Una grande commozione e una standing ovation di 23 minuti per il film di Kaouther Ben Hania, che mescola documentario e finzione per raccontare la storia vera di una bambina uccisa a Gaza dopo una lunghissima agonia.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi
Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
Lo abbiamo scritto nei giorni della Berlinale, quando mezzo mondo se la prendeva con il presidente della giuria Wim Wenders e il suo tentativo di tenere separati il cinema e la politica: è sempre stato impossibile – e, ci permettiamo di aggiungere, anche sbagliato – ma in questo momento è davvero impossibile. L’ennesima prova è arrivata all’antivigilia degli Oscar, con la scoperta che diversi attori e attrici che hanno recitato in The Voice of Hind Rajab, candidato al premio per il Miglior film internazionale, non potranno partecipare alla cerimonia perché gli Stati Uniti vietano l’accesso al Paese a chiunque detenga un passaporto emesso dall’Autorità Nazionale Palestinese.
A dare la notizia sono stati gli stessi protagonisti e le stesse protagoniste del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui rispettivi profili social. Tra di loro c’è Motaz Malhees, uno dei quattro principali interpreti del film. «Ho avuto l’onore di essere uno dei protagonisti in una storia che il mondo doveva ascoltare. Ma io non ci sarò. Non mi è permesso entrare negli Stati Uniti a causa della mia cittadinanza palestinese. È una cosa dolorosa. Ma la verità è questa: potete bloccare un passaporto, ma non potete far tacere una voce. Io sono palestinese e di questo vado orgoglioso. Con lo spirito sarò assieme a The Voice of Hind Rajab. Buona fortuna a tutti voi. La nostra storia è più grande di qualsiasi ostacolo e verrà ascoltata». Anche Saja Kilani, un’altra dei quattro principali interpreti del film, non potrà partecipare alla cerimonia, per lo stesso motivo.

Sono questi gli effetti di uno dei tanti travel ban imposti dall’amministrazione Trump. Questo, in particolare, risale al dicembre del 2025, quando il Presidente degli Stati Uniti decise di impedire l’accesso al Paese a tutti i detentori di passaporto palestinese (e anche a quelli che ne hanno uno del Burkina Faso, del Mali, del Niger, del Sudan del Sud e della Siria e di molti altri Paesi, la lista completa è lunghissima). La ragione ufficiale è «proteggere la sicurezza degli Stati Uniti».
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