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Sulla Terra ci sono già talmente tanti data center che Google ha deciso di iniziare a costruirli nello spazio Si inizia con cinque, poi dieci, fino a ottanta. Una volta lassù, il data center resta in orbita fino a sei anni per poi disintegrarsi al rientro sulla Terra.
Margaret Atwood si è così appassionata all’ornitologia che ha donato 1 milione di dollari alla ricerca sugli uccelli Il suo contributo è anche un gesto d'amore nei confronti del compagno di una vita Graeme Gibson, anche lui romanziere e grande appassionato di birdwatching, morto nel 2019.
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
C’è una mostra dei fashion artists Viktor&Rolf in 10 Corso Como chiamata Spectrum Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, la Galleria di 10 Corso Como presenta «Spectrum», la prima personale italiana dedicata a Viktor&Rolf.
Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Il fatto che sempre più biblioteche permettano di prendere in prestito gli ebook sta portando a un calo delle vendite delle librerie Una ricerca sostiene che il prestito digitale fa diminuire gli acquisti soprattutto nelle prime settimane dopo l'uscita, quelle in cui si decide il destino commerciale di un libro.
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.

Storie per signore

Lee Daniels, regista di Precious, prepara una serie tv su La valle delle bambole

17 Ottobre 2011

A volte un vecchio prodotto mediocre ci viene rivenduto come “un gioiello ingiustamente dimenticato”, a volte come “un classico del camp”. A volte si va oltre, e si punta dritti al PEGGIO. Ad esempio: Lee Daniels, il regista di Precious, sta per fare una serie televisiva su La valle delle bambole. E non è un nuovo adattramento del romanzo, no. E’ un adattamento del film tratto dal romanzo.

Potremmo chiederci dove sia scattata la scintilla, visto che il materiale di partenza non brilla per il numero di televisori lanciati sulla testa di bambini neonati. Oppure possiamo soffrire fino in fondo, e tornare a tempi più semplici. Tempi in cui un’attrice/modella di limitato successo poteva diventare scrittrice, guadagnare miliardi raccontando alle casalinghe che le donne famose sono belle ma infelici, e fare una finaccia degna delle sue protagoniste.

Jacqueline Susann organizzò La valle delle bambole su una premessa familiare alla narrativa degli anni ’60 (tre ragazze vs. il mondo dello spettacolo) e i personaggi su tre tipologie-base delle storie per signore (quella che si suicida, quella che va in manicomio, quella che sembra cavarsela fino alle ultime due pagine). In più, però, il libro aveva la monumentale faccia tosta di presentarsi come un roman à clef che avrebbe distrutto Hollywood, mentre si limitava a riciclare pettegolezzi di decima mano già ripresi dai giornali scandalistici. (Qualche confusione si creò, eh: nella starlet suicida alcuni videro Marilyn Monroe, quando il modello era Carole Landis; la diva impazzita non era Judy Garland, ma nessuno fece molto per dissipare l’equivoco.) Ma la Susann vedeva il suo lavoro così: “I write for women who read me on the goddamn subway” . I suoi romanzi dovevano portare la lettrice dietro le quinte di un mondo a lei inaccessibile per nascita e disponibilità economica, e vendere l’autrice come la testimone privilegiata che sussurrava oh, sì, quello è davvero un brutto mondo. Seguendo la stessa ricetta inspiegabile usata da Harold Robbins, tale messaggio era veicolato da decine di pagine consecutive dove i personaggi stanno seduti a negoziare le clausole di un contratto. (Decidete voi se si tratti di riempitivi tra una parte sconcia e l’altra o di un precoce caso di inside baseball: il rapporto pranzi d’affari / coiti in piscina sta sempre sul 9 a 1, comunque.) Il suo successo avrebbe ridato linfa al sotto-filone Anche i Ricchi Piangono, dettato la linea per quarant’anni di fiction. Senza Jacqueline, la perfida Alexis non avrebbe mai avuto corpo.

Dal romanzo fu poi tratto un film che fece un po’ di soldi solo grazie al marchio. Lo potete vedere tutto su YouTube, oppure potete fidarvi di chi vi dice “è brutto”: di solito viene ricordato per le battutacce («You know how bitchy fags can be») e per le cose grottesche fatte fare all’ex bambina prodigio Patty Duke (due su tutte: Patty Duke ha una crisi d’astinenza in manicomio, Patty Duke si rotola nella monnezza; ma meriterebbe anche Sharon Tate che considerando le proprie tette dice «all’inferno, che cadano pure»). E se il libro si dipana su vent’anni, dal 1945 al 1965, il film non ha una timeline chiara – la gente al massimo cambia pettinatura – e lo si può scambiare per il sunto illustrato di nove mesi eccezionalmente turbolenti. Fine.

Perché puntare sul film e non sul libro, allora? Mah. Il regista di Precious potrebbe aver detto “ci sono due testi con lo stesso titolo, io mi sento più attratto da quello che fa schifo”. Può darsi che i diritti del romanzo costassero troppo, o che sia saltato un accordo all’ultimo. Ma potrebbe esserci una ragione precisa dietro la scelta. E la ragione è IL PEGGIO.

Nelle ultime due pagine del romanzo, l’unica protagonista rimasta in piedi scopre che il marito la tradisce con una donna più giovane (n.b. trattasi di marito che ha passato le precedenti 440 pagine a rendersi irreperibile e/o scopare la migliore amica di lei quando non era in manicomio) e decide di sopportare per amor di annullamento, trangugiando i barbiturici che le hanno distrutto l’altra migliore amica. Invece il film “salva” proprio lei, l’archetipo della brava ragazza, facendole rifiutare la proposta di matrimonio dello zozzone e riportandola all’ovile più triste ma più saggia. Non c’è posto migliore di casa.

Non si può scambiare il libro per un inno femminista incompreso. La lettrice è confermata nelle proprie magre certezze, i personaggi fanno la finaccia promessa nell’incipit. Ma quella finaccia loro l’hanno scelta – o per brillante, esplicita vocazione autodistruttiva, o per sottile compiacimento nel lasciarsi trattare come bestie da soma. Facendo “scegliere la vita” a una delle tre, riconduci tutto a un orizzonte morale da film del pomeriggio di Canale 5. (Come Precious. ZING.) E lasci passare un solo, eloquente messaggio: là fuori è un brutto mondo – perciò non cercate di affrontarlo, care ragazze, e riscoprite la gioia dei ninnoli che avete ereditato da mamma e zia.

Nessuno mi risulta aver ancora avuto il coraggio di rifare Mahogany, sorgente da cui sgorgarono la frase «il successo non è niente se non puoi dividerlo con qualcuno che ami» e la scena con Diana Ross che si versa addosso la cera bianca come metafora della perdita d’identità. Se vogliamo restare nell’idiozia regressiva, potrebbe venirne fuori un bijou.

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