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22:49 domenica 22 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Tempi nuovi, vecchie radio

La Russia non è più quella dei soviet, ma spiegatelo ai giornalisti stranieri. Ci proviamo noi con una piccola storia.

13 Dicembre 2012

Il problema dei giornalisti stranieri è la storia. Quando arriva il momento di raccontare quel che succede in Russia, il paragone con i tempi dello zar, con Stalin e con Brezhnev è quasi inevitabile. Così Putin scrive leggi che ricordano i Romanov o i leader comunisti (questo dipende a seconda dei casi), la polizia ha chiuso le Pussy Riot in gulag, quelli dell’opposizione appartengono alla dinastia dei decabristi e via dicendo. Forse al circolo della stampa straniera qualcuno spera segretamente che Medvedev torni al Cremlino soltanto per parlare del Falso Dmitri.

Ma basta entrare in una casa russa per vedere che i tempi sono cambiati. Quella nella foto si chiama Orfei 311 e si trova ancora in qualche vecchio appartamento. È una radio costruita negli anni del comunismo (l’ultimo modello è del 1990). La manovella bianca al centro serve per il volume. Si impiega un po’ di tempo per capire come si cambia canale, si guarda sotto, sopra, in ogni angolo, si cerca anche di aprire la scatoletta pensando di avere un modello difettoso, ma poi si realizza che l’Orfei 311 è stata disegnata per ricevere un canale solo, quello e basta, senza eccezioni. Il canale si chiama Radio Russia ed è la stazione pubblica per eccellenza. Durante il giorno fornisce informazioni su tempo atmosferico, case di cura, ricette di cucina: ha anche un buon programma di notizie con una giornalista appassionata che racconta quel che succede in Italia con le primarie del centrosinistra e il ritorno di Berlusconi, insomma, il target della radio è abbastanza avanti con gli anni, è gente che non ha voglia di alzarsi dalla sedia a dondolo quando arriva la pubblicità per cambiare canale. Ma questo non significa che manchi la musica per i giovani. Il venerdì sera, per esempio, c’è un programma che si chiama “Vysokoye Napryazhenye” (significa più o meno “alta tensione”) e trasmette musica death metal per un’ora. Chissà che faccia fanno le vecchiette mentre preparano la zuppa di patate e tendono l’orecchio all’ultimo successo dei Sodom. Comunque a Radio Russia finiscono presto le trasmissioni, alle dieci di sera si sente un “bip”, l’Orfei 311 torna a essere una scatoletta silenziosa e ci si dimentica di lei, non si gira al minimo neanche la manovella del volume perché tanto la radio si è spenta da sola. Questo è quello che si crede, ma è un errore gravissimo: l’Orfei 311 non si è spenta, è rimasta accesa per tutta la notte e alle sei di mattina è pronta a riprendere i programmi con l’inno nazionale. A quel punto uno si sveglia all’improvviso e si guarda intorno, cerca di capire chi stia suonando l’inno a quell’ora, pensa che sia arrivato il momento di andare alla guerra, poi inquadra l’Orfei 311 appesa al muro, accanto all’orologio, e si maledice.

Ecco, questa era la vita quotidiana ai tempi del soviet, e non ha nulla a che fare con la Russia di oggi, con buona pace dei giornalisti stranieri. E però, quando si sente che la Russia, la Cina e un mucchio di paesi arabi vorrebbero costruire il loro internet personale, il paragone con l’Orfei 311 diventa una cosa irresistibile.

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