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A febbraio va in asta The Splash di Hockney
Se siete appassionati di arte e avete trenta milioni di sterline da parte, ci ricorda con una punta di sarcasmo It’s Nice That, fra meno di un mese – il prossimo 11 febbraio – potrete acquistare all’asta a Londra uno dei pezzi più pregiati di arte contemporanea, The Splash di David Hockney. Il valore stimato del dipinto si aggira attorno ai venti-trenta milioni di sterline, oltre sei volte il prezzo della sua ultima vendita nel 2006, che ammontò a poco meno di tre milioni. «Realizzato nel 1996», dice Jenny Brewer «il quadro è uno dei lavori più conosciuti e apprezzati di Hockney, uno dei più riconoscibili della sua carriera».
Nello specifico The Splash è il perno centrale di una miniserie di tre lavori: lo precede A Little Splash, che è parte di una collezione privata e non è mai stato esposto pubblicamente, e lo segue A Bigger Splash, che è invece di proprietà della Tate. I tre quadri sono molto simili: in ciascuno si può vedere una casa d’ispirazione modernista sullo sfondo, e un trampolino di fronte a una piscina in primo piano; in più un “oggetto” in movimento: uno zampillo generato dal tuffo di qualcuno che è appena scomparso sotto la superficie dell’acqua. «Le tre opere», scrive ancora It’s Nice That, «hanno assicurato all’artista una fama internazionale, affermandolo come punto di riferimento della sua generazione». Hockney è conosciuto per la sua polivalenza nel combinare minimalismo, astrazione modernista e pop art in un modo tutto suo.
La direttrice della Sotheby’s Contemporary Art Evening Sale, Emma Baker, ha accostato l’influenza artistica e la riconoscibilità di The Splash agli urli di Munch, alle ninfee di Monet e ai fiori di Van Gogh. E non è tutto. «Non si tratta solo di un classico nell’opera di Hockney», ha aggiunto la stessa Baker. «È una icona della pop art che ha definito un’era, contribuendo a dare un’identità visiva a Los Angeles». Hockney, che a luglio compirà ottantatré anni e vive tuttora in California, ha raccontato in poche parole la potenza espressiva del suo lavoro: «Mi piaceva l’idea di dipingere questa cosa (lo schizzo, ndr) che dura per due secondi; mi ci sono volute due settimane per farlo. Lo sanno tutti che uno schizzo non può essere congelato in un momento, per cui vederlo in un quadro è anche meglio che vederlo in una fotografia».
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