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Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
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Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
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C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
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Korakrit Arunanondchai è un artista da conoscere

In mostra allo Spazio Maiocchi di Milano una selezione di opere dell'artista thailandese che nel suo lavoro fonde l'animismo con la tecnologia.

22 Febbraio 2019

A Spazio Maiocchi si sta comodi anche quando si è in tanti. Quando inzia il live set del produttore svizzero Bonaventure, in molti si spostano davanti al palco scultoreo progettato dall’artista thailandese Korakrit Arunanondchai. Qualcuno resta sdraiato sui cuscini, ascoltando la musica e fissando il fumo artificiale che riempie la sala, altri continuano a circolare nello spazio, fermandosi per qualche minuto davanti ai video e alle opere. Fuori, il cortile è già pieno di persone che parlano, fumano e bevono, sovrastate dal grande cartellone che, come da tradizione, è stato ripensato dal protagonista della mostra in corso.

Inaugurata ieri sera, la mostra di Korakrit Arunanondchai sarà visitabile fino al 31 marzo. Nato a Bangkok nel 1986, nipote dell’ambasciatore tailandese in America, Francia e Vietnam, Arunanondchai si è avvicinato all’arte una decina di anni fa, quando si è trasferito a New York e ha iniziato a fare video: durante gli anni dell’adolescenza, dice, non aveva mai visto una mostra di arte contemporanea. Con la sua pratica, che comprende anche scultura, pittura e performance, dà forma a un flusso di ricerca costante in cui ogni lavoro si nutre di quello precedente, costruendo un linguaggio personale in cui convivono animismo, tecnologia, storia e filosofia. Intervistato da Andrea Lissoni (curatore alla Tate Modern di Londra), Arunanondchai è anche il protagonista della cover story del numero 33 di Kaleidoskope, il magazine che racconta l’estetica contemporanea.

In mostra una preziosa selezione di opere che introducono alla pratica dell’artista, così ricca e articolata da dare l’idea di un organismo mutante e auto-generante, come dotato di vita propria. Nelle sale si trovano diversi video, tra cui il recente “History in a room fillled with people with funny names 4″ (2018), alcune immagini e due sculture, “Workshop for Peace” (2018). Sono proprio questi affascinanti e mostruosi assemblamenti il portale più veloce per accedere al mondo dell’artista: ipnotici e inquietanti – guardandoli è facile pensare alla flora e alla fauna impazzita di Annientamento – evocano la mutevolezza del mondo materiale e le preoccupazioni dell’artista nei confronti dell’iper-evoluzione.

Nei suoi video, Arunanondchai interseca il suo ecosistema personale con narrazioni storiche ed elementi della cultura pop, navigando liberamente nel tempo e nello spazio, inventando storie, tempi e spazi inesistenti eppure, in qualche modo, sempre familiari. Come scriveva Marco Arrigoni nella recensione della prima personale in Italia dell’artista – nel 2016, al Museion di Bolzano – i video di Arunanondchai contegono una serie di cliché legati all’immaginario orientale, «proposti ed organizzati nella prospettiva dell’occidentale che li guarda. Si attua così un gioco sofisticato e mimetizzato (forse anche autoironico e altamente critico) tra un vedere orientale e occidentale (due sguardi che, poi, si mischiano nelle opere), tra realtà e fantasia, spiritualità e scienza, memoria individuale e collettiva, globalizzazione e tradizione». Opere che si sviluppano secondo lo stile delirante dei sogni, selezionando simboli e personaggi già visti chissà dove. Se il presente si addormentasse e iniziasse a sognare, forse le opere di Arunanondchai sarebbero i suoi incubi e le sue visioni.

Korakrit Arunanondchai, A workshop for peace: nowhere to go: let the song hold us: in a room filled with people with funny names 4, installation view, CLEARING, Bruxelles, 2018

Spazio Maiocchi

Spazio Maiocchi si trova nel quartiere di Porta Venezia e occupa l’intero piano terra di un edificio ex industriale di oltre 1000 metri quadri. Ospita mostre, eventi e concerti con lo scopo di fondere e mettere in relazione il mondo dell’arte, della moda, del design e della musica. In poco più di un anno di programmazione ha saputo presentare alla città le ultime tendenze di una forma d’arte ibrida, fortemente legata alla street culture, che si sviluppa, in particolare, nelle intersezioni tra la moda e l’arte visiva, il reale e il virtuale, la dimensione urbana e quella internazionale. I due fondatori dello spazio sono Slam Jam e Carhartt Wip ai quali si sono uniti Kaleidoscope, magazine nato nel 2009 a Milano, e Plusdesign, galleria di design sperimentale. Dal 2017 lo Spazio Maiocchi è condiviso da tutti come base operativa e spazio espositivo.

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