Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Per chiunque sia appassionato di abbigliamento vintage o da collezionismo, il mercato di Resina è una specie di Shangri-La, il luogo in cui è nascosto tutto l’oro del mondo. Si trova a Ercolano, a pochi chilometri da Napoli, ed è un posto in cui trovare di tutto, se si sa come cercare, dove cercare, e come chiedere. È la storia di questo mercato – conosciuto come “Mercato delle pezze” – che Stone Island, attraverso la regia di Glenn Kitson, ha deciso di raccontare per amplificare l’apertura del suo primo negozio a Napoli. La narrazione è affidata a Roberto Saviano, un entusiasta frequentatore di Resina da ragazzino. Il film si chiama ‘A Sorpres, e si guarda su YouTube qui.
Come e quando nasce il mercato di Resina? A metà degli anni Quaranta, gli anni in cui le truppe americane sono stazionate a Napoli, gli stessi anni raccontati da Curzio Malaparte ne La pelle. In quei mesi, l’esercito alleato decide di aprire delle sorte di magazzini di materiale militare proprio nella zona di Resina, racconta Saviano. È l’inizio del “miracolo Resina”. La cultura popolare italiana è stata segnata in modo profondo da quegli anni: la ricetta della carbonara, a quanto sembra, nasce proprio al seguito delle truppe americane; ma anche, per rimanere in tema di abbigliamento, il fatto che le tute si chiamino “Tony” nella zona di Firenze deriva dalla scritta “TO N.Y.” – destinata a New York – cucita su diversi capi alla fine della guerra. E quindi Stone Island, per celebrare il suo legame con Napoli, compie un’operazione di archeologia culturale: raccontare la storia di Resina, e la sua importanza – la sua leggenda – nel mondo della moda e dello sportswear, attraverso diverse voci.

«Stone Island da Napoli passava soprattutto dal mercato di Resina», racconta nel film Gennaro Boccia, collezionista del negozio Pezze Vintage: e per un marchio così legato al valore del vintage, l’attività di ricerca archeologica nei mercati è sempre stata fondamentale. «Quando scavavi dalle pezze una maglia con questo badge, era un formicolio nella pancia». E d’altra parte, a pensarci, è naturale che Stone Island si trovasse così bene in un mercato nato per l’abbigliamento vintage militare: soprattutto negli anni Ottanta, la ricerca funzionale, sia in termini di materiali che di design, del brand modenese, è sempre stata strettamente legata alle rimanenze militari del Dopoguerra.
Resina ha qualcosa di magico, un potere quasi soprannaturale, racconta Saviano: «Quando si va a Resina, tutti hanno la sensazione di poter essere sorpresi da una scoperta». E quando finalmente quella scoperta la trovi, e poi la indossi, e il tuo amico ti chiederà dov’è che l’hai scovata, quella perla, tu risponderai: «Int’e pezz’».
Stone Island, con ‘A Sorpres, conferma di essere un brand capace di fare cultura davvero, da sempre e ancora. La celebrazione del nuovo store passa per il racconto di un pezzo di storia dell’abbigliamento, del costume e del Paese. Lo store, a proposito: è nello storico Palazzo Fusco di via Filangieri, ed è stato sviluppato con lo studio OMA/AMO.
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