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C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
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Una vita degna di essere vissuta non parla soltanto del disturbo borderline di personalità

Da paziente psichiatrica ritenuta incurabile a psicologa di fama mondiale: Marsha M. Linehan, la donna che ha ideato la più efficace forma di terapia psicologica utilizzata oggi, racconta la sua storia.

28 Gennaio 2021

Ormai ce lo siamo ripetuti tante volte: la pandemia ci ha reso tutti più fragili, forse un po’ più empatici, mostrando anche a chi si era sempre sentito molto sicuro della sua salute mentale come sia facile, in certe condizioni, perdere l’equilibrio. All’inizio dell’anno il successo della serie Netflix SanPa ci ha fatto riflettere, tra le altre cose, sulle difficoltà di elaborare terapie al tempo stesso etiche ed efficaci per le malattie che ancora non si conoscono bene. Il 28 gennaio è la data di uscita di Una vita degna di essere vissuta, un libro che andrebbe considerato come un importante pezzo del puzzle che stiamo cercando di comporre per sottolineare la necessità, sempre più urgente, di istituire un dialogo il più chiaro, aperto e articolato possibile sulle malattie mentali e sulle loro possibili cure. A firmarlo è Marsha M. Linehan, la psicologa di fama mondiale che ha sviluppato la DBT (Dialectical Behavior Therapy), conosciuta in Italia come la terapia cognitivo comportamentale, la più moderna, efficace e scientificamente supportata forma di terapia psicologica ad oggi disponibile per la cura di una malattia mentale molto diffusa, soprattutto tra le donne, il disturbo borderline di personalità. Pratiche di autolesionismo, ideazioni suicide, disordini sessuali e abuso di sostanze sono tra i sintomi di questo disturbo, caratterizzato da instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e da una marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri. Pur essendo dotate di molte risorse personali e sociali, le tante persone che ne soffrono – tra i disturbi di personalità il disturbo borderline è quello che giunge più comunemente all’osservazione clinica – realizzano con grandissime difficoltà i propri obiettivi, se mai riescono a farlo.

Nel 2018, a 75 anni, Marsha M. Linehan, è stata inclusa in un numero speciale di Time dal titolo “I grandi scienziati. I geni che hanno cambiato il nostro mondo”. I suoi libri sono sulle scrivanie degli psicoterapeuti che oggi trattano con successo casi un tempo considerati incurabili. A rendere questo libro estremamente prezioso è il fatto che Linhean stessa racconta di essere stata uno di quei casi. Da adolescente venne rinchiusa in un istituto psichiatrico dove venne trattata nel modo sbagliato e dimessa dopo più di due anni in quanto considerata senza speranza di guarigione (per l’esattezza, “la paziente più incurabile mai ospitata nella struttura”). La donna che ha cambiato la storia della psicoterapia era un’adolescente che quando veniva chiusa in una stanza priva di ogni possibile oggetto contundente, così che evitasse di farsi del male, saliva su una sedia e si lanciava con tutta la sua energia sul pavimento, nel disperato tentativo di stordirsi e, con un po’ di fortuna, uccidersi.

Marsha Linhean non è una scrittrice: è una scienziata, una ricercatrice clinica. Ed è proprio la totale assenza di aspirazione letteraria a rendere questo libro così utile e limpido. L’abuso di una certa retorica, normalmente fastidiosissima – è la stessa Linhean a definire la sua malattia come una “discesa all’inferno” – risulta qui più che sopportabile. Dopo aver salvato le vite di centinaia di migliaia di persone con la straordinaria terapia di sua invenzione, Linhean può permettersi di usare tutte le metafore trite e ritrite che vuole. Anche perché mentre lo fa, mentre racconta con grande onesta e semplicità la sua storia di vita – e cioè la storia di un’adolescente che dopo aver cercato in tutti i modi di autodistruggersi si trasforma nella professionista che avrebbe potuto salvarla – condivide con noi un processo estremamente affascinante: la nascita e lo sviluppo di una nuova, rivoluzionaria terapia che, ovviamente, data la sua modernità, dovrà farsi strada con una certa aggressività (o meglio, assertività, per rubare un termine chiave della DBT). Ci vorranno quasi due decenni perché, negli anni Ottanta, lo sviluppo della Dialectical Behavior Therapy prenda una svolta finalmente decisiva, e l’approccio terapeutico che combina l’accettazione di sé e la capacità di innescare un cambiamento diventi finalmente il trattamento d’elezione per il disturbo borderline di personalità.

Il segreto è che leggendo la storia di come la DBT è nata e cresciuta, la si impara (o la si ripassa), almeno nei suoi rudimenti: in quanto mix geniale di mindfulness, Zen ed esercizi pratici, immediatamente utilizzabili – perché agisce sul comportamento, invece che sul pensiero – la DBT è utile anche alla persona più mentalmente sana del mondo, semplicemente perché insegna dei “trucchetti” per gestire qualsiasi tipo di emozione che provoca dolore – dalle grandi sofferenze ai piccoli disagi con cui tutti, prima o poi, ci dobbiamo scontrare.

Com’è facile immaginare, Una vita degna di essere vissuta è anche la storia di una donna che si è fatta strada in un ambiente esclusivamente maschile, ed è un libro estremamente femminista senza mai cercare di esserlo. Ma la sorpresa più sconcertante è che è anche una grande storia di spiritualità. Figlia di una famiglia numerosissima e religiosissima, nel corso della sua brillante carriera scientifica Marsha Linehan è rimasta una donna profondamente credente, tanto che la decisione di sviluppare la DBT è il frutto di una promessa fatta a dio da giovanissima. Durante i primi anni di università prende i voti come suora laica, anche se poi l’amore renderà molto difficile rispettarli. Il dio di Linehan non ascolta e non risponde: con lui non si parla, ma si trascorre del tempo in silenzio, semplicemente stando insieme. La descrizione di questa strana forma di preghiera, molto vicina alla meditazione, fa uno strano effetto in compagnia del rigore scientifico che Linhean si ostina a perseguire fin dall’inizio della sua carriera in una disciplina che ha sempre fatto a meno delle prove inconfutabili. E poi i difficili rapporti con i genitori, la disperazione emotiva, i traguardi scientifici e accademici, la difficoltà a relazionarsi con i colleghi, le amicizie salvifiche, le tragiche vicende amorose, la scelta di diventare madre: una vita degna di essere vissuta, soprattutto perché spesa a far sì che anche quelle degli altri possano esserlo.

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