Hype ↓
13:57 mercoledì 11 marzo 2026
A Londra hanno aperto due punti di controllo qualità della droga per prevenire overdose e morti Si trovano a Hackney e Camden, li gestisce l'associazione The Loop, assieme al Comune e alla polizia locale.
Chloë Sevigny e Gillian Anderson hanno sfilato per Miu Miu ricordandoci che gli anni ’90 sono stati bellissimi Lo show, chiamato "Mindful Intimacy", rifletteva sul rapporto tra corpo e abito in un mondo così grande e problematico: un pensiero che, di per sé, è già molto anni '90.
Il brand di Pat McGrath, una della make up artist più famose al mondo, ha dichiarato bancarotta E però ha già trovato nuovi investitori che sosterranno con 30 milioni la ristrutturazione dell'azienda.
Corrado Guzzanti è tornato a interpretare Vulvia di Rieducational Channel in un nuovo programma disponibile su RaiPlay L'occasione è il “talk botanico” La pelle del mondo, un programma dedicato alle piante e alla biosfera condotto dal botanico Stefano Mancuso.
Dal 19 marzo Milano avrà una via dedicata all’anarchico partigiano Giuseppe Pinelli Prenderà il posto dell'attuale via Micene, in zona San Siro, a due passi da dove viveva. Sulla targa ci sarà scritto "Via Giuseppe Pinelli, anarchico partigiano".
L’Iran è riuscito quasi ad azzerare il traffico nello Stretto di Hormuz usando le onde elettromagnetiche contro le navi È il jamming dei sistemi di navigazione che usano il Gps, una tecnica di guerra elettronica sempre più usata ed efficace.
Wikipedia ha modificato le pagine di diverse città della Striscia di Gaza descrivendole come se non esistessero più Dalle modifiche è nata un'accesa polemica, con molti che hanno ricordato come migliaia di persone vivano ancora in quei posti, anche se distrutti.
Il bilocale che fu la prima casa di Pasolini a Roma è diventato un museo e si può visitare L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.

Scrivere per non offendere nessuno: chi sono i sensitivity reader

Nell'editoria Usa una nuova figura di lettore verifica la correttezza di un manoscritto rispetto alle minoranze. Ne abbiamo parlato con l'autrice di Un bel quartiere, che ne ha usato uno per scrivere di una famiglia afroamericana.

21 Luglio 2021

Qualche anno fa, a una conferenza tenuta da Zadie Smith, una persona tra il pubblico si alza in piedi e fa una domanda: chiede se secondo lei un autore bianco può scrivere una storia dal punto di vista di una persona nera. Erano gli anni in cui in America nasceva #ownvoices, l’hashtag col quale su Twitter ci si scambiavano consigli letterari solo se i libri avevano al centro personaggi appartenenti alle stesse comunità marginalizzate dei loro autori. C’era poi stato lo scandalo di American Dirt, il romanzo che lo scorso anno Oprah aveva scelto per il suo club del libro, che aveva fatto infuriare la comunità latina perché l’autrice, bianca, si era appropriata dello sguardo della sua protagonista messicana.

Lei risponde di sì, «se vuoi dei personaggi che non sono come te, basta che tu faccia i compiti»: alla fine scrivere fiction vuol dire per forza immaginarsi le vite di personaggi che non sono come noi. Lo fanno da sempre gli scrittori, scrive una giornalista sul New York Review of Books chiedendosi se ora non possiamo più leggere Otello perché Shakespeare non era nero, se dobbiamo censurare una volta per tutte Madame Bovary perché Flaubert non era una donna bianca morta suicida con una fialetta di arsenico. È colpa dell’era woke di Twitter, della nostra nuova suscettibilità, dice, se i manoscritti vengono rifiutati e agli autori chiesto di censurare capitoli interi. Zadie Smith però ci aveva avvertiti, basta fare i compiti in tempo.

Tra il pubblico della conferenza c’è anche Therese Anne Fowler, lo racconta nei ringraziamenti del suo nuovo libro Un bel quartiere (uno dei libri del 2020 per la National Public Radio), che nel 2013 aveva scritto una biografia di Zelda Fitzgerald, un successo, da cui è stata tratta anche una serie con Christina Ricci. Ha in mente da qualche anno di scrivere un romanzo che «potesse aprire gli occhi ai lettori bianchi sul danno che ogni giorno arrecano ai loro concittadini neri», ci ha spiegato in un’intervista, ed è uscita dall’auditorium dove stava parlando Smith convinta che ne scriverà uno. Pubblicherà nel 2020 Un bel quartiere, uscito da noi lo scorso giugno per Neri Pozza, che ha al centro il conflitto tra due famiglie di vicini, i Whitman, bianchi e borghesi che si sono appena trasferiti nel quartiere, e gli Alston-Holt, afroamericani, che abitano lì da sempre. Al centro della querelle c’è un’antica quercia che separa due case, tanto amata da Valerie Alston-Holt quanto ostacolo ai deliranti piani edilizi della famiglia Wasp. Che cosa fare allora per raccontare correttamente il punto di vista della famiglia nera? Fowler ha fatto i compiti, e ha deciso di passare il manoscritto a un “sensitivity reader”.

Prima che lo sentissi da lei durante una presentazione lo scorso giugno, non avevo mai sentito parlare di un sensitivity reader, così ho cercato su Google. Di articoli in italiano se ne trovano giusto due, uno per lo più tradotto dall’inglese, mentre dai siti americani provengono longform lunghissimi e offerte di lavoro. Il sensitivity reader setaccia il manoscritto alla ricerca di frasi e osservazioni offensive, stereotipi, bias, incomprensioni e rappresentazioni sbagliate che gli autori non appartenenti a una certa minoranza possono aver tralasciato. Per la stessa regola, un sensitivity reader deve appartenere alla comunità di cui si sta parlando. Dando uno sguardo veloce online, puoi chiedere un “sensitivity-check” del tuo romanzo per qualcosa come 250 dollari: «Sono una persona disabile, sono ebreo e gay e soffro di disturbo da deficit di attenzione», scrive uno, su writingdiversely.com, un sito di consulenza di sensitivity reader, «sono musulmana, pachistana con una storia di immigrazione alle spalle e soffro di ansia sociale», dice un’altra.

È all’interno della narrativa scolastica e Young Adult che ha iniziato a tratteggiarsi questa figura, essendo capitato più volte che libri  venissero ritirati dalle vendite perché i lettori avevano ritenuto che le minoranze fossero state rappresentate in maniera problematica e stereotipata. Fondamentale per i lettori di quest’età è la questione dell’identità, dal momento che il lettore sta ancora cercando la sua, prendendo spunto qua e là e quindi la caratterizzazione deve essere aderente e autentica, mai abbozzata. Così il sensitivity reader risolverebbe due dei problemi principali dell’industria editoriale, dove da una parte c’è una sempre maggiore richiesta di rappresentare personaggi che appartengono a minoranze, e dall’altra ci sono quegli stessi autori bianchi a scriverne le storie e spesso a finire nei guai (secondo una stima del New York Times, nel 2018 l’89 percento degli autori pubblicati dalle maggiori case editrici americane erano bianchi).

«Il problema è che gli scrittori in passato non hanno fatto le dovute ricerche e gli editori hanno pubblicato i libri accettando ciecamente l’accuratezza delle rappresentazioni», ha spiegato a Studio Fowler; così come nel giornalismo è fondamentale fare fact-checking, nei romanzi lo è fare un “sensitivity-checking”. In un’inchiesta, il New York Times si chiedeva se questi reader non operassero una sorta di censura preventiva del romanzo, se non fossero guardiani della cancel culture, qualcosa sul tipo “togliamo questa frase perché qualcuno potrebbe offendersi”. Per come la vede Fowler, non è una professione nata soltanto dalle pressioni di questa nuova era, ma semplicemente per facilitare un modo di operare che esiste da sempre: «Si tratta più che altro di formalizzare una parte del processo di ricerca che ogni scrittore è sempre stato obbligato a fare quando scrive di personaggi che sono fondamentalmente diversi da lui».

Era il 2018 quando Therese Anne Fowler, su consiglio dell’editore, si è rivolta a un sensitivity reader: «Era meno comune al tempo», e cioè prima del casino di American Dirt, quel famoso libro finito al bookclub di Oprah. O di The Continent, di cui un’infografica del Washington Post ha rintracciato la riscrittura del sensitivity reader di un manoscritto prima definito “razzista e dannoso”. Tendenzialmente i lettori rimangono anonimi, al pubblico come all’autore, impossibili da rintracciare e intervistare, com’è stato per quello di Therese Anne Fowler. Dal momento che «a capo del razzismo ci sono le persone bianche, sta a loro eradicarlo. Scrivere questo romanzo è stata un’azione che ho intrapreso verso quel fine», ha risposto Fowler quando le ho chiesto come mai considerasse una forma di “attivismo” la sua scelta di raccontare la storia di Un bel quartiere, «e cioè includere il punto di vista dei personaggi neri».

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
SOMEWHERE IN ROME, un film di Rivista Studio in occasione del ritorno di Valentino a Roma

George R.R. Martin vuole fare tutto, tranne finire la saga delle Cronache del ghiaccio e del fuoco

Lo scrittore ha recentemente ribadito che «non è dell'umore giusto» per scrivere il finale, gettando nello sconforto chi da anni lo attende. Ma il tormentato rapporto con la sua opera più famosa dice molto su cosa significhi oggi essere uno scrittore di successo.

Il bilocale che fu la prima casa di Pasolini a Roma è diventato un museo e si può visitare

L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.

Diecimila scrittori hanno pubblicato un libro vuoto per protestare contro le aziende che “rubano” le loro opere per addestrare le AI

Si intitola Don't steal this book e tra i firmatari ci sono anche Kazuo Ishiguro e Mick Herron, l'autore di Slow Horses.

In La mattina scrivo Valérie Donzelli dice quello che nessuno osa dire su povertà e libertà nel lavoro creativo

Il film racconta con un misto di cinismo e rassegnazione la realtà di chi oggi prova a intraprendere una qualsiasi carriera artistica, tra illusioni di radicalità, privilegi, soldi e tempo che non bastano mai. Ne abbiamo parlato con la regista.

Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano

L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.