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11:16 mercoledì 8 luglio 2026
Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella a Parigi, la sera sul red carpet a Londra: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.
I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare a Gaza perché Netanyahu glielo vieta Sono 13 palestinesi riuniti nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza che da gennaio sono bloccati al Cairo su ordine del Primo ministro israeliano.

Dividiamo il mondo in ricchi e poveri con uno sguardo, dice la scienza

03 Agosto 2017

È noto ciò che si dice sul giudicare un libro dalla sua copertina, ma lo stesso ragionamento si può applicare con risultati più esatti alle persone, almeno secondo gli ultimi risultati degli studi scientifici. Una ricerca recente dell’Università di Toronto è arrivata a una conclusione imprevedibile: siamo in grado di valutare il ceto di appartenenza di una persona che non conosciamo con un solo sguardo, e con sorprendente accuratezza. Nicholas Rule, professore associato di psicologia nell’ateneo canadese, ha raccontato a Maclean’s come sono andati gli esperimenti: nel primo, ai partecipanti è stato chiesto di giudicare facoltosi o meno abbienti un set di immagini prese da siti di dating, che raffiguravano persone con ricavi annuali più alti di 150 mila dollari, o più bassi di 35 mila; nel secondo, sono stati usati studenti di master di etnia caucasica e asiatica, a cui è stato chiesto di mantenere un’espressione neutra negli scatti. Le risposte si sono rivelate corrette nel 68% dei casi nel primo, e nel 52% dei casi nel secondo.

Le implicazioni di percentuali così alte, ha spiegato Rule – co-autore dello studio insieme a Thora Bjornsdottir – sono ovviamente preoccupanti: significa, in buona sostanza, che basiamo le nostre interazioni quotidiane su un piano costruito innanzitutto a livello conscio. E che anche occasioni come i colloqui di lavoro o lo svolgimento delle operazioni di forze dell’ordine sono giocoforza influenzate dalla classe di appartenenza di un determinato individuo. In un certo senso, chi nasce povero lo rimarrà poi per sempre, almeno nei tratti: «Hai un certo aspetto, le persone ti trattano in un certo modo: come se fossi povero; è un ciclo da cui è difficile uscire».

Microsoft Word - Bjornsdottir & Rule - Facial cues to social class - JPSP.docx

L’aspetto fondamentale che ha permesso ai partecipanti di vedere confermati i loro pregiudizi è lo stereotipo che vuole che le persone ricche siano “naturalmente” più sorridenti, rilassate, in una parola più contente. Lo studio canadese ha trovato che i volti più spesso associati a tratti positivi come il fascino e l’empatia sono stati più spesso giudicati ricchi, e anche nel secondo esperimento – dove mancavano completamente i segni di umori e stati d’animo – i più abbienti mantenevano espressioni meno cupe. La chiave, hanno scoperto a Toronto, sembra essere la nostra bocca: una parte della ricerca ha chiesto alle persone di dare i loro giudizi guardando a dettagli del viso, e la bocca è risultato l’indicatore più infallibile. D’altronde, chi è abituato a sorridere più spesso, fin dall’infanzia, è capace di sorrisi più larghi. Rule e il suo team sostengono che questi risultati, per quanto difficili da accettare, e in parte scoraggianti, andrebbero presi con serietà, anche per varare contromisure adeguate: al prossimo colloquio di lavoro, cercate di ridere un po’ di più.

Immagini University of Toronto/Getty Images
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