«Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
Un’importante associazione americana ha chiesto la rimozione di Trump in base al 25esimo Emendamento, quello che permette di destituire un Presidente perché mentalmente instabile
La National Association for the Advancement of Colored People ricorrerà a questa misura estrema, usata, e solo in parte, in altri tre casi nella storia.
Post Truth, una retorica che dell’Io che riecheggia anche nello spazio davanti a quattro astronauti allibiti, dichiarazioni di vittoria senza nessuna garanzia che una vittoria (sempre che in guerra si possa davvero parlare di vincitori) ci sia effettivamente stata, ma anche sparate sulla Nato, «ci serve la Groenlandia», la nuova Ballroom della Casa Bianca, il totale silenzio sugli Epstein File, il Venezuela, il mancato Nobel e i capricci conseguenti, questo e tanto altro hanno spinto la NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), un’associazione che promuove e difende i diritti civili delle persone di colore d’America, a invocare – urgentemente – il 25esimo emendamento della Costituzione americana. Perché, come si legge nel loro comunicato stampa «Nelle ultime settimane, le dichiarazioni e le azioni irrazionali del Presidente hanno sollevato gravi preoccupazioni circa la sua capacità di adempiere ai doveri della sua carica. Non si tratta semplicemente di una questione di disaccordo politico; è una questione di sicurezza nazionale, di stabilità globale e del tessuto stesso della nostra democrazia». Derrick Johnson, presidente e amministratore delegato della NAACP ha pacatamente spiegato che, «questo Presidente è inadatto, malato e squilibrato, va destituito». E, come fanno sapere, «è la prima volta che la nostra associazione lancia appelli di questo tipo».
Proposto a partire dal 1963, dopo l’assassinio dell’allora Presidente JFK e approvato dal Senato nel 1965, il 25esimo emendamento della Costituzione definisce la linea di successione presidenziale e affronta il protocollo da adottare nell’eventualità di un Presidente “impedito”, per inabilità manifesta o malattia. È diviso in quattro sezioni e le ultime due interessano direttamente Presidente e Vicepresidente (nello specifico, la terza parla di rinuncia volontaria dei poteri da parte del Presidente, la quarta dà al Vicepresidente il potere di deporre il Commander in Chief). Nella storia degli Stati Uniti, la terza sezione è stata utilizzata in tre casi: nel 1985, quando il Presidente Ronald Reagan trasferì temporaneamente i poteri al Vicepresidente George H.W. Bush mentre si stava sottoponendo a un intervento chirurgico; nel 2002, quando il Presidente George W. Bush trasferì i poteri al Vicepresidente Dick Cheney prima di una colonscopia; nel 2007, quando il Presidente George W. Bush ha ripetuto la procedura di trasferimento poteri per un altro intervento. La sezione quattro non è mai stata utilizzata, ma spesso invocata. L’ultima volta, nel 2021. Sempre contro Trump.
Quando strani individui con corna, bandiere a stelle e strisce sulle spalle e visi pitturati di bianco, blu e rosso e tamburi, il 6 gennaio 2021 iniziarono l’assalto alla sede del Congresso (il Campidoglio a Washington), le opposizioni iniziarono a gran voce a invocare il quarto comma del 25esimo Emendamento contro il presidente Donald Trump, accusato (a buon titolo) di aver incitato alla rivolta. Il 7 gennaio, il leader della maggioranza democratica al Senato, Chuck Schumer, e la Presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, chiesero l’utilizzo della sezione 4 che però, il Vicepresidente Pence non invocò mai.
«Al di là di qualsiasi convinzione o posizione, uniamoci per fermare queste azioni disumane, illegali e distruttive», ha scritto il regista.
Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Anni di discussione sulla crisi climatica non sono serviti a convincerci. Ci è voluta il peggior disastro geopolitico della storia recente per ricordarci quanto fragile sia il mondo fondato su petrolio e gas. E quanto poco tempo gli resti.
Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».