Alla galleria Banquet di Milano, KINGS, duo composto da Daniele Innamorato e Federica Perazzoli, porta una mostra che mescola desiderio, immagini, onestà, censura, pornografia e autodeterminazione.
Diventare padre ti cambia come essere umano e, almeno a giudicare da Sentimental Value, anche come regista. Anche se poi, a ben vedere, il concepimento di questo film risale alla conclusione di La persona peggiore del mondo, il precedente lungometraggio di Joachim Trier, quello che l’ha lanciato definitivamente sulla scena internazionale insieme a Renate Reinsve, sua musa. Sulla carta i due film non potrebbero essere più lontani. La persona peggiore del mondo aveva colpito ed entusiasmato la critica proprio per il modo in cui raccontava una giovane donna disordinata, sospesa tra relazioni sentimentali e possibilità di vita, così incerta nel diventare adulta per davvero (e nel prendere sul serio l’irrevocabilità di certe scelte) da finire per esserlo solo anagraficamente, dopo aver ferito molti, compresa sé stessa.
Eppure, nel finale di quel film, genitorialità e morte entravano improvvisamente in scena, strette l’una all’altra, ed è proprio da lì che Sentimental Value riparte. A scrivere entrambi i film sono due amici norvegesi di lunghissima data. Nei quattro anni necessari alla realizzazione di questo progetto, sia Eskil Vogt (co-sceneggiatore del film) che Joachim Trier sono diventati padri. Mettere al mondo una nuova generazione e vendere una casa di famiglia in cui ne sono cresciute diverse sono gli eventi che Trier ha vissuto in prima persona in questo lasso di tempo e che hanno alimentato un film che si interroga, con grande profondità ma non senza tenerezza, su cosa passi davvero da una generazione all’altra.
La risposta sta tanto nella materialità degli oggetti quanto nell’immaterialità dei traumi: è questo il valore sentimentale che le due sorelle protagoniste ereditano dai genitori e si ritrovano a dover valutare. Il film si apre con il funerale della madre di Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas), ospitato nella grande casa che è silenziosa protagonista insieme alle due ragazze. Una casa così satura dei sentimenti della famiglia Borg da sembrare quasi capace di sussurrare. La sorella maggiore, Nora, già da ragazzina scrive un tema proprio su quella casa, rivelando la sua “condanna alla sensibilità”, per dirla come la direbbe Jep Gambardella. Attrice talentuosa che scava nel proprio dolore per trarne personaggi, è lei a vivere in modo più destabilizzante la ricomparsa del padre. Anni dopo essersi lasciato le figlie alle spalle, Gustav (Stellan Skarsgård) ritorna infatti nella loro vita proprio in occasione del funerale dell’ex moglie. Dalle ferite emotive e dagli attacchi di panico che Nora a fatica riesce a contenere s’intuisce quanto l’abbandono del padre e il divorzio dei genitori l’abbiano segnata.
Fare figli per farne arte
Sentimental Value dice addio a una casa che ha plasmato intere generazioni di una famiglia proprio nel momento in cui Gustav decide di rientrare nella vita delle figlie. Anziano e stimato regista, condivide con la figlia maggiore la stessa sensibilità artistica, che però lui utilizza come un corpo contundente, come una lente attraverso cui filmare la propria verità. Quando le due erano ancora bambine, Gustav aveva già sublimato il rapporto con la figlia minore Agnes in un film divenuto un classico, di cui vediamo solo la scena finale: così bella e struggente da star male al pensiero che non assisteremo mai al resto. Ora Gustav è anziano e un po’ acciaccato, ma ancora attivo all’interno di un gruppetto di colleghi e amici ancora più malmessi di lui. Persino il suo modo di fare cinema sta morendo, insieme alla sua generazione. Sente quindi che è arrivato il momento di sublimare e risolvere anche il rapporto con Nora, la figlia che artisticamente più gli somiglia, per la quale ha scritto un film fortemente autobiografico. Gustav la vorrebbe vedere nel ruolo della protagonista.
Interpretato da quel gigante della recitazione che è Stellan Skarsgård, a sua volta padre e capostipite di una vera dinastia di attori, Gustav in Sentimental Value non è soltanto un padre manchevole: è anche un figlio che porta su di sé un trauma personale, storico e generazionale, di cui ormai restano testimoni solo lui e la casa che sta per mettere in vendita. Una casa i cui muri, le cui crepe, le cui porte hanno assorbito grida e silenzi di almeno tre generazioni della famiglia Borg.
Padri snaturati, figli irrisolti
Gustav, come Trier, usa la scrittura per riflettere su sé stesso e per tentare di comprendere sua madre. Nel farlo, finisce per riavvicinarsi alla figlia maggiore prima ancora con le parole che con le azioni, colmando un’assenza che si allargava da anni. A differenza del suo creatore, però, Gustav si trova in una fase della vita in cui si sente di nuovo figlio. Ha tra le mani un grande copione e ne è consapevole: uno strumento che gli permetterà di chiudere i conti con le due figure femminili rimaste in sospeso nella sua esistenza: la madre e la figlia. Solo che Nora, di cui il film suggerisce costantemente quanto l’assenza del padre abbia inciso sulla sua vita e sulle sue relazioni, è ancora bloccata nell’infanzia in cui è stata abbandonata dall’artista in cerca di affermazione e dall’uomo che ha smesso di amare sua madre. Nora quel film non lo vuole fare e così Gustav cerca una sostituta (Elle Fanning, che interpreta Rachel), un proxy, restando però a sua volta prigioniero di un altro tipo di abbandono. La risposta è tutta in una sceneggiatura tesa verso il proprio finale, l’unico che gli permetterà di sublimare, attraverso la figlia, il suo essere a sua volta un figlio irrisolto.
L’arte, in Sentimental Value, è salvifica perché permette di riconoscere il proprio dolore e comprendere quello degli altri prima ancora che venga esplicitato. La sensibilità artistica innerva tutti i Borg, anche quelli appena accennati nei numerosi incisi che raccontano le varie generazioni della famiglia. È questa sensibilità a tenere insieme i Borg più dei legami di sangue, pur manifestandosi in forme diverse. Nora e Gustav si scontrano spesso frontalmente perché in entrambi la drammaturgia prende forma in modo molto simile e, in fondo, ciascuno tenta di usare l’altro per sublimare i propri irrisolti familiari.
Nella sorella minore Agnes, invece, esiste una declinazione differente della stessa creatività: meno viscerale, più analitica, ma non meno sensibile. Agnes è oggi il perno tra sorella e padre, tra le diverse generazioni della stessa famiglia, l’asse portante dei Borg, solida e accogliente quanto la casa, perché è stata salvata da bambina. Con il suo primo successo autoriale, in cui Agnes interpretava la protagonista, Gustav ha già vissuto la catarsi del loro rapporto. Di fronte al suo abbandono, la capacità di Nora di farsi carico della sorella e schermarla dal dolore ha reso Agnes la donna adulta, moglie e madre che è oggi. Una persona abbastanza forte da proteggere la sorella maggiore dalle proprie fragilità e da accompagnarla verso un possibile dialogo con il padre, che passi dalle parole o da un copione.
Il cinema dei genitori
Sentimental Value non è l’unico film dell’anno in cui i traumi generazionali e storici abitano i luoghi, sussurrando attraverso le generazioni: accadeva anche nel bellissimo Il suono di una caduta, presentato, come il film di Trier, a Cannes. Non è nemmeno l’unico titolo in corsa agli Oscar a raccontare la genitorialità con questa intensità: in Hamnet un altro uomo, lontano dalla famiglia per inseguire la propria ambizione artistica, è costretto ad affrontare insieme alla moglie un dolore devastante. Sentimental Value, però, è il film più catartico, quello che riesce a catturare la condizione ambigua di chi si trova a metà della propria esistenza, genitore e figlio insieme, con la stessa intensità e inesorabilità, e in entrambi i ruoli ferisce ed è ferito.
La differenza rispetto alle crepe della realtà è che, per Trier, la soluzione passa dal cinema. Non a caso ci mostra il punto d’arrivo del suo film (la sua conclusione) già a metà dello stesso. Quando però ci si arriva davvero, alla chiusura di Sentimental Value, quegli stessi movimenti di macchina sono carichi di tutta la storia vissuta insieme ai tre straordinari protagonisti. In mezzo, appunto, c’è un autore e regista che è cresciuto ed è cambiato perché, ai margini della propria arte, è diventato padre, scegliendo stavolta di rendere questa identità centrale anche dentro il suo film.
Alla galleria Banquet di Milano, KINGS, duo composto da Daniele Innamorato e Federica Perazzoli, porta una mostra che mescola desiderio, immagini, onestà, censura, pornografia e autodeterminazione.
Il film di Eva Victor, apprezzatissimo prima al Sundance e poi a Cannes, è un raro e riuscito tentativo di raccontare il trauma senza mai mostrarlo. Ed è, soprattutto, una commovente professione di fede nella sorellanza.
E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
