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La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
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Amanda Lear ha accusato Miley Cyrus di averle copiato una canzone e ha detto che sia i suoi fan che ChatGPT le stanno dando ragione Con gli hashtag #copycat e #ripoff, Lear ha spiegato su Instagram che Redlight di Miley è una scopiazzatura della sua The Sphinx.
Potremo vedere tutti i giorni tutto il giorno i discorsi di Trump sulla nuovissima Trump TV La diretta YouTube si trova nel sito della Casa Bianca e trasmetterà «i video più visti, i discorsi più importanti e i momenti salienti» di tutta l'amministrazione.
Un festival in California è stato cancellato perché la spiaggia su cui doveva tenersi non c’è più a causa dell’erosione costiera Le onde e le piogge portate dall'uragano Marie hanno ridotto talmente tanto lo spazio agibile che quello rimasto non bastava per palchi e pubblico.
Converse ha rimosso una campagna pubblicitaria perché accusata di fare espliciti riferimenti al Ku Klux Klan Una gonna bianca, un fascio di luce bianca che proietta a terra una stella, scarpe Converse tutto attorno. E poi accuse di razzismo e di istigazione alla violenza.
Il regime di al-Sisi in Egitto ha un nuovo nemico pubblico n. 1: il creatore di una pagina Facebook satirica ispirata a SpongeBob Il gruppo in due settimane ha guadagnato 1,8 milioni di follower, tra le altre cose ritraendo al-Sisi come l'insopportabile Mr. Krabs, il capo di SpongeBob.

Il culto di W. G. Sebald

Come lo scrittore tedesco morto nel 2001 si è trasformato in un'icona letteraria.

16 Dicembre 2019

C’è un primo buon indizio per capire quando uno scrittore si è trasformato in autore-di-culto: è l’affanno con cui gli editori cercano, trovano, giustificano e pubblicano ogni pezzetto di carta trovato in giro per il mondo. Non si tratta sempre di operazioni di riciclaggio: questi pezzetti di carta, e cioè articoli, discorsi, interviste, prefazioni, possono essere di qualità eccelsa, come è capitato per il volume Tra parentesi: Saggi, articoli e discorsi (1998-2003) di Roberto Bolaño, e Bolaño stesso è forse il miglior esempio nell’epoca recente di scrittore trasformato in icona religiosa.

Analizzare l’opera e il profilo di Bolaño, in questo senso, offre una sponda per paragonarlo a un altro scrittore “cult”: W.G. Sebald, anche lui protagonista di quest’opera di pubblicazione postuma grazie a Il fantasma della memoria, volumetto agile e felice di Treccani Libri, curato da Lynee Sharon Schwartz, che raccoglie una serie di conversazioni di diversi giornalisti con lo scrittore tedesco. Per capire perché Sebald, da qualche anno (in fondo è morto soltanto nel 2001) si sia trasformato in icona letteraria possiamo iniziare a cercare cose in comune con l’apparentemente diversissimo cileno: entrambi sono personaggi schivi e strani (weirdos, in un certo senso) e poco propensi a parlare di sé; entrambi scrivono in un modo libero o anarchico e certamente poco ortodosso per il canone dell’epoca, anche se in direzioni opposte; entrambi sono romanzieri che si sono spesso provati con la poesia; entrambi sono morti giovani, o comunque non vecchi.

Un altro ingrediente fondamentale per essere cult, se guardiamo ai casi precedenti, è una certa omogeneità nell’opera: libri che si parlano, personaggi che sanno vagare da un volume a un altro, pochi temi che scorrono, riconoscibili, dietro le quinte di tutti. E questo Il fantasma della memoria. Conversazioni con W.G. Sebald dimostra che libri di W.G. Sebald sono stati sempre analizzati più come corpus unico che come casi singoli; anche perché tutte le (nove) interviste pubblicate sono state realizzate tra il 1997 e il 2001, anno della morte dello scrittore. Quali sono questi temi, quindi?

La memoria innanzitutto, direbbe il titolo e hanno scritto in molti. Eppure non è facile dire cos’è esattamente l’attenzione di Sebald per la memoria. Prendiamo i suoi romanzi singolarmente: Vertigini, il primo, è il più difficile da definire: quattro storie di viaggio in cui compaiono Stendhal, Casanova e Kafka, un sistema di passeggiate e aneddoti tra passato e presente che si realizzerà più precisamente in alcuni lavori successivi. Sono ancora quattro gli episodi di Gli emigrati, dove si raccontano le vite, diverse ma legate dal fantasma della Shoah, di quattro ebrei fuggiti dalla Germania. Il viaggio, o meglio il vagabondaggio, è la spina dorsale degli Anelli di Saturno: una passeggiata solitaria nel Suffolk da cui nascono, a ogni incontro con spiagge, personaggi, pub o architetture, storie che profumano tutte indistintamente dello stesso profumo che Sebald riesce a rendere però placido: macerie, distruzione, abbandono. Infine Austerlitz, l’ultimo libro, la storia cioè di un uomo arrivato bambino in Inghilterra come solitario profugo su un Kindertransport cecoslovacco, in fuga dal nazismo, che ricorda a poco a poco il passato che aveva cancellato o mai esplorato, quello della madre deportata a Theresienstadt, quella dell’Europa e della distruzione che la attraversò per anni.

C’è certamente una concentrazione sulla memoria, ma cos’è, davvero, la memoria? Non è soltanto l’atto di ricordare, in Sebald, e nemmeno è l’oggetto del ricordo, ma qualcosa di più complesso, meno definito. L’apparente quiete e razionalità della scrittura (in realtà onirica, anzi sonnambula) nasconde bene una visione spirituale del mondo in cui i confini tra passato e presente sono sfumati. In un’intervista con Eleanor Wachtel registrata per CBS Radio nel 1998, la seconda pubblicata nel libro, Sebald si definisce un cacciatore di fantasmi. Parla del suo interesse per le vite e i passati degli altri: «Quando ti interessi a qualcuno (…) cominci a occupare lo spazio di questa persona, ben dopo il suo tempo. Stabilisci una presenza in un’altra vita attraverso un’identificazione emotiva. E se hai soltanto una briciola o due di informazioni su un certo pittore del XVI secolo, se sei abbastanza interessato, quelle briciole ti consentiranno di essere presente in quella vita, e di riportarla nel tempo presente». Più che il rigoroso professore dell’Università dell’East Anglia, sembra di leggere le parole Darrel Standing, il vagabondo delle stelle di London. Ancora, sul suo ruolo di esploratore di memorie passate: «È come guardare giù in un pozzo. Studiare il passato mi ha sempre dato quel senso di vertigine». In un altro punto, descrive il tempo come «un’inquietudine dell’anima».

Tutti i libri scritti da W.G. Sebald sono rivolti all’indietro: il presente serve come piattaforma per guardare al passato, esplorare il passato dei personaggi, o il passato di intere nazioni o imperi, come emerge chiaramente nell’aneddotica degli Anelli di Saturno. Tutto, in Sebald, è presente in forma o potenza di macerie. Il suo tema preferito, scrive nell’introduzione Schwartz, è «il rapido fiorire di qualsiasi impresa umana, e il suo lento, prolungato dissolvimento». In Austerlitz, libro poco trattato nel volume di Treccani perché pubblicato postumo, ma vero capolavoro dello scrittore tedesco, seguiamo già all’inizio un’articolata dissertazione di Jacques Austerlitz che parte dalla Stazione Centrale di Anversa per concludersi così: «Naturalmente qualcosa ci dice che gli edifici sovradimensionati gettano già in anticipo l’ombra della loro distruzione e, sin dall’inizio, sono concepiti in vista della loro futura esistenza di rovine». Nell’agosto 2001, poche settimane prima di morire, viene intervistato da Arthur Lubow per il New York Magazine e parla del suo «interesse per la morte» come di «una costante della mia vita».

Con questo in mente, si può guardare all’opera di Sebald come a un tentativo di combattere l’oblio, e quindi la morte. Di recuperare le rovine, oggetti trovati per strada, testimonianze di vite sfiorate per caso, e ricostruirne le storie ridandogli vita. Per raggiungere l’obiettivo, Sebald vaga, esplora, raccoglie, racconta. Lo fa come in un sogno o un trip lucidissimo, rifiutando i dialoghi, persino le azioni, perdendosi senza perdersi perché non è in possesso di una meta precisa e prestabilita, di un arrivo possibile. Con queste nove interviste in cui riusciamo a sentire, finalmente, la vera voce del misterioso scrittore, Il fantasma della memoria riesce a fare in parte la stessa operazione con lui.

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