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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Veronesi e quelli che vincono due volte

Con Il colibrì ha vinto lo Strega per la seconda volta, come lui hanno fatto il bis di prestigiosi premi letterari Romain Gary, Hilary Mantel, Colson Whitehead e altri ancora.

03 Luglio 2020

La richiesta diventa un’acclamazione. Il pubblico ha gradito e vuole ancora un’esecuzione, perché la prima esecuzione è stata amata ma non è bastata. Che si tratti di teatro, musica o di una performance artistica, le luci tornano spente, cala di nuovo il silenzio, l’atmosfera è pronta per ripartire uguale a prima anche se non proprio uguale a prima: bis.

In letteratura il bis non è previsto. Si potrebbe intendere il bis come il seguito di un romanzo di successo, il prolungamento di una storia con personaggi adorati dal pubblico, il sequel di una saga. Ma rarissimo è ciò che è capitato ieri sera a Sandro Veronesi, ricevere un prestigioso premio due volte, entrare nella storia, come si dice. Veronesi ha vinto il premio Strega nel 2006, con Caos Calmo, e ieri, di nuovo, bis, ancora vincitore del premio Strega 2020, con il romanzo Il colibrì, pubblicato dalla Nave di Teseo. Esistono solo quattro persone che hanno vinto il premio Nobel due volte. Marie Curie per la fisica e per la chimica, Linus Carl Pauling per la Chimica e per la Pace, John Bardeen due Nobel per la fisica. Frederick due volte per la chimica.

In alcuni colpisce la costanza, la concentrazione, la resistenza. Ricercare non per il successo scientifico ma per una ragione intima, interiore. Vincere un premio importante per molti è un traguardo. Spesso dopo il traguardo ci si stende a terra come maratoneti all’arrivo e non ci si rialza mai più. Il tennis è pieno di tennisti che dopo aver vinto Wimbledon o il Roland Garros sono spariti, non si sono più ripresi.

Nel campo letterario i casi di vittorie ripetute sono pochi. Carlo Cassola prova a vincere lo Strega due volte, nel 1954 e nel 1958, lo vinse finalmente nel 1960 con La ragazza di Bube, e tenta il bis, nel 1971, ma non gli riuscì. Un solo scrittore fino a oggi aveva vinto lo Strega due volte: Volponi. Nel 1965 vince con il suo secondo romanzo, La macchina mondiale (Garzanti). Nel 1991 vince di nuovo con il libro La strada per Roma (Einaudi), un romanzo che era rimasto inedito per circa trent’anni, cominciato nel 1961, accantonato nel 1964. Alla seconda vittoria i giornali titolavano: “Sorpresa: ha vinto il migliore”. Volponi non ha vinto solo due volte lo Strega, ha vinto due volte anche il premio Viareggio: nel 1960 con la raccolta di poesie Le porte dell’Appennino e nel 1975 con Il sipario ducale. È normale provare a vincere lo Strega, Giorgio Montefoschi lo vinse al quarto tentativo, dopo essere entrato già tre volte in Cinquina. Ed è sacrosanto una volta raggiunto il bersaglio godersi la fama.

In Francia, l’unico scrittore a ottenere due volte il Premio Goncourt è stato Romain Gary, contravvenendo alla regola del premio che vuole che il vincitore non possa ricandidarsi. La prima volta Gary vince con il suo pseudonimo usuale (Romain Gary è lo pseudonimo di Roman Kacew) con Le radici del cielo nel 1956, e la seconda volta con un altro pseudonimo di Émile Ajar, con La vita davanti a sé nel 1975. Solo dopo la morte si viene a sapere che l’autore era sempre Gary.

Nel 2020 c’è già stato un bis letterario. Ha vinto il Premio Pulitzer 2020 per la narrativa Colson Whitehead, con I ragazzi della Nickel. Whitehead aveva vinto il Pulitzer già nel 2017 con La ferrovia sotterranea. Non è stato il primo a bissare. Da quando è stato istituito, nel 1948, la doppia vittoria è capitata a William Faulkner (nel 1955 e nel 1963) e a John Updike (nel 1982 e nel 1991), Booth Tarkington invece vinse due volte il premio Pulitzer per il romanzo prima che diventasse per Pulitzer per la fiction.

Un’altra importantissima vincitrice di premi letterari è stata Hilary Mantel: la prima a vincere due volte il Booker Prize, il più prestigioso premio britannico. «Sento dire in giro che di premi ne ho vinti troppi», disse in un’intervista, «ma sa che le dico? Ho atteso tanto questo momento. Non mi vergogno che sia arrivato. Me lo godo».

Il premio letterario vinto all’esordio è un rischio. Come prosegue una carriera partita al massimo livello? Spesso prosegue in una inevitabile discesa, nel ricordo di un fasto che non tornerà. Per altri scrittori i premi arrivano tardi, sono premi alla carriera. I premi alla carriera a volte non premiano il libro più importante dell’autore: Bassani vinse lo Strega ma non con Il giardino dei Finzi-Contini, Bufalino vinse lo Strega ma non con Diceria dell’untore, Walter Siti vinse lo Strega con uno dei suoi libri meno riusciti, ecc.

La seconda volta non si vince mai un premio alla carriera. Viene premiata la fedeltà. Molti scrittori dopo aver vinto lo Strega passano ad altre attività, scrivere sceneggiature, coprire ruoli politici. Invece c’è chi resta fedele a se stesso e all’unica cosa che sa fare. Restare immobili è un talento. E non è proprio di questo che parla Il colibrì di Sandro Veronesi? Non è esattamente un romanzo su qualcuno che fatica per restare aggrappato a qualcosa e non spostarsi? Il colibrì è il romanzo perfetto per vincere due volte, è il suo tema centrale: ripartire, rinascere, riprovare. Bene, bravo, bis.

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