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07:51 lunedì 16 febbraio 2026
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

True Blood

11 Luglio 2011

Come ha scritto Gabe Delahaye all’indomani del primo nuovo episodio, la lamentela più frequente tra chi guarda True Blood si riassume nella frase «sta diventando ridicolo».

Questo per una serie che in tre anni ha mostrato Menadi incornate da tori bianchi, ammucchiate nel giardino di casa, cuori strappati in diretta, flashback sugli ultimi giorni del Terzo Reich, lupi mannari motociclisti, teste girate a 180° durante un coito, cristiani di ultra-destra che fanno gli ammazzavampiri e watch how fast I type motherfucker, ecco, no.

Per togliersi ogni dubbio sul fatto che True Blood sia una farsa basta sentirne 5′ in lingua originale. Tra accenti caricaturali e strizzate d’occhio continue, quel che rimane è una commediaccia dove ogni tanto muore qualcuno. (Trovandoselo davanti doppiato su MTV, invece, sembra un finto porno di Italia 7 Gold fotografato meglio.) Ha preso spunto da una collana di libri giallo-rosa da supermercato, non comprati perché ritenuti «buoni» ma perché facili da adattare al piccolo schermo, tenendo quello che piaceva e inventando il resto – ad esempio, la vampira adolescente Jessica Hamby. E’ stato progettato per essere «una serie trash rivolta a un pubblico esigente», che Streghe non l’avrebbe preso in mano, ma trucchi simili in un contesto più ammiccante li gradisce, e pure tanto. Il canale che lo manda in onda non avrebbe potuto desiderare un figlio migliore.

Facciamo un passo indietro.

Come quasi tutte le cose che ci piacciono, HBO è stata costruita su una promessa non mantenuta: film in anteprima, «grandi eventi» in esclusiva, sarà bellissimo di qui e state con noi di là. Mentre il suo palinsesto era occupato da pochi film di serie B ripetuti allo sfinimento, di solito sub-Porky’s e fantasy con animali parlanti. (E qui s’è creato un piccolo paradosso: se una cosa viene trasmessa in heavy rotation, la si può scambiare per un oggetto di culto o una testimonianza dei gusti del periodo in cui è stata realizzata.) Il primo colpo grosso fu l’acquisto dei diritti di Thrilla in Manila, il match di pugilato Ali-Frazier, e da lì HBO diventò la casa della boxe e del sangue vero; nel ’92 il canale cadetto Cinemax si specializzò in donne nude, e sulla nave madre iniziò una serie di documentari, Real Sex, con premesse tra l’esile e il tragicomico. Ha chiuso solo nel 2009. Quindi sì, l’esistenza di Tony Soprano e The Wire è stata permessa e pagata dai corsi di pompini per casalinghe. Tutto in nome di un singolo slogan. It’s not TV: it’s HBO. Qui puoi vedere di più.

Un successo simile era frutto di un periodo in cui la TV generalista si tratteneva ancora, e il margine di guadagno ricavabile da quel di più, qualunque contenitore avesse, era molto reale. Il passare del tempo ha solo obbligato le reti via cavo a diventare più creative. (Che poi, scusate: Oz lo guardavo solo io su Telepiù? Ve lo ricordate cos’era il tono medio di Oz?) E il modello HBO è stato copiato da tutti, in primo luogo dal rivale Showtime, quello di Dexter e ora The Borgias, che riassumono perfettamente la filosofia del canale (e sono le punte alte, badate bene): vizi segreti dei vicini di casa più Grande Storia spiata sotto la doccia. Per arrivare a cose come Spartacus: Sangue e rabbia, che credi di aver sognato addormentandoti davanti a un dibattito sulla mutilazione genitale. Quindi no, non è strano che True Blood esista e che sia tanto rozzo. Se mai, è strano che non ci sia un clone di True Blood su ogni canale, perché il punto d’arrivo è quello. (Tra tutti, per ora, ci è andata più vicino la rarefatta AMC con The Walking Dead, altra serie iniziata tra le urla di gioia e proseguita a suon di «scusate, ma così è una presa per il culo». E stanno girando la seconda stagione.)

Ci piaccia o meno, True Blood resta l’erede più fedele di quello che HBO era, e che ha continuato a essere, nonostante i premi e la fama: un groviglio di sangue e tette, il cuore dello «stai pagando per andare oltre». Gli show che tanta parte hanno giocato nel formare i nostri gusti sono stati quasi un ripensamento. Essere guidati dal proprio cazzo è un dono e una maledizione.

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