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Mentre tutti i giornali licenziano, il New York Times ha raggiunto il record di giornalisti assunti: 2300 È una crescita del 50 per cento in dieci anni, che si somma ai 13 milioni di abbonati in tutto il mondo e a un fatturato di quasi un miliardo di dollari.
Il momento più surreale della visita a Roma di Robert Pattinson e Zendaya è stato indubbiamente la foto al Campidoglio con il sindaco Gualtieri Il sindaco è riuscito a rubare la scena anche a due stelle di Hollywood, a conferma del naturale carisma con cui si conduce sempre in tutte le uscite social.
KitKat ha confermato che il furto di un camion con 12 tonnellate di KitKat avvenuto in Italia è una notizia vera, è successo davvero Mentre parliamo, c'è qualcuno, da qualche parte in Europa, che sta nascondendo 413.793 barrette di KitKat a forma di macchina da Formula 1.
Fred Again ha messo su YouTube tutto il (già leggendario) concerto in cui ha suonato assieme a Thomas Bangalter dei Daft Punk La versione integrale del concerto dell’Alexandra Palace di Londra dura due ore e ha già accumulato più 820 mila visualizzazioni su YouTube.
Trump ha detto in maniera molto chiara ed esplicita che vorrebbe prendersi il petrolio iraniano Ma ha anche aggiunto che ci sono degli «scemi» negli Stati Uniti che glielo stanno impedendo. Non ha chiarito chi siano questi scemi, però.
Il reboot cancellato di Buffy si è rivelato uno dei peggiori disastri della storia della tv La cancellazione della serie reboot è una sconfitta per tutti: Disney, la regista Chloé Zhao, Sarah Michelle Gellar, e soprattutto i fan.
Stando alla ricostruzione della Questura di Roma, il “controllo” a Ilaria Salis prima della manifestazione No Kings è stato fatto perché nessuno aveva capito che si trattava di quella Ilaria Salis Il controllo all'europarlamentare è durato circa un'ora, tanto è stato necessario perché gli agenti si accorgessero di chi avevano davanti.

Che succede? Il Festival di Sanremo

È stato tutto come sempre, ma mancava qualcosa.

03 Marzo 2021

“Che succede?” forse quest’edizione 2021 del Festival di Sanremo poteva iniziare così, con l’ormai celebre meme di Morgan dell’edizione scorsa, uno degli ultimi momenti di ignara normalità che ora ricordiamo con nostalgica gioia. Il Festival quest’anno invece va in onda con il teatro vuoto, il distanziamento, i musicisti dell’orchestra con le mascherine, i fiori portati con il carrellino. Nonostante tutto, nonostante le minacce di annullamento, di posticipazione alla prossima estate, del pubblico prima fatto di 300 fantomatici figuranti tamponati ospitati in una crociera e poi lasciati a casa, la 71sima edizione di Sanremo c’è e lotta insieme a noi.

Non potevamo non avere il nostro Festival della Canzone Italiana, il nostro rito collettivo a lamentarci che le canzoni non sono più quelle di una volta, ma poi almeno qualcuna diventerà un classico che intoneremo quando torneremo ancora a cantare, che i siparietti non fanno ridere e che gli ospiti a cosa servono se non a farci tirare tardi, ché già ci sono 26 cantanti in gara e forse basterebbero e avanzerebbero. Dateci almeno una settimana di vecchie abitudini, di tweet con o senza hashtag, con i gruppi d’ascolto ma ok, vanno bene anche su Whatsapp. Fateci cantare “Fai Rumore” di Diodato e fateci pensare che, come sempre, tutto ci sembra meglio prima.

Il Festival mette tutta l’Italia davanti alla stessa cosa, dopo che per un anno abbiamo più o meno tutti le stesse abitudini, come prigionieri. Qualcuno soffre d’insonnia ma quasi tutti andiamo a letto presto (e allora che senso ha fare serate che durano sei ore) e intanto accendiamo la tv. Abbiamo tutti fatto il pane e la pizza, cantato dai balconi, pensato per un attimo che forse sarebbe andato tutto bene e ci saremo riabbracciati più forte domani, per cui eccoci a soffiare la candelina di un anno di restrizioni con un grande spettacolo in eurovisione, tutti sintonizzati, dateci qualcosa per dimenticare quello che c’è fuori. Amadeus e Fiorello anche quest’anno conducono insieme con lo schema per cui Amadeus fa quello serio che guarda l’amico simpatico far ridere parlando di culi e di anuli (l’anulare del piede) e con un po’ di omofobia facile facile, bilanciata con il messaggio per la liberazione di Patrick Zaki e contro la violenza sulle donne. Poi c’è “la varietà” – al femminile come la chiamava mia nonna – con le ballerine con i ventagli di piume come quelle di Fantastico.

Come sempre per ascoltare una canzone in gara bisogna aspettare le 22, giusto per far rincasare tutti per il coprifuoco. Prima, quattro Nuove Proposte, che hanno confermato, come sempre, che per non sembrare troppo nuove bisogna assomigliare a qualcuno di già esistente, ma poi per sembrare diversi bisogna avere dei nomi bizzarri che non hanno senso. Come sempre abbiamo commentato le canzoni, le esibizioni, l’inattesa disinvoltura della co-conduttrice della prima serata ( Matilda De Angelis è stata davvero molto brava), i vestiti, Zlatan Ibrahimovic che dovrebbe avere un suo programma, Fedez che ormai non si ricorda più che una volta era un cantante e ora è solo l’attore protagonista delle sue storie di Instagram, Noemi che è dimagrita, non si può dire ma sta da dio, Arisa che canta per prima, i bei pastelli Faber Castell Colapesce e Dimartino, così rétro che mancava solo la scritta Totip sullo sfondo. Come sempre, anche ieri sera è arrivato qualcuno a ricordarci che prima era tutto più bello, che vorremmo volentieri indietro i nostri vent’anni, la 600 e Loredana Bertè con il finto pancione sul palco dell’Ariston. Basta sentirle intonare la prima nota di “Mare d’Inverno” per stracciarci il cuore e cantare “Sei Bellissima” sbracciando sul divano, commossi.

Come sempre abbiamo guardato l’ora, ci siamo detti (e continueremo a dircelo nelle prossime serate): «Sì ma quando finiscono, io c’ho sonno», abbiamo visto esagerare Achille Lauro (finirà a un certo punto, si spera), ci siamo chiesti: «E questi chi sono?» e il perché di numerose cose che non abbiamo capito, tipo il tango suonato dall’orchestra della Polizia di Stato all’una e mezza di notte. Quasi tutto, in questa prima serata, è andato come sempre, ci ha confortati e fatto quasi dimenticare cosa succedeva fuori. Nonostante tutto però la sensazione che non lo fosse era palpabile. Forse non ce ne eravamo mai resi conto, ma a legare i pezzi, la scaletta, i cantanti, gli ospiti si è sentito che mancava qualcosa, un collante fatto di contatto fisico, di pacche sulla spalla e di abbracci di incoraggiamento, di applausi (veri) del pubblico o dell’indignazione, anche se quella di solito serve di più nella serata finale. Eravamo lì, quasi tutti, quasi tutti soli davanti al proprio personale apparecchio, degni eredi degli anni del boom ma senza il boom, atomizzati e chiusi in casa, con la terza ondata a bussare alle finestre.

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