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07:07 giovedì 5 febbraio 2026
Darren Aronofsky si è guadagnato l’appellativo di “traditore del cinema” perché ha fatto una serie usando solo l’AI Sia i critici che i colleghi stanno commentando molto negativamente (per usare un eufemismo) sia la scelta di Aronosfsky che il pessimo risultato ottenuto.
Un grave scandalo sessuale avvenuto sul set di Good Time potrebbe costare l’Oscar a Josh Safdie e a Marty Supreme E sarebbe anche la ragione, questo scandalo, della brusca separazione di Josh dal fratello Benny.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.

Su YouTube si trova il video della “reunion” dei Talking Heads

14 Settembre 2023

Lo scorso 11 settembre i Talking Heads sono tornati assieme per la prima volta in vent’anni. L’occasione è stata la prima della versione restaurata di Stop Making Sense, il documentario del 1999 diretto da Jonathan Demme, che tornerà al cinema in versione 4k grazie ad A24 (ne avevamo scritto qui). David Byrne, Tina Weymouth, Chris Frantz e Jerry Harrison si sono ritrovati tutti e quattro al Toronto Internation Film Festival per (ri)vedere quello che viene considerato a larghissima maggioranza il miglior concert film di tutti tempi. In questa larghissima maggioranza rientra anche Spike Lee, il moderatore dell’incontro con il pubblico al quale i Talking Heads riuniti hanno partecipato dopo la proiezione del film e che si può vedere tutto su YouTube. «The greatest concert film ever», lo ha appunto definito Lee, secondo quanto riporta Tom Skinner su Nme.

Byrne, Weymouth, Frantz e Harrison hanno tutti parlato di quanto influente sia stato Stop Making Sense e di quanto loro si fossero divertiti a girarlo nel 1991. Byrne ha anche raccontato l’origine del suo ormai leggendario oversized suit. L’idea gli sarebbe venuta durante una cena con un designer giapponese, dopo un concerto a Tokyo. Il designer, ha raccontato Byrne, a un certo punto aveva cominciato a parlare di teatro e si era messo a spiegare a Byrne perché a teatro tutto sia più grande. Lui, il designer giapponese, ovviamente si riferiva alla teatralità: ai gesti plateali, alla voce alta che fanno parte della tradizione del teatro. Byrne, per qualche ragione, si mise a pensare ai vestiti e decise che durante uno dei futuri concerti avrebbe sfoggiato un normalissimo completo elegante. Solo più grande, come gli aveva suggerito l’amico.

Negli scorsi giorni sui social si era parlato di una reunion vera e propria, di un improvvisato concerto unplugged che i Talking Heads avrebbero regalato al pubblico accorso al Tiff per vedere Stop Making Sense. Non era vero niente, ovviamente, cosa che non ha stupito affatto i fan della band: tutti sanno che i quattro si sono lasciati piuttosto male. Una dimostrazione: durante la proiezione di Stop Making Sense Byrne, Weymouth, Frantz e Harrison si sono seduti in file diverse e abbastanza lontane. E, alla fine, hanno sentito la necessità di precisare che però «non ci sono state tensioni».

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