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Uno dei più rilevanti indicatori di salute dei mercati indica molto chiaramente che i mercati stanno per crollare È il rapporto CAPE, che in sostanza dice questo: il mercato azionario oggi è messo otto volte peggio che prima del Martedì Nero del '29.
Fred Again ha fatto uscire tre nuove canzoni, però ha potuto sentirle solo chi era alla sfilata di Dior alla fashion week di Parigi Ha anche creato nuove versioni di “Summer Never Dies” e “y como te digo que” dei Latin Mafia, più alcune collaborazioni inedite e ancora senza titolo.
Finalmente uscirà anche in Italia l’autobiografia di Hayao Miyazaki Due volumi per ripercorrere la storia del maestro del cinema d'animazione contemporaneo: arrivano in libreria con La nave di Teseo, il primo sarà disponibile dal 28 agosto.
A Bologna ha aperto la Biblioteca Eco, dove verranno conservati gli oltre 32 mila libri appartenuti a Umberto Eco Migliaia di volumi disposti secondo il principio del "buon vicino" usato da Eco: libri messi l'uno vicino all'altro in base alla loro affinità tematica.
Nel sequel di Heat Leonardo DiCaprio e Christian Bale erediteranno i ruoli che furono di Al Pacino e di Val Kilmer Adesso resta solo da scoprire chi interpreterà il giovane Neil McCauley, il personaggio che nel film del 1995 fu di Robert De Niro.
La tregua tra Stati Uniti e Iran è saltata perché in un mese di trattative sullo Stretto di Hormuz non si è fatto praticamente nessun passo avanti A ufficializzare la fine della tregua, le solite parole di Trump, che ha definito i vertici iraniani «gente malata».
Ci sono diversi indizi di un grande tour europeo degli Oasis nel 2027, con due date molto probabili a Roma Una risposta data da Liam Gallagher su X ad una fangirl che si lamentava ha dato speranza su due nuovi concerti allo Stadio Olimpico.
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.

Il populismo e la paura di dire le cose come stanno

Il modo migliore di contrastare il governo non è certo quello di dargli sempre ragione, soprattutto quando ha torto.

26 Gennaio 2019

Un tribunale della Repubblica chiede l’autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno per sequestro di persona perché, scrivono i giudici, l’obbligo di salvare la vita in mare «costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare». Un dovere cui Matteo Salvini, secondo i giudici, si sarebbe sottratto lo scorso agosto, nel caso dei 130 naufraghi recuperati dall’incrociatore Diciotti e lasciati per giorni in mezzo al mare, senza possibilità di attraccare. Siccome siamo in Italia, non sorprende la reazione dei suoi sostenitori e dei giornali amici, che hanno parlato subito di attacco giudiziario e ingerenza politica della magistratura. Sorprende, invece, la reazione di diversi osservatori, e persino di esponenti dell’opposizione, secondo i quali il problema è che così si fa un favore a Salvini.

La prima cosa che colpisce è la perfetta simmetria delle due reazioni: che si tratti dell’indignazione dei simpatizzanti del ministro per il vile attacco subito o della preoccupazione dei suoi antipatizzanti per l’insperato regalo che i giudici gli avrebbero fatto, come si vede, l’unico elemento che non compare mai è il merito, fattuale e giuridico, del caso. La questione sollevata dai giudici, e cioè se il ministro degli Interni abbia effettivamente violato i diritti di 130 persone, tenendole in ostaggio per giorni in mezzo al mare, sembra non interessare a nessuno. È legittimo domandarsi se la reazione di tanti commentatori sarebbe stata la stessa, qualora in mezzo al mare, su quella nave, in quelle circostanze e in quelle condizioni, ci fossero stati loro.

L’impressione è che la martellante campagna anti-migranti, dopo la vittoria elettorale delle forze che più l’hanno alimentata, abbia raggiunto un secondo e non trascurabile risultato, spingendo in un angolo e riducendo al silenzio qualunque obiezione di principio. Si dà ormai per scontato che, se la battaglia è stata persa una volta, debba essere considerata persa per sempre, al punto da non tentare più nemmeno di combatterla. E dunque se Salvini afferma di avere fatto benissimo a impedire lo sbarco dei naufraghi e di essere pronto a rifarlo domattina, l’opposizione dovrebbe prendersela non con lui, ma con i giudici. Per non fargli un favore, si capisce.

Ancora meno convincente è l’argomento secondo cui l’iniziativa giudiziaria costituirebbe un attacco alla separazione dei poteri. Un attacco che viene semmai da Salvini, quando in diretta facebook chiede agli italiani se le politiche per l’immigrazione debba deciderle lui o qualche giudice: come dire che, in nome della lotta all’immigrazione irregolare, lui è autorizzato a fare qualsiasi cosa, e nessun giudice può metterci bocca. Vogliamo davvero accettare un simile principio? Vogliamo davvero sancire che in questo campo il ministro degli Interni è autorizzato a compiere qualsiasi atto, e che nessun giudice ha titolo per intervenire, quali che siano le leggi o le convenzioni internazionali eventualmente violate? Ma la separazione dei poteri, fondamento dello Stato di diritto, è nata esattamente per questo: per evitare che un governo, in nome del consenso popolare, potesse fare qualsiasi cosa, considerandosi al di sopra della legge.

A monte di questa surreale discussione c’è però un problema più generale, che riguarda il modo in cui fior di intellettuali, osservatori e protagonisti della politica hanno reagito all’ascesa dei partiti populisti. Una reazione che si traduce in una cantilena che ci tocca sentire sempre più spesso. La maggioranza sostiene idee pericolose per la salute di tutti sui vaccini? D’accordo, ma adesso non vorrete mica fargli la lezione, come quell’antipatico di Roberto Burioni: così gli fate un favore! La manovra economica è un gioco delle tre carte che il giorno dopo le europee costringerà l’Italia a una cura da cavallo in confronto alla quale la stagione del governo Monti sembrerà il paese dei Balocchi? E va bene, ma adesso non vorrete mica schierarvi contro chi vuole dare soldi ai disoccupati e la possibilità di andare in pensione ai lavoratori: così gli fate un favore! La sospensione della prescrizione dopo il primo grado, in un paese in cui i processi già durano decenni, rischia di portare alla paralisi l’intero sistema? D’accordo, ma adesso non vorrete mica difendere ladri e assassini: così gli fate un favore!

Per farla breve, dentro e fuori l’opposizione, è pieno di gente convinta che il modo migliore di contrastare il governo sia dargli sempre ragione, anche – anzi, soprattutto – quando ha torto. È un problema che non riguarda solo la sinistra italiana, ma tutte le forze progressiste che oggi devono confrontarsi con l’ascesa del populismo. A cominciare dal paese che all’ascesa del populismo sta pagando forse il prezzo più alto, la Gran Bretagna alle prese con le autodistruttive aporie della Brexit. Nel recente dibattito sul piano May, il deputato laburista David Lammy ha affrontato la questione in aula con parole di rara chiarezza: «Amici da questo lato della Camera mi dicono di far pace con gli elettori laburisti delle città industriali, gli ex minatori, gli operai, quelli che si sono sentiti dimenticati. Io dico che non dobbiamo, da vigliacchi, trattarli con accondiscendenza. Diciamo loro la verità: vi hanno fatto credere una bugia».

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