai impostato un discorso tanto coerente tra la soggettività del protagonista e il modo in cui è rappresentata, facendo combaciare così perfettamente la percezione interna dei personaggi con quella esterna dello spettatore.

Gran parte del merito sta nel felice rapporto tra l’animazione e Rosa Salazar, che dopo aver interpretato Alita – Angelo della battaglia, qui torna a essere modificata graficamente per dar vita ad Alma. Ma il resto del cast non è da meno, con Bob Odenkirk (Saul di Breaking Bad e Better Call Saul) che continua a non sbagliare un ruolo. La lista quotidiana delle “cose da vedere assolutamente” spesso non ci aiuta a scegliere, e Undone, si inserisce in maniera quasi sommessa nel caos. Ma se un discrimine per decidere cosa davvero sia assolutamente da vedere è la capacità di portare il linguaggio a un livello successivo, a un nuovo e più elevato standard per tutti, Undone è proprio la serie che ha senso e valore vedere adesso.

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