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Sorrentino e il sesso

Nane, ballerine, spogliarelliste, voyeur, finti ma lascivi cardinali, amici di famiglia e minorenni ricattate: nei film (e in un libro) del regista Premio Oscar c'è tutto l'alfabeto del sesso.

03 Marzo 2014

C’è una cosa del cinema di Sorrentino ineluttabilmente perfetta: il sesso. Perché contrariamente al solito non è lasciata al caso, ed è viva, non so che aggettivo usare, ma vivo, nel senso di sentito. Tutte le volte che finisci per vedere un suo film, per leggere qualcosa di suo, c’è dentro sempre qualcosa che ha meravigliosamente a che fare con l’eros. E c’è, e questo è straordinario, secondo una grammatica sessuale per lo più inusuale. O quanto meno non vista. Una specie di sessualità vissuta sul bordo del permesso, ma un po’ prima del perverso, come un desiderio psicologico ma mai psicotico. E quindi lontano, e al riparo, da qualsiasi deriva malconcia, malata, sovversiva. Eppure dentro un ordine non addomesticato e tinellico (come sempre viene descritto nel cinema) ma invece comunque non ordinario (come sempre dovrebbe essere, il sesso).
E quindi in ogni film c’è qualcosa che è sesso puro. E, per il cinema, sesso non visto.

Già nel suo primo cortometraggio, L’amore non ha confini, per dire, a un certo punto un ragazzino stacca nel mezzo di una scena qualsiasi un “sai cosa, voglio masturbarmi sul mappamondo, voglio venire sul Marocco.” Mentre nella scena prima una riunione paradossale si svolge mentre una donna fa un pompino sotto la tunica a un pseudo cardinale.

E ne L’uomo in più, il suo primo film, il protagonista (50enne) si ritrova la vita in frantumi, in galera, distrutto, per tutto il film, per essere stato sedotto da una 16enne (irrazionalità a cui solo i maschi non sanno resistere) e persino scoperto in pieno amplesso dalla mamma (perversione non da poco), poco dopo una sessione di sesso orale nel bagno di una discoteca. Il coprotagonista ha una storia con una donna sposata (poca roba), mentre un’altra donna sposata si infila nel suo camerino col marito in attesa all’uscita.

Oppure, nel suo terzo film, L’amico di famiglia, la scena (meravigliosa) del vecchio/storpio/nano/usuraio/camorrista che va e letto con una giovane/vergine/splendida Laura Chiatti, per di più sotto ricatto economico. Lui inguardabile, lei inarrivabile. E lui, il più ricco e farabutto, alla fine per quel sesso, per quel desiderio (per lei) decreta la perdita di tutti i suoi averi (va da sè che una donna, in quanto tale, non potrà che vincere, anche sul più mefistofelico dei maschi della terra).

Vita distrutta, fino alla morte (di nuovo da una donna, per il terzo film su tre, qualcosa vorrà dire), ne Le conseguenze dell’amore. Anche qui, un uomo di 50 anni perdutamente innamorato di una ragazzina quasi minorenne. Da notare come in tutto il film, l’unico film di Sorrentino, non c’è scena o accenno sessuale: l’unico film in cui si parla di una storia di amore è senza sesso. Anche qui: qualcosa vorrà dire.

E poi c’è  Il Divo, un film su Andreotti, la figura più lontana da qualsiasi erotismo che si possa immaginare. Eppure c’è la corte dei politici, “lo squalo” accompagnato da tre donnacce, Pomicino che balla il latino americano, e la moglie della diplomatica innamorata di un giovane (e prestante). Insomma, eros persino nel posto dove è inutile metterlo, e forse paradossale persino cercarlo. Dove si arriva persino a raccontare le donne innamorate (inventate) di Andreotti: un uomo di cui solo immaginare una sessualità è già fantasia, di per se.

Oppure, altro esempio non ordinario, in This must be the place, Sean Penn (sex symbol per eccellenza) è sostanzialmente un uomo rimasto in età prebura e presessuale che consuma una sessualità con la moglie fatta di petting (attivo), come fosse il suo gioco prenanna. Il suo ciucciotto.

E nel suo ultimo film, fresco di Oscar come migliore film straniero, La grande bellezza, quest’uomo di 65 anni ha una sessualità invidiabile, seduce una splendida spogliarellista in un locale di simili prostitute. Il suo miglior amico va regolarmente con i trans. Il suo vicino di casa fa il voyeur dei suoi “dipendenti” con prostitute varie. La nana, il suo capo, ha una storia sessuale con uno strano personaggio. La scrittrice/intellettuale ha un marito gay, e la ricca romana 50enne ha il computer con i selfie nuda.
Dei 5 personaggi, non uno ha una vita sessuale ordinaria. Persino Verdone, nel suo non averne una, è straordinario. Tra l’altro, notare, non aver omesso la sessualità di nessun personaggio è già un bel dato.

Per non parlare del suo romanzo (Hanno tutti ragione), che è un continuo di riferimenti e scene al cinema improponibili (e io sono convinto che siano finite nel libro tutte quelle omesse al cinema). Persino il cognome del protagonista (Pagoda) nasce da una reale confessione di un amico di Sorrentino molto grasso, che gli diceva che la posizione preferita era la posizione “pagoda”. Nessuno sa, realmente, in cosa consista.

In cinque film e un libro, c’è praticamente tutto l’alfabeto tassonomico del porno: voyeur, gangbang, public, trans, minorenni, prostitute, storpi, esibizionisti, lap dance, vergini, nani e ballerine.

Il libro comincia con un’orgia a tre con due prostitute, con una delle due donne ferma nell’angolo della stanza tutto il tempo ad aspettare, e guardare, vestita, il rapporto, fino a comparire solo al momento della sua eiaculazione (sul viso, vestita, come fosse lì ad aspettare solo il finale). Scena indimenticabile, e di oggettiva bellezza. Lui, Tony, fa sesso con qualsiasi donna, fuorché la moglie. E in un altro momento del libro la sua amica e confidente, oramai attempata e insospettabile, svela di avere tre figli illegittimi da camionisti del vicentino di cui nessuno sa l’esistenza, e di cui nemmeno lei ricorda il nome. O una 15enne che seduce il protagonista anziano (di nuovo la minorenne) e una donna (l’amore della sua vita) uccisa per gelosia gettata dalle scale. E il protagonista, che solo all’elencare la sua “Treccani delle emozioni” squaderna un ventaglio di sessualità senza appello, in una pagina di rarissimo genio letterario.

Insomma, in cinque film e un libro, c’è praticamente tutto l’alfabeto tassonomico del porno: voyeur, gangbang, public, trans, minorenni, prostitute, storpi, esibizionisti, lap dance, vergini, nani e ballerine.
È inusuale nei grandi registi, eppure c’è tutto, e tutto rigorosamente sullo sfondo, solo a volerlo notare, senza mai eccessi, o dita a indicare. È l’ambiente naturale in cui si svolgono le storie. Stanno lì, come fossero il retrobottega di quei volti, senza ossessione, o accento. In una sorta di c’est la vie.

Perché in fondo sono semplicemente un risvolto psicologico degli uomini, inutili alla storia, inutili al senso del racconto, eppure imprescindibili nel disegnare le personalità. Sean Penn potrebbe ritrovare la storia del padre (e la sua) senza quella scena, ma quale miglior modo per raccontare la sua asessualità, il suo infantilismo? Tony Pisapia potrebbe incorrere nella sua disfatta con qualsiasi pretesto, ma nessun pretesto sarebbe migliore di una notte con una minorenne per raccontare la vitalità spregiudicata e appassionata di Tony. Non esisterebbe quella completezza e quella complessità dei personaggi di Sorrentino, senza quei dettagli sessuali. Se il fabbricante di giocattoli non andasse a trans, il cantante neomelodico andasse ordinariamente a letto con la moglie, se l’intellettuale non avesse il marito gay (e quindi covasse rancore), beh, quei personaggi non sarebbero loro. Non ci sarebbe movente, psicologia, tensione, grado di onirismo. Il loro modo di desiderare è il loro modo di stare al mondo, e viceversa.

Perché quella sessualità complessa (e quindi alta) del cinema di Sorrentino, è il contraltare indotto e inevitabile di una complessità psicologica dei personaggi che è il senso stesso dei suoi film. Costruirli intorno ai soggetti, inevitabilmente necessita una sessualità altrettanto non ovvia, non lineare, epifanica. Perché in fondo il sesso è poco più di una declinazione della psiche, e quindi dell’umano, e un cinema costruito sulle persone contempla nella sessualità un tratto inevitabilmente decisivo. Lì dove costruisce un personaggio sfaccettato lui disegna, sempre, una sessualità inedita. Se non altro perché il sesso è un desiderio che tende al non ordinario, all’evasione, a quel tratto di immaginario umano in cui vive una realtà ancora vera, eppure un pelo dopo il possibile. Che è in fondo quello stesso tratto in cui dimora, sempre, il suo cinema.

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