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16:39 martedì 10 febbraio 2026
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.
Su Vanity Fair è uscita la prima intervista mai fatta a Bianca Censori Per la prima volta ha parlato di sé, in occasione della mostra che sta presentando a Seoul (anche se, ovviamente, Ye si è messo in mezzo).
Il governo francese invierà una lettera a tutti i 29enni del Paese per invitarli a fare figli prima che sia troppo tardi È parte di una campagna per contrastare la denatalità e informare su salute riproduttiva e sessuale. Ma in molti l'hanno accolta abbastanza male.
Le compagnie aeree stanno cancellando i voli verso Cuba perché sull’isola non c’è abbastanza carburante per fare rifornimento e ripartire C'entra l'embargo degli Stati Uniti e la crisi in Venezuela, la situazione è talmente grave che già a marzo Cuba potrebbe non avere più benzina.
All’Halftime Show alternativo dei trumpiani c’erano a malapena 200 spettatori Nel frattempo, lo spettacolo di Bad Bunny è diventato il più visto nella storia del Super Bowl, con 135 milioni di spettatori.
A gennaio 2026 in tutta la Norvegia sono state acquistate soltanto sette auto a benzina E 29 auto ibride, 98 diesel, mentre le elettriche sono più di 2000: queste ultime costituiscono il 96 per cento delle auto acquistate in tutto il 2025.
Per i brand di moda, farsi pubblicità durante il Super Bowl non è mai stato così importante Spot che sembrano corti cinematografici, collaborazioni e persino sfilate: il pubblico del Super Bowl sta cambiando – anche grazie a Taylor Swift – e la moda prende nota.
Emerald Fennell ha consigliato 13 film stilosi da vedere per prepararsi alla visione del suo Cime Tempestose Film memorabili per l'estetica audace, i costumi bellissimi e anche per "l'infedeltà" rispetto ai romanzi da cui erano tratti.

Perché lo Tsunami in Indonesia è stato così letale

03 Ottobre 2018

In seguito al terremoto e al conseguente tsunami che, venerdì mattina, ha colpito l’isola di Sulawesi in Indonesia distruggendo centinaia di abitazioni e provocando la morte (stando ai dati del momento in cui scriviamo) di quasi 1400 persone, ci si è iniziato a chiedere se si sarebbe potuto prevedere la calamità e se un più adeguato sistema di monitoraggio avrebbe potuto evitare un così alto numero di morti.

Di solito, gli tsunami sono provocati da movimenti verticali delle faglie tettoniche situate lontano dalla costa. Quello di venerdì, al contrario, è stato un terremoto con epicentro vicino alla costa, causato da movimenti orizzontali delle faglie sottomarine. In genere, movimenti di questo tipo non causano onde anomale. «È insolito assistere a doppi disastri del genere», ha spiegato al Guardian il professore di pericoli naturali Phil Cummins, e ci vorranno mesi di studi del suolo e esplorazioni del fondale per capire la causa del fenomeno.

Una sopravissuta al disastro cerca utensili da salvare tra le macerie di una fabbrica a Palu, nell’isola di Sulawesi in Indonesia (Photo by JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images)

Per quel che riguarda i sistemi di allarme, numerose falle sono state causa di una troppo tardiva evacuazione della zona. Il sistema indonesiano è attivo dal 2008 e consiste in sismografi, boe di segnalazione, misurazioni delle maree e Gps. I suoi deficit sono stati ben schematizzati dal Nyt: la rete telefonica non è stata in grado di resistere indenne al terremoto e i cittadini non hanno ricevuto l’avviso di pericolo via sms; le boe di segnalazione erano inattive al momento del disastro, così come lo sono da tempo, a causa di atti vandalici e di una scarsa manutenzione; i sismografi impiegano 15 minuti a registrare l’entità di un terremoto e la possibilità di una conseguente onda anomale, ma lo tsunami di venerdì ha colpito la costa appena 11 minuti dopo la prima scossa.

Gli errori, dunque, ci sono stati. Eppure, il preside dell’Asian school of environment dell’università di Singapore, attribuisce l’entità del danno a un difetto non tecnologico ma educativo. «Gli abitanti di Sulawesi non erano istruiti sul cosa fare in una situazione del genere. – ha affermato al Guardian – E questo è ciò che li ha uccisi. Percepita la scossa sulla spiaggia, le persone avrebbero dovuto riparare immediatamente verso l’alto. Non potevano permettersi di aspettare sirene e allarmi, dovevano muoversi subito. Il problema è che non sapevano di doverlo fare».

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