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A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
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A Londra c’è una mostra che racconta 7 poetesse a partire dal modo in cui si vestivano

10 Marzo 2023

What Artists Wear è un bellissimo libro uscito nel 2021 (ne avevamo scritto qui) in cui il giornalista di moda Charlie Porter racconta cosa indossavano (e indossano) i più importanti artisti dei nostri tempi, dimostrando quanto lo stile, nell’arte, sia fondamentale e soprattutto quante cose possa raccontare su un artista e sulla sua visione del mondo. La mostra Poets in Vogue, in corso presso la National Poetry Library di Londra, ha qualcosa in comune con il libro di Porter: oltre a raccontare la vita e l’opera di sette poetesse (Sylvia Plath, Anne Sexton, Edith Sitwell, Stevie Smith, Gwendolyn Brooks, Theresa Hak Kyung Cha e Audre Lorde), analizza e racconta il loro rapporto con l’abbigliamento.

Non si tratta, come succede spesso quando vengono messi in mostra i capi d’abbigliamento dei personaggi famosi, di esporre una serie di sacre reliquie. In realtà, come sottolinea Dazed & Consufed, solo uno dei sette capi in mostra è autentico (e in effetti, da solo, vale almeno un pellegrinaggio): una gonna scozzese un tempo posseduta e indossata da Sylvia Plath. Gli altri capi, dal caftano asimmetrico indossato dopo la mastectomia che rappresenta Audre Lorde all’abito rosso fuoco basato su quello indossato da Anne Sexton durante le letture, sono riproduzioni e installazioni create appositamente per l’esposizione.

«Volevamo che ogni capo riflettesse la particolare estetica, sartoriale e poetica, di ogni singola poetessa», ha spiegato la co-curatrice Sarah Parker a Dazed. Altrettanto creativa è la selezione delle poetesse, da personalità mainstream come Plath e Sexton a firme più d’avanguardia come Theresa Hak Kyung Cha o Audre Lorde. Sophie Oliver, co-curatrice, ha osservato che nel caso di una poetessa lesbica nera come Lorde «gli abiti erano anche una “forma di azione”, strumenti per creare uno spazio per se stessa e per le donne come lei». Mentre, sempre secondo lei, esporre così sobriamente la gonna di Sylvia Plath è anche un modo per ricordare che la poetessa è stata una donna in carne ed ossa, anche se poi è stata trasformata in un’icona. La mostra dura fino al 10 settembre 2023.

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