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Umberto Pizzi ha pubblicato parte del suo leggendario archivio fotografico sul suo sito personale, aperto e gratuito per tutti È morto oggi, a 88 anni, uno dei più famosi fotografi della storia d'Italia, reporter di guerra, paparazzo gentiluomo e anima del Cafonal di Dagospia.
Il regista di No Other Land Basel Adra ha lanciato un brand di sneaker assieme a sua mamma e sta andando benissimo Sono le sneaker che indossava mentre riceva il premio Oscar, realizzate con il tatreez, il ricamo punto e croce tradizionale palestinese.
Sulla Terra ci sono già talmente tanti data center che Google ha deciso di iniziare a costruirli nello spazio Si inizia con cinque, poi dieci, fino a ottanta. Una volta lassù, il data center resta in orbita fino a sei anni per poi disintegrarsi al rientro sulla Terra.
Margaret Atwood si è così appassionata all’ornitologia che ha donato 1 milione di dollari alla ricerca sugli uccelli Il suo contributo è anche un gesto d'amore nei confronti del compagno di una vita Graeme Gibson, anche lui romanziere e grande appassionato di birdwatching, morto nel 2019.
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
C’è una mostra dei fashion artists Viktor&Rolf in 10 Corso Como chiamata Spectrum Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, la Galleria di 10 Corso Como presenta «Spectrum», la prima personale italiana dedicata a Viktor&Rolf.
Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.

St. Vincent, l’unica rockstar

Il suo Masseduction è stato uno dei migliori album del 2017: mercoledì 27 giugno Annie Clark suona al Magnolia di Milano.

27 Giugno 2018

Se sei musicalmente molto capace ma in più bella, beneducata, alla moda come si conviene, poco sorridente alla Victoria Beckham (i sorrisi in foto fanno sembrare sciocchina), frequentatrice dei giri giusti e della gente giusta, alcuni noterebbero pure magra (in epoca di spauracchi da fat shaming non si può più dire tranquillamente, pena la forca). Insomma se sei tutte queste cose insieme, la strada per te sarà incredibilmente in salita. Quando si nomina St. Vincent ancora in tanti storcono il naso, St. Vincent che noia, St. Vincent che modaiola, St. Vincent che furba, St. Vincent che precisina, St. Vincent che fredda, St. Vincent che palincula (si dice fuori Milano?). Lei è molto brava, ma possedere anche tutte le qualità sopradette aggrava la sua situazione, per quella sindrome per cui nelle musiciste (al femminile, sì) il pubblico preferisce immedesimarsi quando sono giustamente imperfette, preferibilmente sfatte. Amy Winehouse piaceva a tutti anche perché era una tossica, Madonna fa meno paura adesso che ha sessant’anni e si può dire che sul palco sfigura (saliteci voi), Lady Gaga ha il nasone (chirurgicamente aggiustato, ma il pubblico non lo freghi: sempre nasona resta), la magnifica Rihanna è meglio quando è grassa così non mette in soggezione, va bene anche Giusy Ferreri perché almeno faceva la cassiera all’Esselunga, e continuate voi l’elenco. Il pubblico vuole l’effetto “una di noi”, vero o bluff che sia. Il pubblico è cattivo. St. Vincent è bella e brava, come avrebbe detto un qualsiasi Pippo Baudo, anzi lui in un’altra epoca una come lei avrebbe potuto persino inventarla. E allora, se è bella e brava, a chi può stare simpatica, a chi può mai piacere davvero?

Che abbia fatto un ultimo grande disco, Masseduction, sembra un dettaglio di poco conto, un incidente venuto bene come tutto quello che le capita: che vuoi, è bella, beneducata, alla moda, mica le può andare male qualcosa. Il 27 giugno lo suona a Milano (al Magnolia, c’è ancora posto, accorrete), insieme a tutti i dischi passati che – ne convengono pure i detrattori – sono bravi e belli anche loro, da Marry Me ad Actor, e poi Strange Mercy, e quello appena precedente all’ultimo che per titolo ha il suo nome, e Love This Giant scritto e cantato col sommo David Byrne (i giri giusti, la gente giusta). Alla data italiana ci saranno tanti di quegli ascoltatori che puntano il dito, che noia che fredda che modaiola, perché ormai St. Vincent è una cosa grossa: bisogna comunque essere presenti, anche solo per lamentarsi. Variety definisce il tour «un progetto pop-art» e si pone una domanda retorica che farà irritare molti: «Che St. Vincent sia davvero l’unica rockstar donna del nostro tempo?».

Il titolo assegnato dal giornale non viene per caso. I più fini osservatori sanno che Anne Erin Clark detta Annie – almeno all’anagrafe ha un nome del tutto insignificante: una macchia sul pedigree – è nipote di Tuck Andress e Patti Cathcart, vale a dire Tuck & Patti, duo jazz-folk noto alle masse radiofoniche soprattutto per la cover di Time After Time di Cyndi Lauper. Quindi pure i natali della nostra sono compromessi, non ha mica penato, la genetica anche musicale era dalla sua parte. Quella è la tradizione di famiglia, quella dunque è la strada. Il primo gruppo in cui entra Annie ha come frontman Sufjan Stevens, altro ex indie quest’anno certificato presso bolle più ampie per via delle due canzoni scritte per Call Me by Your Name di Luca Guadagnino. St. Vincent l’ha accompagnato al basso sul palco degli Oscar su Mystery of Love, candidata alla statuetta: i palinculi si sono presi tutto, anche la prima serata Abc!

Poi è venuto l’amore a incasinare tutto. Annie – che si definisce «gender fluid», mica poteva fare le cose semplici, rimproverano i soliti storcitori di naso – ha nel curriculum sentimentale un paio di fidanzate belle e come lei poco simpatiche ai più, prima la top Cara Delevingne, poi la diva Kristen Stewart. Annie finisce nei rotocalchi senza manco volerlo, o forse sì, questo è ciò che sospettano i critici: è una strategia bella e buona! Secondo alcuni, Masseduction non ha avuto il successo meritato in quanto uno dei migliori album del 2017, ma per via del posizionamento della sua autrice sul mercato dei media pettegoli. Oggi St. Vincent sarebbe famosa soprattutto per altri motivi, mica per la musica. “Seduzione delle masse”, recita il titolo. Il pubblico non lo freghi.

Questo giugno potrebbe finire per diventare il momento che cambia tutto. L’ultimo video di St. Vincent, girato per il remix di Fast Slow Disco, esce in pieno Pride Month ed è espressamente dedicato alla causa LGBTQ. C’è lei tutta sudata in un gay club, in mezzo a uomini s-vestiti di pelle e di borchie. Una spumeggiante orgia arcobaleno che potrebbe definitivamente collocarla dentro un mondo che non aveva cavalcato così tanto fino ad ora: quello omosessuale, appunto. St. Vincent neopaladina della causa, peccato che si sentano già i primi gnègnè di bandiera: lei che si elegge madrina del Gay Pride? Ma per favore! Non è abbastanza baraccona! E sempre lì si torna. Bella e brava, e tutto quello che viene dopo. Essere St. Vincent è davvero una faticaccia, signora mia.

Foto Getty
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