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22:24 giovedì 19 marzo 2026
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.
Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.
Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026 Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.
Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».
Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.

Cosa sappiamo del sequel di The Handmaid’s Tale

05 Settembre 2019

Nolite te bastardes carborundorum. Ovvero, «non lasciare che i bastardi ti schiaccino». In The Handmaid’s Tale, romanzo distopico scritto da Margaret Atwood nel 1985 e divenuto poi una serie tv (ne abbiamo parlato su Studio a maggio 2017), l’espressione in latino maccheronico intagliata sul muro non era una frase qualsiasi. Ma la chiave per interpretare l’intero racconto: il grido silenzioso di ribellione di una donna a cui è stato proibito leggere e scrivere. A poco più di trent’anni di distanza, il 10 settembre arriva l’atteso seguito di una delle voci più note della letteratura e della poesia canadese, The Testaments, che riprende le fila dal punto in cui il primo volume si interrompeva, 15 anni dopo.

«Questo libro nasce da tutte le domande che mi avete fatto su Gilead e i suoi meccanismi interni», ha spiegato l’autrice. «Non solo da questo. L’altra fonte di ispirazione è il mondo in cui viviamo oggi». Libertà, prigione, morte. Per anni i lettori sono rimasti nel dubbio di cosa ne sarebbe stato di Offred, la protagonista del primo romanzo e, per un “fortunato” errore, proprio alcuni di loro sono stati in grado di leggere il nuovo racconto in anteprima. Quando Amazon, come racconta il Guardian, ha spedito per sbaglio alcune copie preordinate in anticipo.

«Non lasciare che i bastardi ti schiaccino». Se in The Handmaid’s Tale rappresentava il fallimento di Offred, privata di tutto ciò che le avrebbe consentito di avere una vera identità (come il suo vero nome, che non conosciamo mai), in The Testaments le cose sembrano cambiare. Quel mantra sul muro volto a dire «Ahimè Offred, sei stata sopraffatta e ora gli accademici ridono di te anche secoli dopo la tua morte» diventa aspirazionale. Indomite e indomabili: così appaiono infatti le tre donne protagoniste del nuovo volume, non più soggiogate a un mondo maschile che le considera soltanto mogli, madri e serve.

The Testaments è la storia delle “zie”, a cui è affidato il governo delle altre donne di Gilead. Un incrocio tra un insieme di istitutrici severe e il KGB. Sono le zie che addestrano e disciplinano le ancelle e le bambine, in un contesto che ha ben poco di quel terrore claustrofobico a cui la Atwood ci aveva abituati. Tra una nuova autorità femminile (che secondo Vox priva la nuova opera di quella veridicità su cui si era basato il successo del primo volume) e un’atmosfera più conviviale, Gilead non è cambiata nemmeno nell’ultimo romanzo: una distopia creata da fanatici, che solo i più forti proveranno a distruggere.

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