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Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".

Su YouTube si trova il video della “reunion” dei Talking Heads

14 Settembre 2023

Lo scorso 11 settembre i Talking Heads sono tornati assieme per la prima volta in vent’anni. L’occasione è stata la prima della versione restaurata di Stop Making Sense, il documentario del 1999 diretto da Jonathan Demme, che tornerà al cinema in versione 4k grazie ad A24 (ne avevamo scritto qui). David Byrne, Tina Weymouth, Chris Frantz e Jerry Harrison si sono ritrovati tutti e quattro al Toronto Internation Film Festival per (ri)vedere quello che viene considerato a larghissima maggioranza il miglior concert film di tutti tempi. In questa larghissima maggioranza rientra anche Spike Lee, il moderatore dell’incontro con il pubblico al quale i Talking Heads riuniti hanno partecipato dopo la proiezione del film e che si può vedere tutto su YouTube. «The greatest concert film ever», lo ha appunto definito Lee, secondo quanto riporta Tom Skinner su Nme.

Byrne, Weymouth, Frantz e Harrison hanno tutti parlato di quanto influente sia stato Stop Making Sense e di quanto loro si fossero divertiti a girarlo nel 1991. Byrne ha anche raccontato l’origine del suo ormai leggendario oversized suit. L’idea gli sarebbe venuta durante una cena con un designer giapponese, dopo un concerto a Tokyo. Il designer, ha raccontato Byrne, a un certo punto aveva cominciato a parlare di teatro e si era messo a spiegare a Byrne perché a teatro tutto sia più grande. Lui, il designer giapponese, ovviamente si riferiva alla teatralità: ai gesti plateali, alla voce alta che fanno parte della tradizione del teatro. Byrne, per qualche ragione, si mise a pensare ai vestiti e decise che durante uno dei futuri concerti avrebbe sfoggiato un normalissimo completo elegante. Solo più grande, come gli aveva suggerito l’amico.

Negli scorsi giorni sui social si era parlato di una reunion vera e propria, di un improvvisato concerto unplugged che i Talking Heads avrebbero regalato al pubblico accorso al Tiff per vedere Stop Making Sense. Non era vero niente, ovviamente, cosa che non ha stupito affatto i fan della band: tutti sanno che i quattro si sono lasciati piuttosto male. Una dimostrazione: durante la proiezione di Stop Making Sense Byrne, Weymouth, Frantz e Harrison si sono seduti in file diverse e abbastanza lontane. E, alla fine, hanno sentito la necessità di precisare che però «non ci sono state tensioni».

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