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06:48 domenica 16 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Stan Lee, gigante

Se ne è andato il più grande creatore di mondi che abbiamo conosciuto.

13 Novembre 2018

Ieri se ne è andato un ragazzo di 95 anni che ha fatto sognare intere generazioni. È Stan Lee, che tutti hanno definito “il padre dei supereroi”, mentre a ben vedere è stato qualcosa di più, un vero Dio o “demiurgo”, creatore di un universo immaginario abitato da tantissimi personaggi – più di trecento – e coerente in se stesso. Il mondo degli eroi Marvel su cui Stan “The Man” Lee ha esercitato per decenni, da direttore editoriale, il suo genio e sorriso. Nato il 28 dicembre 1922 a New York, Stanley Martin Lieber era figlio di ebrei di origine rumena immigrati in America e si firmò “Stan Lee” nel 1941 per la sua prima storia apparsa in Captain America Comics n.3 per la Timely Comics, in seguito diventata Marvel. Lee era entrato in casa editrice come tuttofare nel 1939 e quelle due pagine di storia, infilate all’ultimo minuto nell’albo, gli diedero, come ricordò, «un certo senso di grandeur». Era solo l’inizio e Lee divenne presto sceneggiatore di albi completi.

Una scultura dell’Uomo Ragno sul tetto di un cinema in Germania (17 agosto 2011, foto di Jens Wolf/Afp/Getty Images)

Di mezzo, ci si infilò la Seconda Guerra Mondiale, ma al suo termine Lee era di nuovo al lavoro e, all’inizio degli anni Sessanta, iniziò la sua rivoluzione. Ad accompagnare le sue parole, Lee aveva di fianco due disegnatori straordinari: Jack Kirby e Steve Ditko. Nacquero così i Fantastici Quattro (1961), l’Uomo Ragno (1962), Hulk (1962), Thor (1962), Iron Man (1963), gli X-Men (1963) e il Dottor Strange (1963), giusto per citare i maggiori, e in quel mondo di super eroi entrarono fin da subito sensazioni inedite come il dubbio e la comicità. Il lato umano degli eroi, la loro fragilità nella loro parte di vita normale, dalla cecità di Matthew “Matt” Murdock, ovvero Daredevil (1964), alla timidezza di Peter Parker con la splendida e amata Mary Jane, era lontano anni luce dai granitici Batman e Superman della DC Comics ed è stata una delle chiavi del loro successo. Altre, da non trascurare, sono state la capacità di creare cattivi memorabili e di filtrare gli ideali della società americana senza dimenticare, talvolta, delle prese di posizioni anche politiche, come nel caso di Black Panther (1966), o nel ragionare sulla diversità, e sul fatto che sia straordinario essere diversi, attraverso i mutanti X-Men (entrambi eroi creati con Kirby). Infine, fondamentale, è aver creato la “continuity” del mondo Marvel: il fatto che tutti gli albi e tutti i personaggi appartengono a uno stesso mondo e non ci sono incongruità. La “continuity”, quando si è ragazzi e fumettari, è una religione laica che provoca dipendenza, liti infinite e guerre filologiche su quale storia venga prima o in parallelo o in un altra realtà rispetto a un’altra.

Lee è tornato alla ribalta negli anni Zero quando Hollywood ha individuato l’ultimo giacimento di immaginario (e dollari) proprio in quel mondo di super eroi che non aveva più un enorme seguito di lettori, ma un grande potenziale immaginifico pronto a esplodere sul grande schermo. E così è stato ed è tuttora. Il risultato è un passaggio di cicli pop epici di generazione in generazione. Se chi scrive lottava per accaparrarsi l’Uomo Ragno in edicola – riportato dalla Star Comics in Italia dopo la chiusura dell’editoriale Corno – e varie edizioni americane, i ragazzi oggi vanno in coda per il nuovo blockbuster targato Marvel Studios dove, magari, in passato hanno riconosciuto i baffoni bianchi di Lee che ha fatto un cammeo in ogni film. Certo, sono cambiati i supporti: cinema, video game, web sono ben diversi dall’adorata carta scadente degli albi americani, da conservare religiosamente in singole buste di plastica. Ovviamente esistono ancora i fumetti, ma il mercato di quelle storie è ormai ben più imponente altrove. Intanto, Lee, che chiudeva i suoi editoriali firmandosi “Excelsior!”, è andato via, ma probabilmente è in qualche albo che non abbiamo ancora letto, in uno dei tanti mondi paralleli del suo splendido immaginario che resterà con noi. Ok, ‘nuff said – come scriveva spesso Lee – ho detto abbastanza, vado a deporre i miei fiori ai piedi del Baxter Building, il Quartier Generale dei Fantastici Quattro.

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