Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti
«L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.
Mentre il resto d’Europa si dirige convintamente verso il precipizio del nazionalismo e dell’identitarismo, la Spagna di Pedro Sánchez sceglie di muoversi in direzione ostinata e contraria. Il governo ha annunciato martedì 10 marzo l’estensione dell’assistenza sanitaria gratuita ai migranti privi di documenti, una misura approvata tramite decreto per superare le resistenze del Parlamento. Non si tratta solo di una scelta amministrativa, ma della continuazione di una politica di accoglienza ben definita e mai nascosta. Per la prima volta in Spagna, quindi, il diritto alla salute viene slegato dal possesso di una residenza legale e di un permesso di soggiorno.
Questa decisione si inserisce in una strategia più ampia di regolarizzazione implementata in questi anni dal governo socialista spagnolo, una strategia che passa anche dal recente annuncio della regolarizzazione di circa 500 mila persone che da anni vivono e lavorano nel Paese. La logica di Sánchez è pragmatica, tutt’altro che ideologica: gli immigrati sono considerati una risorsa vitale per colmare i vuoti della forza lavoro e sostenere un sistema pensionistico minacciato dall’inverno demografico. Tuttavia, queste politiche migratorie stanno portando prevedibili problemi al suo governo. La destra spagnola ha già accusato l’esecutivo di azionare, con queste decisioni, un pericoloso “effetto chiamata” e di attrarre così i flussi migratori verso le coste iberiche.
Il posizionamento della Spagna sulla questione migratoria è isolatissimo nel contesto internazionale, in aperto contrasto con la cosiddetta linea dura che sta prevalendo nel resto dell’Unione Europea e negli Stati Uniti. Come riporta anche Economic Times, mentre Italia e Grecia restano sotto pressione come principali punti d’ingresso, Madrid prova a gestire il fenomeno attraverso integrazione e stato sociale. Come ha spiegato su X il ministro della Salute, Mónica García, «l’obiettivo è rispondere a un’ondata di odio garantendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto, ma dalla semplice presenza sul territorio».
¡APROBADO!
Recuperamos la universalidad en nuestra sanidad. Acabamos con la exclusión administrativa abierta en 2012.
Frente a la ola del odio, garantizamos el derecho a la salud para todos. Solo podemos cuidarnos si lo hacemos como sociedad. pic.twitter.com/synqFH6Osl
— Mónica García (@Monica_Garcia_G) March 10, 2026