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06:41 venerdì 1 maggio 2026
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data server per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».

Studiare i social al tempo del referendum

Post-verità e dinamiche distorte: uno studio appena uscito ha analizzato i comportamenti sui social in occasione del voto del 4 dicembre.

22 Febbraio 2017

Uno studio pubblicato di recente ha analizzato le modalità in cui si è sviluppato il dibattito pubblico sui social media intorno al referendum costituzionale italiano dello scorso dicembre. L’analisi è stata condotta da Walter Quattrociocchi e Michela Del Vicario (IMT Lucca), Fabiana Zollo (Università Ca’ Foscari di Venezia), Matteo Zignani e Sabrina Gaito (Unimi). Com’è noto ormai da tempo, i social network hanno modificato radicalmente sia il modo in cui le notizie arrivano alle persone, sia quello in cui vengono interpretate. In generale di solito la diffusione e la condivisione delle informazioni vengono realizzate in base alla tipologia di pubblico che si intende raggiungere. Sotto questo aspetto, come ricorda la stessa relazione allo studio, i social media da un lato hanno il potere di informare, coinvolgere e mobilitare, dall’altro però rischiano di disinformare e condizionare chi legge (non a caso, infatti, il World Economic Forum già nel 2013 inseriva la cattiva informazione in rete tra i pericoli principali della nostra società).

Questo timore non è affatto esagerato. Di recente, per descriverlo al festival “Parole O Stili” ho voluto richiamare la seconda prova che dovette affrontare Eracle, ovvero uccidere l’idra. Le teste del mostruoso serpente mitologico potrebbero essere paragonate a tutte le trappole che troviamo navigando online: il pregiudizio della conferma, le notizie false o incomplete, le filter bubble, l’odio, lo scetticismo nei confronti della scienza, e così via. Ogni volta che queste ultime vengono affrontate, sembrano riproporsi in maniera ancora più difficile da contrastare, come le teste dell’idra che una volta recise crescevano un’altra volta. Pensiamo al linguaggio dell’odio in rete: non è forse vero che se interagiamo con un utente che vuole offendere, rischiamo di continuare ad alimentare la polemica? E cosa dire della disinformazione? Spesso più si fa fact checking, più si ottengono – paradossalmente –effetti controproducenti.  Le informazioni che confermano precedenti opinioni vengono accettate anche quando contengono affermazioni false. Al contrario, quelle in contrasto con le proprie idee, sono di solito in larga misura ignorate e possono alimentare fenomeni di polarizzazione dei gruppi. E lo studio sul dibattito pubblico in rete avente ad oggetto il referendum costituzionale italiano lo conferma.

Le piattaforme analizzate sono state Facebook e Twitter. Della prima sono stati considerate 57 fonti italiane di notizie con le loro rispettive pagine. Per ciascuna di esse sono stati analizzati tutti i post dal 31 luglio al 12 dicembre 2016 con relativi “like” e commenti. Tra di essi sono stati quindi selezionati solo quei post che contenevano le parole “referendum”, “riforma” e “costituzionale”. Per lo stesso arco temporale sono stati quindi analizzati anche i tweet fatti dagli account delle fonti di notizie con le rispettive repliche e i rispettivi retweet. Per rendere possibile un confronto tra i due social network, sono stati considerati solo quei tweet il cui url era nel gruppo di quelli relativi alla pagine analizzate su Facebook. In secondo luogo, sono state poste sotto la lente le dinamiche degli utenti che prestavano attenzione a pagine specifiche. Infine sono stati esaminati gli atteggiamenti delle persone in merito ad argomenti controversi emersi dalle discussioni nella community.

Ciò che è stato osservato è molto interessante. Innanzitutto sono nati spontaneamente dei gruppi su entrambi i social. Sia su Facebook che su Twitter le attività degli utenti finiscono con l’essere confinate all’interno di camere dell’eco con opinioni fortemente confermate e polarizzate, che hanno poche interazioni con l’esterno. Questa dinamica mi porta a pensare a un altro mito, quello di Narciso, il celebre figlio del dio fluviale Cefiso e della ninfa Liriope. Si dice che quando Tiresia disse a quest’ultima che il suo bambino non avrebbe dovuto vedere mai il suo volto per sopravvivere a lungo, la donna non diede molto peso a quelle parole. Narciso crebbe orientato soltanto al culto della propria persona. Il rapporto con gli altri era funzionale solo a mantenere una buona immagine di sé. In rete accade qualcosa di analogo nelle camere dell’eco. Se ne fa parte perché quell’ambiente sebbene virtuale, rispecchia il proprio io, le proprie opinioni, in breve la propria visione del mondo che in sostanza equivale a cercare inconsapevolmente conferme su di sé. Gli altri sono una piccola parte della società, ma essa viene percepita come la sua totalità. All’immagine fittizia di sé corrispondono quindi rapporti non autentici ma finalizzati ad alimentare il proprio egoismo narcisistico. Narciso realizzò la profezia di Tiresia e finì sommerso dalle acque per ammirare il proprio volto.

Nell’immagine in evidenza: Narciso visto da Caravaggio
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