Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
La guerra va così male che la Russia ha annullato tutti i referendum per annettere territori ucraini
Due fonti vicine al Cremlino hanno riferito a Meduza che la Russia annullerà tutti i referendum per l’annessione di territori ucraini previsti nei prossimi mesi. Nelle intenzioni della Federazione, da qui a novembre a Kharkiv, a Zaporizhzhia e nella regione di Kherson si sarebbero dovute tenere consultazioni elettorali – sulla cui correttezza nessuno nella comunità internazionale ha mai nutrito grosse aspettative – per ufficializzarne l’annessione ai territori russi. Ora, a fronte di una controffensiva ucraina che sta costringendo le truppe russe a una repentina e imbarazzante ritirata (che sui media di Stato russi è stata prontamente ribattezzata “riorganizzazione“), questi referendum sono stati rimandati «fino a data da destinarsi».
A quanto pare sono state le vittorie ucraine a Kharkiv e nei territori circostanti a costringere la Russia a prendere questa decisione. Secondo quanto riporta Meduza, tutti gli “strateghi politici” inviati dal Cremlino a Kharkiv e Zaporizhzhia – con il preciso compito di organizzare i referendum sull’annessione – sono stati richiamati in patria: «Hanno tutti ricevuto l’ordine di tornare immediatamente a casa», racconta un fonte vicina al governo russo. Nei piani del Cremlino, i referendum si sarebbero dovuti tenere tutti il 4 novembre, il giorno in cui i russi festeggiano la Giornata dell’unità nazionale, occasione che Andrey Turchak, senatore e leader del partito di Putin Russia Unita, aveva definito «giusta, simbolica». In realtà, il 4 novembre era già una data ai quali i russi erano stati costretti dalla resistenza ucraina: all’inizio, i referendum dovevano tenersi ad aprile, poi a maggio, poi a settembre e alla fine si è arrivati a novembre.
Le fonti citate da Meduza raccontano anche del nervosismo espresso da Putin nei confronti dei suoi generali per le tante sconfitte incassate nel corso dell'”operazione militare speciale”. Pare sia stato lo stesso Putin a imporre il 4 novembre come scadenza per l’organizzazione dei referendum: il Presidente russo si sarebbe detto «stanco di aspettare». Ora, però, tutta la macchina organizzativa e propagandistica russa in Ucraina si è fermata: «Di novembre ora non parla più nessuno», ha raccontato la fonte di Meduza. A una richiesta di commento sulla situazione, l’addetto stampa di Putin, Dmitry Peskov, ha preferito non rispondere.
Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
Partita in maniera sommessa e discreta, la campagna elettorale è esplosa a ridosso del voto, regalandoci vette altissime di imbarazzo e incredulità. Altissime persino per i notevoli standard italiani.
«Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.