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Del matrimonio di Taylor Swift e Travis Kelce i newyorchesi si ricorderanno soprattutto Manhattan completamente bloccata e inaccessibile
Il bilancio: Penn Station chiusa al traffico veicolare e pedonale, ristoranti, botteghe, negozi chiusi, ambulanti scacciati per questioni di "decoro".
C’è una linea sottile tra l’essere la popstar più famosa del mondo e l’essere la popstar più famosa e arrogante del mondo. Venerdì pomeriggio, questa linea è stata superata durante le nozze tra Taylor Swift e Travis Kelce. Il Madison Square Garden, teatro – o magari arena – del matrimonio, si è trasformato nell’inizio di una paralisi che ha colpito il cuore di Manhattan, trasformando la vita di migliaia di cittadini in un incubo, proprio nei del 4 luglio.
In fin dei conti, Taylor Swift (la persona che si è sempre dichiarata «dalla parte giusta della storia») si è rivelata per quello che è: una miliardaria che fa le cose che fanno i miliardari. Il bilancio è quindi un’intera zona di Midtown, compresi gli accessi alla Penn Station (lo snodo ferroviario più trafficato dell’emisfero occidentale) chiusa al traffico veicolare e pedonale, ristoranti, botteghe, negozi chiusi per mancanza di clienti, ambulanti scacciati perché avrebbero minato il decoro delle nozze dorate più social del mondo. Come scrive il Daily News, mentre le autorità avevano annunciato lo stop per le 13, fin dalle prime ore del mattino i newyorkesi si sono ritrovati bloccati in un labirinto di transenne. Un dispiegamento di forze dell’ordine paragonabile a quello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stato mobilitato, a spese dei contribuenti, per garantire il passaggio di 500 auto blindate. Il tutto per il terrore, rivelatosi poi infondato viste le temperature a tre cifre, di un’invasione di Swifties, che alle tre del pomeriggio si contavano in poche decine.
A pagare il prezzo di questo spettacolo grottesco è stata la città reale. Pendolari deviati per chilometri si sono ritrovati a perdere i treni, già messi in ginocchio dai guasti causati dal caldo estremo alla NJ Transit (il gestore delle linee metro e ferroviarie del New Jersey). Come ha giustamente sintetizzato un cittadino esasperato: «Viviamo nella seconda età dell’oro più pacchiana che si possa immaginare». È l’esempio perfetto di un capitalismo tossico in cui chi ha i miliardi può decidere, per puro capriccio, di sequestrare il cuore di una città da otto milioni di abitanti mentre il resto della popolazione, semplicemente, cerca di andare al lavoro.