Hype ↓
00:44 venerdì 1 maggio 2026
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data server per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».

Leggete Rachel Cusk, per favore

Resoconto è un libro straordinario, ma non se ne sta parlando.

19 Ottobre 2018

In un aereo diretto ad Atene una donna è seduta vicino a un uomo con cui inizia a parlare. La donna è una scrittrice inglese che deve recarsi in Grecia per tenere un seminario di scrittura creativa. L’uomo è il discendente di mezza età di una ricca famiglia greca trasferitasi a Londra molti anni prima. Succede nelle prime pagine di Resoconto (Einaudi Stile Libero, traduzione di Anna Nadotti), libro del 2014, uscito in Italia da qualche settimana nel solito sovraffollato silenzio prodotto dal magma delle numerosissime uscite editoriali dell’autunno; primo volume di una trilogia già pubblicata in inglese, iniziata appunto nel 2014 con Outline (il titolo originale), proseguita nel 2016 con Transit e chiusa nel 2018 con Kudos.

Resoconto è un libro enigmatico, strano e, per certi versi, nuovo, anche se viene molto naturale cercare di rintracciare le sue radici in altri libri, come quando, ascoltando una melodia che ci colpisce, tendiamo ad associarla ad altre melodie che ce la ricordano. Ridotto alla sua ossatura, si tratta di un libro di incontri e di conversazioni, di storie e di discorsi riportati dalla voce narrante, che dice poco o niente di sé, al di fuori dei dialoghi con le persone con cui ha a che fare e che sono perlopiù scrittori, gente dell’editoria, studenti del seminario, e l’uomo conosciuto in aereo, che fa più apparizioni. La protagonista funziona come una specie di orecchio vivente: è una presenza poco ingombrante, ma fa da centro a queste rete di storie, che sono complesse vicende familiari o anche piccoli incidenti di giornata e le accavalla una sull’altra, nei giorni che trascorre ad Atene per il seminario che deve tenere, unica parvenza di trama.

Resoconto è anche un libro “per adulti”, come lo definisce intelligentemente Heidi Julavits sul New York Times, cioè un libro che affronta l’emotività della vita adulta e che forse può essere capito o apprezzato meglio se tali questioni ti sono passate davanti: il matrimonio, il divorzio, ma anche l’avere un figlio. Oltretutto la presenza di così tante storie sull’essere genitori in questo libro dà forza a una tendenza abbastanza recente della letteratura contemporanea – metteteci dentro Knausgård, per esempio, o Carrère – che sta facendo traballare la convincente teoria dello scrittore come eterno figlio che Philippe Forest aveva formulato in Tutti i bambini tranne uno: «La questione della paternità e della maternità», scriveva, «restano nel romanzo singolarmente eluse». Negli ultimi anni sempre più scrittori hanno, invece, provato a raccontare e a riflettere con gli strumenti della letteratura su cosa significhi essere genitore, con risultati insoliti e a volte bellissimi.

Cusk del resto era finita nell’occhio di un piccolo ciclone proprio per colpa di due memoir – uno sulla maternità, l’altro sul divorzio – costruendo con il proprio corpo e il suo volto spigoloso e sfuggente, l’icona avvincente e romantica della cattiva madre. Alcuni critici americani e inglesi sono quindi partiti da questo spunto autobiografico per affibbiare ad Outline la definizione di “autofiction”, riscontrando corrispondenze con i pochi particolari del personaggio narrante che emergono dalla sinfonia di voci: una scrittrice inglese, divorziata, con due figli. Ma, pur muovendosi sull’ormai trafficato confine verità-finzione, il libro sembra piuttosto il tentativo di superare le categorie fino a questo momento conosciute, su una strada simile a quella già percorsa in questi anni da uno scrittore come Ben Lerner, ma con una compiutezza e una brillantezza maggiori. Il punto, infatti, lo straordinario risultato raggiunto da Rachel Cusk, è che Resoconto è un libro che non si pone il problema di cosa debba essere, pur essendo senza dubbio il prodotto di una profonda riflessione sul senso di fare letteratura in questo momento storico. È un libro perfettamente naturale, che non mostra né gli ingranaggi della teoria né lo sforzo di essere contemporaneo e che finisce per essere un libro molto contemporaneo e non estraneo alla teoria.

Un ritratto di Rachel Cusk (Ulf Andersen/Getty Images)

Come accennavo all’inizio, risuonano in queste pagine, piene peraltro di frasi killer buone da mostrare sui profili social, altre opere, riferimenti, ricordi. Senz’altro quello splendido romanzo-conferenza che è Elizabeth Costello di Coetzee. Ma è difficile non pensare anche a Thomas Bernhard, e ai suoi romanzi-monologo costruiti su qualcuno che riferisce cose successe a qualcun altro. Altre ispirazione, seppure meno evidenti, potrebbero essere Speedboat di Renata Adler (ripubblicato in Italia nel 2014 con il titolo Mai ci eravamo annoiati) e il suo figlioccio post-11 settembre Do Everything in the Dark di Gary Indiana (non tradotto in italiano): romanzi-gossip, che costruiscono attraverso il chiacchiericcio metropolitano una personale teoria dell’esistenza.

L’altro filone in cui metterei Resoconto è quello del romanzo di spie senza spie, un canone fatto di prove sporadiche e isolate che potrebbe andare dalla Joan Didion di Democracy ad Adulterio in America Centrale di Clancy Martin, passando per Bangkok di Lawrence Osborne, e ritornando indietro a I nomi di Don DeLillo (ambientato proprio ad Atene): storie di occidentali all’estero in cui un altrove più o meno esotico, e non tanto un intreccio misterioso, fa da sfondo a parabole di spaesamento; romanzi di atmosfera in cui aleggiano un senso di non meglio precisato pericolo e un’attrazione per l’abbandono. In Resoconto, queste due sensazioni sono entrambe marcate: l’idea che ad Atene la scrittrice narrante stia cercando di dimenticare sé stessa e una corrispondente possibilità di generica minaccia, che sembra poter colpire da un momento all’altro.

Siamo abituati, e giustamente, a non dare così tanta importanza ai libri che escono. Ne escono troppi e niente può più stupirci e pochissimo in effetti ci ha stupito in questi ultimi tempi. Tuttavia mi sembra singolare che da un mese a questa parte nessun tipo di discorso (non parlo di recensioni, ma proprio di un discorso tra le persone che si occupano di letteratura) sia stato fatto in Italia intorno a questo libro, che ha la potenza per affermarsi come uno dei più importanti di questa decade. Lo dico quasi sentendomi in imbarazzo, per quanto è imbarazzante a un certo punto della vita convincere gli altri a fare qualcosa; lo dico anche se mi ritrovo perfettamente in questo passaggio di Resoconto: «Non avevo più alcun interesse per la letteratura come forma di snobismo o addirittura di autodefinizione; non avevo alcun desiderio di dimostrare che un libro era migliore di un altro, anzi, ero sempre più restia a parlare dei libri che mi capitava di apprezzare. Ciò che per esperienza personale sapevo essere vero mi sembrava ormai avulso dal processo di persuasione degli altri. Non volevo, non più, persuadere nessuno».

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
I libri del mese

Cosa abbiamo letto ad aprile in redazione.

Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi

Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.

Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo

Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy

Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.

Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan

Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.

Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile

The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.