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08:58 domenica 23 agosto 2026
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Tutte le Traviate del futuro

Presenze invadenti della moda e quella sfuggente di Sofia Coppola, reminiscenze del '55 e altre cose divertenti che abbiamo visto al Teatro dell'Opera.

26 Maggio 2016

Nella Traviata di Valentino-Giammetti-Chiuri-Piccioli della melancolia zuccherosa di Sofia Coppola alla regia c’è poco, ma basta il nome, è il brand che conta, scombina le carte. Opera cinematografica e spettacolo di moda. Punto di svolta estetico nella storia de La Traviata e magistrale operazione di branding: l’icona profilo sui social della casa di moda recita “Valentino La Traviata”, l’identificazione è totale, e non stupirebbe la commercializzazione di una capsule collection dedicata all’opera, perché, come ha scritto ieri Mario Leone sul Foglio, «La Traviata ci serve».

Tutte queste cose insieme è La Traviata a cui abbiamo assistito al Teatro Costanzi di Roma, nel giorno della prima. La messa in scena, sobria e compunta, è il contrario del pubblico romano, scostumato e chiassoso. Immancabile la cerata di Renato Balestra, la mascherina alla Spiderman di Marina Ripa di Meana, il pellicciotto di una signora in total fucsia, Walter Veltroni imbolsito che si defila alla fine del primo atto, e tanti saluti. Contro il teatro pittoresco del pubblico romano spicca la monotonia ton-sur-ton della messa in scena. La scelta del brand Sofia Coppola è coerente in un’opera che sperimenta l’attrazione fatale della moda, e del cinema, per l’opera. E infatti i quattro abiti indossati da Violetta, la cantante Francesca Dotto, sono creazioni di Valentino, mentre Chiuri e Piccioli, direttori creativi di Maison Valentino, si sono occupati dei costumi del resto del cast, inclusi i due di Flora, interpretata da Anna Malavasi. I costumi del coro e dei protagonisti maschili li ha realizzati la sartoria del teatro, gli altri le sarte dell’Atelier Valentino, in Piazza Mignanelli.

Monica Bellucci: Italian grandeur with enough diamonds to fill her cleavage at #latraviata in #rome

Una foto pubblicata da Suzy Menkes (@suzymenkesvogue) in data:

Una presenza invadente, quella della moda, tanto che mai Violetta fu più definita, intrappolata, isolata, confortata dai suoi vestiti. Vestiti, non costumi. Gli abiti di Violetta sono abiti d’alta moda, e la moda secondo Valentino, struggente, romantica, ieratica. Tradizionalmente, il costume deve scomparire, scaturire dagli abissi del personaggio, assorbirlo come una spugna. Non qui, in questa Traviata, dove sono le toelette di Violetta a raccontare le mutazioni fisiche e spirituali e segnalare insieme il loro limite, l’impossibilità di tradursi tutte in voce, in azione. Violetta è una cortigiana, vive di moda e di piaceri, il suo legame con l’apparenza nuda è una liason dangereuse. Un legame affermato sin dalla prima immagine. Il sipario si apre e Violetta discende da una tortuosa scalinata di marmo bianco, necessaria per esibire l’acquosità materica della coda di tulle marino del primo abito, nero e baluginante. Un’apparizione opulenta. Più tardi, a confronto con Giorgio Germont, Violetta è un Pierrot lunaire sul punto di scomparire. Il corpo è un ricordo lontano. La proiezione immacolata di Alfredo, come la vide la prima volta: «Un dì, felice, eterea». Ma protagonista dell’opera è l’abito rosso, quello del ritorno di Violetta in società, lo scollo ampio e un posteriore che si gonfia a palloncino per stritolarsi, in basso, in un arriccio mortale.Leggenda vuole che il giovane sarto Valentino Garavani sia rimasto folgorato dal rosso mentre assisteva alla Carmen, al Gran Teatre del Liceu di Barcellona. Il ricordo dei personaggi vermigli, forti e ieratici, gli fece capire la forza di quel colore.  

When in Rome…Go see La Traviata with Valentino! #SofiaCoppola #Opera

Una foto pubblicata da Kim Kardashian West (@kimkardashian) in data:

Il rapporto de La Traviata con la moda non è un’invenzione di Valentino-Giammetti. Esiste almeno dal 1955, quando Luchino Visconti, ossessionato dalla filologia delle superfici, dirige La Traviata detta “della Callas”, con i costumi disegnati dalla strepitosa illustratrice di moda, sue molte cover di Vogue Paris, Lila De’ Nobili. I design di Valentino sono reminiscenze di quelli, andati perduti in circostanze non chiarite, nei colori e nelle forme. Due esemplari sono stati ricostruiti dai bozzetti originali grazie alla fondazione Pasquinelli, con l’Accademia Teatro alla Scala. Visconti l’aveva predetto, in una lettera a Meneghini, allora marito di Maria Callas: «Tutte le Traviate del futuro, presto, ma non subito…conterranno qualcosa della Traviata di Maria». La rivelazione delle serata è che La Traviata di Giuseppe Verdi conteneva qualcosa di Valentino.

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