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Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
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L’agenzia meteorologica giapponese fa dell previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

Korakrit Arunanondchai è un artista da conoscere

In mostra allo Spazio Maiocchi di Milano una selezione di opere dell'artista thailandese che nel suo lavoro fonde l'animismo con la tecnologia.

22 Febbraio 2019

A Spazio Maiocchi si sta comodi anche quando si è in tanti. Quando inzia il live set del produttore svizzero Bonaventure, in molti si spostano davanti al palco scultoreo progettato dall’artista thailandese Korakrit Arunanondchai. Qualcuno resta sdraiato sui cuscini, ascoltando la musica e fissando il fumo artificiale che riempie la sala, altri continuano a circolare nello spazio, fermandosi per qualche minuto davanti ai video e alle opere. Fuori, il cortile è già pieno di persone che parlano, fumano e bevono, sovrastate dal grande cartellone che, come da tradizione, è stato ripensato dal protagonista della mostra in corso.

Inaugurata ieri sera, la mostra di Korakrit Arunanondchai sarà visitabile fino al 31 marzo. Nato a Bangkok nel 1986, nipote dell’ambasciatore tailandese in America, Francia e Vietnam, Arunanondchai si è avvicinato all’arte una decina di anni fa, quando si è trasferito a New York e ha iniziato a fare video: durante gli anni dell’adolescenza, dice, non aveva mai visto una mostra di arte contemporanea. Con la sua pratica, che comprende anche scultura, pittura e performance, dà forma a un flusso di ricerca costante in cui ogni lavoro si nutre di quello precedente, costruendo un linguaggio personale in cui convivono animismo, tecnologia, storia e filosofia. Intervistato da Andrea Lissoni (curatore alla Tate Modern di Londra), Arunanondchai è anche il protagonista della cover story del numero 33 di Kaleidoskope, il magazine che racconta l’estetica contemporanea.

In mostra una preziosa selezione di opere che introducono alla pratica dell’artista, così ricca e articolata da dare l’idea di un organismo mutante e auto-generante, come dotato di vita propria. Nelle sale si trovano diversi video, tra cui il recente “History in a room fillled with people with funny names 4″ (2018), alcune immagini e due sculture, “Workshop for Peace” (2018). Sono proprio questi affascinanti e mostruosi assemblamenti il portale più veloce per accedere al mondo dell’artista: ipnotici e inquietanti – guardandoli è facile pensare alla flora e alla fauna impazzita di Annientamento – evocano la mutevolezza del mondo materiale e le preoccupazioni dell’artista nei confronti dell’iper-evoluzione.

Nei suoi video, Arunanondchai interseca il suo ecosistema personale con narrazioni storiche ed elementi della cultura pop, navigando liberamente nel tempo e nello spazio, inventando storie, tempi e spazi inesistenti eppure, in qualche modo, sempre familiari. Come scriveva Marco Arrigoni nella recensione della prima personale in Italia dell’artista – nel 2016, al Museion di Bolzano – i video di Arunanondchai contegono una serie di cliché legati all’immaginario orientale, «proposti ed organizzati nella prospettiva dell’occidentale che li guarda. Si attua così un gioco sofisticato e mimetizzato (forse anche autoironico e altamente critico) tra un vedere orientale e occidentale (due sguardi che, poi, si mischiano nelle opere), tra realtà e fantasia, spiritualità e scienza, memoria individuale e collettiva, globalizzazione e tradizione». Opere che si sviluppano secondo lo stile delirante dei sogni, selezionando simboli e personaggi già visti chissà dove. Se il presente si addormentasse e iniziasse a sognare, forse le opere di Arunanondchai sarebbero i suoi incubi e le sue visioni.

Korakrit Arunanondchai, A workshop for peace: nowhere to go: let the song hold us: in a room filled with people with funny names 4, installation view, CLEARING, Bruxelles, 2018

Spazio Maiocchi

Spazio Maiocchi si trova nel quartiere di Porta Venezia e occupa l’intero piano terra di un edificio ex industriale di oltre 1000 metri quadri. Ospita mostre, eventi e concerti con lo scopo di fondere e mettere in relazione il mondo dell’arte, della moda, del design e della musica. In poco più di un anno di programmazione ha saputo presentare alla città le ultime tendenze di una forma d’arte ibrida, fortemente legata alla street culture, che si sviluppa, in particolare, nelle intersezioni tra la moda e l’arte visiva, il reale e il virtuale, la dimensione urbana e quella internazionale. I due fondatori dello spazio sono Slam Jam e Carhartt Wip ai quali si sono uniti Kaleidoscope, magazine nato nel 2009 a Milano, e Plusdesign, galleria di design sperimentale. Dal 2017 lo Spazio Maiocchi è condiviso da tutti come base operativa e spazio espositivo.

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