Hype ↓
22:25 mercoledì 11 febbraio 2026
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Tinder sta tramontando?

Com'è cambiato il nostro modo di usare le dating app.

20 Giugno 2019

In un articolo del Guardian di un paio di giorni fa, la giornalista Coco Khan commenta con orrore la scoperta del suo “punteggio” su Once. Recentemente l’app di slow dating, che si propone come una specie di anti-Tinder – e dovrebbe privilegiare la qualità alla quantità – ha dato a tutti i suoi utenti la possibilità di conoscere quanto risultano attraenti agli occhi degli altri. Riassumendo la riflessione e le conclusioni di Khan: queste app favoriscono pochi fortunati, proprio come accade nella vita reale. È vero? I miei ex coinquilini, due maschi eterosessuali, faticavano a destreggiarsi tra giovani modelle, stylist, studentesse straniere e quelle che erano soliti definire “brutte ma sexy”. Mentre loro si divertivano, mostrandomi foto di ragazze e di donne che trovavo effettivamente interessanti, io scorrevo a sinistra inorridita, come se avessi un tic al pollice: paracadutisti sorridenti, muscolosi col cane e gli occhiali a specchio, magrolini immersi nella semi-oscurità introdotti da orrende citazioni letterarie, ingegneri con una battuta simpatica (secondo loro) stampata sulla t-shirt, creativi tatuati indistinguibili l’uno dall’altro, anziani perversi.

Come scriveva un anno fa Lisa Bonos in un’articolo del Washington Post  a un certo punto Tinder ha iniziato a comunicare chiaramente un certo tipo di “experience”, ovvero l’orgoglio single: scorrere e scorrere e accumulare match non nel disperato tentativo di trovare la persona giusta ma per accumulare incontri, divertirsi e sperimentare. Nella sua ultima campagna pubblicitaria, Tinder ha cercato di convincerci che essere single è figo (c’è pure l’hashtag: #SingleNotSorry). Alcuni mie amiche, in effetti, si divertono molto, prima di tutto in senso antropologico. Sono così curiose dei vari tipi umani conosciuti grazie a Tinder che non li chiamano per nome, ma per professione. “L’architetto”, “l’editor”, “lo chef”, “l’attore”, “il giornalista”, “l’artista”. All’inizio ne frequentano diversi contemporaneamente, poi selezionano: con alcuni hanno instaurato relazioni durate diversi mesi. Per non parlare dei miei amici gay – l’articolo del Washington Post conferma: avendo iniziato a frequentarsi con le app molto prima, le abitudini degli omosessuali non sembrano essere cambiate negli ultimi anni – non li ho mai sentiti minimamente interessati alla possibilità di poter trovare un fidanzato su Grindr.

Ieri, sempre sul Washington Post, Lisa Bonos ha fatto il punto della situazione raccogliendo un po’ di dati e qualche esperienza, come quella che racconta all’inizio dell’articolo: il caso di una donna che attraverso un’app di dating instaura una relazione stabile che dopo qualche mese si consolida in una serena convivenza. Il trend sembra quindi essersi ribaltato: «la sua fortuna riflette un cambiamento più grande nel modo in cui le persone si incontrano e diventano una coppia. Le app e i siti di dating sono i modi più comuni in cui i single incontrano i loro partner». Dieci anni fa non era così: erano gli amici, la famiglia, o la casualità a far conoscere gli innamorati (nel pezzo si trovano tanti grafici interessanti: molto utile era anche l’ambiente di lavoro). Già nel 2017, quasi il 50% delle coppie americane si era formato a partire da internet, e quindi grazie a «società senza volto» come Tinder. Un fatto alquanto strano, nota Bonos, essendo nell’interesse di queste aziende favorire la solitudine (se tutti facessimo parte di coppie felici e sessualmente appaganti, chi le userebbe?). Tinder vorrebbe promuovere quel tipo di circolo vizioso che un utente di Grindr spiega così: «Guardiamo e continuiamo a guardare, perché l’esperienza migliore potrebbe essere dietro l’angolo». Ma le motivazioni per cui le persone utilizzano le app di dating possono anche c’entrare poco col sesso in sé e per sé: c’è chi usa queste app per fare newtworking (avrete sentito parlare di Raya, il Tinder dei ricchi e famosi) e chi per farsi nuovi amici in una nuova città, o ancora più semplicemente, per evitare di passare una serata in solitudine, senza fare niente (non sia mai).

Di sicuro Tinder ha smesso di essere quella cosa lussuriosa e squallida degli inizi (una cosa di cui una mia amica parlava solo con me, «perché so che tu non mi giudichi», diceva). Adesso lo usa anche “mia cugina” e lo dice apertamente: l’ha scaricato per fare sesso casuale, ma poi ha conosciuto il suo attuale compagno. Forse anche il sesso random ha subito un processo di gentrificazione: non ha più nulla di losco, triste, perverso o dannato. Adesso si chiama “esplorazione”, “divertirsi insieme nel rispetto l’uno dell’altro”. Nel suo libro pubblicato da Rizzoli nel 2017, Non so chi sei, Cristina Portolano parlava dell’app con poesia, esaltando la melanconia e la dolcezza di certi incontri. Melanconia, appunto. Già nostalgia, quasi. Il Guardian non ha più paura di pubblicare un articolo affermando che fanno male all’autostima. È vero? Dipende. Di sicuro molte persone stanno beneficiando delle strategie di comunicazione messe in atto dalle app di dating e dai brand di sex toys e affini: il sesso è un esperimento, un gioco che ha delle regole, uno strumento di auto-miglioramento, un hobby carinissimo. E poi ci sono gli altri, quelli che soffrono la normalizzazione. Può essere che non siamo gli unici ad esserci stufati: come spiega Business Insider, nel resto del 2019 gli analisti prevedono un calo generale della crescita degli utenti delle app di dating. Ma forse è perché ormai ci siamo già iscritti tutti.

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.