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15:13 venerdì 24 luglio 2026
I proprietari di Myspace dicono che Myspace sta per tornare, un’altra volta Lo hanno annunciato Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, gli stessi che però avevano annunciato la stessa cosa già nel 2013, con scarsi risultati.
Dei milionari inglesi hanno chiesto al loro governo di essere essere tassati di più «perché possiamo permetterci di pagare molto di più» Lo hanno fatto con una lettera, firmata Patriotic Millionaires, in cui propongono anche una tassa del 2 per cento sui patrimoni oltre i 10 milioni.
La BCE ha lanciato un “referendum” per decidere il design delle nuove banconote euro, e la scelta sostanzialmente è: uomini o uccelli? Preferite Maria Callas o il picchio muraiolo? Leonardo da Vinci o il gruccione? Bertha von Suttner o il martin pescatore? Avete tempo fino al 21 settembre per decidere.
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.

Il populismo e la paura di dire le cose come stanno

Il modo migliore di contrastare il governo non è certo quello di dargli sempre ragione, soprattutto quando ha torto.

26 Gennaio 2019

Un tribunale della Repubblica chiede l’autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno per sequestro di persona perché, scrivono i giudici, l’obbligo di salvare la vita in mare «costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare». Un dovere cui Matteo Salvini, secondo i giudici, si sarebbe sottratto lo scorso agosto, nel caso dei 130 naufraghi recuperati dall’incrociatore Diciotti e lasciati per giorni in mezzo al mare, senza possibilità di attraccare. Siccome siamo in Italia, non sorprende la reazione dei suoi sostenitori e dei giornali amici, che hanno parlato subito di attacco giudiziario e ingerenza politica della magistratura. Sorprende, invece, la reazione di diversi osservatori, e persino di esponenti dell’opposizione, secondo i quali il problema è che così si fa un favore a Salvini.

La prima cosa che colpisce è la perfetta simmetria delle due reazioni: che si tratti dell’indignazione dei simpatizzanti del ministro per il vile attacco subito o della preoccupazione dei suoi antipatizzanti per l’insperato regalo che i giudici gli avrebbero fatto, come si vede, l’unico elemento che non compare mai è il merito, fattuale e giuridico, del caso. La questione sollevata dai giudici, e cioè se il ministro degli Interni abbia effettivamente violato i diritti di 130 persone, tenendole in ostaggio per giorni in mezzo al mare, sembra non interessare a nessuno. È legittimo domandarsi se la reazione di tanti commentatori sarebbe stata la stessa, qualora in mezzo al mare, su quella nave, in quelle circostanze e in quelle condizioni, ci fossero stati loro.

L’impressione è che la martellante campagna anti-migranti, dopo la vittoria elettorale delle forze che più l’hanno alimentata, abbia raggiunto un secondo e non trascurabile risultato, spingendo in un angolo e riducendo al silenzio qualunque obiezione di principio. Si dà ormai per scontato che, se la battaglia è stata persa una volta, debba essere considerata persa per sempre, al punto da non tentare più nemmeno di combatterla. E dunque se Salvini afferma di avere fatto benissimo a impedire lo sbarco dei naufraghi e di essere pronto a rifarlo domattina, l’opposizione dovrebbe prendersela non con lui, ma con i giudici. Per non fargli un favore, si capisce.

Ancora meno convincente è l’argomento secondo cui l’iniziativa giudiziaria costituirebbe un attacco alla separazione dei poteri. Un attacco che viene semmai da Salvini, quando in diretta facebook chiede agli italiani se le politiche per l’immigrazione debba deciderle lui o qualche giudice: come dire che, in nome della lotta all’immigrazione irregolare, lui è autorizzato a fare qualsiasi cosa, e nessun giudice può metterci bocca. Vogliamo davvero accettare un simile principio? Vogliamo davvero sancire che in questo campo il ministro degli Interni è autorizzato a compiere qualsiasi atto, e che nessun giudice ha titolo per intervenire, quali che siano le leggi o le convenzioni internazionali eventualmente violate? Ma la separazione dei poteri, fondamento dello Stato di diritto, è nata esattamente per questo: per evitare che un governo, in nome del consenso popolare, potesse fare qualsiasi cosa, considerandosi al di sopra della legge.

A monte di questa surreale discussione c’è però un problema più generale, che riguarda il modo in cui fior di intellettuali, osservatori e protagonisti della politica hanno reagito all’ascesa dei partiti populisti. Una reazione che si traduce in una cantilena che ci tocca sentire sempre più spesso. La maggioranza sostiene idee pericolose per la salute di tutti sui vaccini? D’accordo, ma adesso non vorrete mica fargli la lezione, come quell’antipatico di Roberto Burioni: così gli fate un favore! La manovra economica è un gioco delle tre carte che il giorno dopo le europee costringerà l’Italia a una cura da cavallo in confronto alla quale la stagione del governo Monti sembrerà il paese dei Balocchi? E va bene, ma adesso non vorrete mica schierarvi contro chi vuole dare soldi ai disoccupati e la possibilità di andare in pensione ai lavoratori: così gli fate un favore! La sospensione della prescrizione dopo il primo grado, in un paese in cui i processi già durano decenni, rischia di portare alla paralisi l’intero sistema? D’accordo, ma adesso non vorrete mica difendere ladri e assassini: così gli fate un favore!

Per farla breve, dentro e fuori l’opposizione, è pieno di gente convinta che il modo migliore di contrastare il governo sia dargli sempre ragione, anche – anzi, soprattutto – quando ha torto. È un problema che non riguarda solo la sinistra italiana, ma tutte le forze progressiste che oggi devono confrontarsi con l’ascesa del populismo. A cominciare dal paese che all’ascesa del populismo sta pagando forse il prezzo più alto, la Gran Bretagna alle prese con le autodistruttive aporie della Brexit. Nel recente dibattito sul piano May, il deputato laburista David Lammy ha affrontato la questione in aula con parole di rara chiarezza: «Amici da questo lato della Camera mi dicono di far pace con gli elettori laburisti delle città industriali, gli ex minatori, gli operai, quelli che si sono sentiti dimenticati. Io dico che non dobbiamo, da vigliacchi, trattarli con accondiscendenza. Diciamo loro la verità: vi hanno fatto credere una bugia».

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