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In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.
C’è un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione viaggiatore Si chiama Roost e si presenta come un servizio di messaggistica "anti istantanea" per riscoprire il piacere (e la frustrazione) dell'attesa.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
Secondo i climatologi, la colpa dell’ondata di caldo in Europa non è affatto del Super El Niño ma tutta degli esseri umani Stiamo pagando il prezzo di anni di crisi climatica, non basta un singolo evento climatico a spiegare l'incredibile caldo di queste settimane.
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.
L’Inghilterra sarà anche senza Primo Ministro, ma si è innamorata dell’hot podium guy che sistema il leggio e prova i microfoni prima delle conferenze stampa davanti a Downing Street Tradotto in italiano sarebbe "il bono del podio", unica figura stabile nella politica inglese, tanto che molti sui social lo propongono come Premier.
Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.

Siamo sicuri che pagare centinaia di euro al ristorante sia una follia?

14 Ottobre 2016

Mai come negli ultimi anni c’è stata così tanta attenzione verso la cucina. Gli chef sono diventati personaggi pubblici, conduttori, sponsor pubblicitari, soccorritori di gestioni fallimentari; e i loro ristoranti sono cresciuti in popolarità. Si parla sempre di più di locali stellati, con i loro ingredienti di prima qualità e i prezzi decisamente poco abbordabili.

Proprio su quest’ultimo aspetto ha riflettuto Adam Liaw, ex avvocato e ora cuoco e scrittore, che sul Guardian ha espresso le sue perplessità sul costo delle cene nei locali di alto livello o stellati. Come il ristorante danese Noma, che ha aperto per dieci settimane anche a Sidney: il prezzo è di circa 485 dollari a testa, bevande escluse. Questo, però, non ha scoraggiato le persone, che hanno esaurito in novanta secondi i 5.500 posti disponibili. A Tokyo, invece, il tre stelle Michelin Sukiyabashi Jiro fa pagare 300 dollari per mangiare in un’ora all’interno di una stazione della metropolitana. Un prezzo nemmeno troppo alto se paragonato a quello del Plaza Athénée di Parigi dove lavora lo chef Alain Ducasse: qui una singola portata si aggira sui 150 dollari, mentre a New York, da Per Se, si parte da 325 dollari a testa soltanto per il cibo, con una cena che può arrivare a superare molto facilmente i mille dollari.

Plaza Athénée parigi

«Siamo tutti impazziti?», si chiede Liaw, secondo il quale un buon pasto si può comprare ovunque senza spendere cifre folli. Ma se questi posti continuano ad aprire è perché c’è una forte domanda che li richiede: una cena del genere è una delle cose più lussuose che si possano comprare e consumare allo stesso tempo; ma è relativamente economica rispetto ad altre esperienze del lusso. Che dire delle borse che costano centinaia – se non migliaia – di euro, o degli orologi, delle macchine e dei quadri che valgono milioni? Il problema, nel caso del cibo, è che secondo Liaw ci si dimentica che cosa stiamo comprando. «Sappiamo tutti il costo di un pollo o di un pomodoro al supermercato, quindi quando ci sediamo sappiamo quanto può essere costata la nostra cena. Il motivo dei prezzi così alti non sta negli ingredienti, né nella bontà dei piatti: in questi ristoranti si paga l’arte, l’abilità, il concetto, la teatralità e il servizio. Il pasto è soltanto poco più di una giustificazione per tutto il resto», scrive Liaw.

Immagini Getty Images
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