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La sicurezza agli Oscar quest’anno è stata molto rafforzata per paura di un attacco di droni iraniani Secondo l'FBI il rischio è reale, perciò l'Academy è stata costretta a correre ai ripari a poche ore dalla cerimonia.
C’è voluta la minaccia dei droni iraniani perché l’Ue si accorgesse che gran parte dei suoi bunker sono inutilizzabili Italia, Francia e Spagna ne hanno pochi, la Germania ne ha solo per lo 0,5 per cento della popolazione, l'Olanda praticamente non ne ha. Si salva solo la Finlandia.
C’è una nuova borsa di studio per chi non può permettersi un corso di scrittura creativa Si chiama "Arrivare a fine mese", sarà organizzata dall'agente Arianna Miazzo con il supporto della scuola di scrittura Belleville, e possono richiederla tutti coloro che hanno un Isee inferiore ai 30 mila euro annui.
Renè Redzepi si è dimesso dal Noma, dopo decine di accuse da parte di ex dipendenti e la perdita di diversi sponsor Lo ha fatto con un video strappalacrime su Instagram, ammettendo le sue responsabilità per anni di abusi e violenze ai danni dei suoi dipendenti.
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’adattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath Sarà Esther Greenwood nel film tratto da uno dei classici della sad girl literature: a dirigerlo dovrebbe essere la regista premio Oscar Sarah Polley.
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.

Facebook, Twitter e i problemi con gli account dell’Isis

23 Novembre 2015

Si sta diffondendo l’idea, soprattutto negli Stati Uniti, che la guerra all’Isis debba passare prima di tutto dall’eliminazione dei suoi canali di propaganda. Tra questi, Facebook e Twitter giocano un ruolo primario nella diffusione di video e immagini, e Hillary Clinton e il senatore repubblicano Joe Barton hanno già richiesto l’aiuto attivo della Silicon Valley. Quest’ultimo ha infatti dichiarato: «non possiamo semplicemente cancellare i loro account e i loro siti Internet?». Una risposta potrebbe essere: no, non è così semplice.

Wired ha sottolineato alcuni dei punti più spinosi della questione, evidenziando come sia la compagnia di Zuckerberg che quella di Dorsey stiamo cercando di implementare una serie di controlli. Come specificato da Steve Stalinsky, direttore del Middle East Media Research, «tra tutte le compagnie, Facebook è quella che riesce meglio a rimuovere contenuti offensivi e a bloccare account ritenuti sospetti». Tuttavia, è cresciuto l’utilizzo di Twitter da parte dei membri dell’Isis. Il Brookyn Institute ha calcolato che tra settembre e dicembre 2014 ci sono stati 46 mila account social attivi e riconducibili al gruppo terrorista.

Una delle principali difficoltà nel controllo dei social media è la possibilità di aprire un nuovo profilo subito dopo la chiusura del vecchio. La sospensione continua degli account ha comunque un effetto: «La buona notizia di questa policy è che riduce il reach della propaganda e del reclutamento, rendendo l’obiettivo dell’Isis più complesso da raggiungere», ha detto Berger del Brooklyn. Sempre secondo l’istituto, le politiche di cancellazione di Twitter hanno cominciato a essere più efficaci dopo che la diffusione del video dell’uccisione di Jack Foley aveva scosso l’opinione pubblica, attirando critiche alla compagnia.

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Nonostante un responsabile di Twitter abbia detto a Wired che le scelte dell’azienda prevedono che i propri utenti non possano diffondere minacce di terrorismo, il problema sta proprio nella definizione di cosa significhi “promuovere il terrorismo” attraverso un social media. Il confine con la libertà di espressione, di cui Twitter si è fatto portatore, è molto labile, e la preoccupazione è che questo tipo di politica potrebbe evolversi in una sorta di censura preventiva. Come sostenuto da Jillian York del Electronic Frontier Foundation’s International Freedom of Expression, un think tank specializzato nei temi del digitale, «dobbiamo chiederci se questa sia la risposta giusta in una democrazia. Non ha senso che la Silicon Valley possa controllare e decidere sulla liceità dei nostri discorsi quotidiani».

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