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22:46 giovedì 28 maggio 2026
Firenze ha aumentato moltissimo le zone della città in cui è vietato aprire nuovi B&B e fare affitti brevi Nelle zone ora incluse nel blocco ci sono 67 mila abitazioni che ora non potranno essere destinate né all'uno né all'altro scopo.
Uno studio ha dimostrato che in un film è più probabile venga scelto come protagonista un uomo che si chiama Chris o un animale parlante piuttosto che una donna over 60 «Le donne sono metà della popolazione. E invecchiamo. Allora dove sono le storie su di noi?», ha commentato l'attrice Emma Thompson.
Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.
Il governo russo ha detto alle banche che devono difendere da sole le loro filiali e abbattere i droni ucraini a spese loro E lo ha fatto con una legge che lascia agli istituti finanziari la libertà di armare il proprio personale e addirittura comprare sistemi antidrone.
The Mandalorian and Grogu stava andando malissimo ma adesso sta andando benissimo Sembrava destinato al flop, ma improvvisamente il nuovo film del franchise di Star Wars e ha iniziato ad incassare molto in tutto il mondo.
La governatrice di Tokyo vuole che i lavoratori vadano in ufficio in pantaloncini e scarpe da tennis perché fa troppo caldo E anche per risparmiare sulla bolletta, visto che il costo dell'energia è aumentato moltissimo a causa della crisi nello Stretto di Hormuz.
Su YouTube stanno riscuotendo grandissimo successo gli audiolibri brutti, piratati e fatti con l’AI Un sondaggio del 2025 ha rilevato che il 35 per cento dei fruitori di audiolibri ha ascoltato almeno un titolo piratato su YouTube, e la maggioranza lo ha fatto perché era gratis.
Bezos ha detto che Mamdani dovrebbe smetterla di prendersela con i miliardari e il giorno dopo Mamdani ha intimato ad Amazon di pagare 9 milioni di dollari di multe stradali arretrate Multe comminate perché i fattorini lasciano i furgoni Amazon in mezzo alla strada, con il motore acceso, a inquinare.

Quel che resta della rivoluzione egiziana a 5 anni da piazza Tahrir

25 Gennaio 2016

La primavera araba — o, meglio, la rivoluzione di piazza Tahrir che della primavera araba è diventata il simbolo — compie oggi cinque anni.

Le proteste egiziane che portarono alla caduta di Hosni Mubarak iniziarono infatti il 25 gennaio del 2011 e per questo sono talvolta ricordate come “rivoluzione del 25 gennaio”. In occasione dell’anniversario, il governo egiziano ha annunciato la linea dura contro i manifestanti, a conferma del clima di restaurazione che si respira nel Paese.

La rivoluzione egiziana fu uno degli eventi più importanti della cosiddetta “primavera araba”, quella serie di rivolte, proteste e sommosse che tra il 2011 e il 2012 hanno portato alla caduta dei regimi autocratici in Egitto, Tunisia, Libia e Yemen (in Tunisia, il primo Paese coinvolto, le proteste iniziarono negli ultimi giorni del 2010).

A cinque anni di distanza, molti dei Paesi che avevano deposto i loro dittatori sono tornati a essere governati da autocrati, come nel caso dell’Egitto, o peggio ancora sono travagliati da guerre civili, come Libia, Siria e Yemen. Soltanto la Tunisia per il momento resta un governo democratico, come si vede in questa mappa realizzata dall’Economist in occasione dell’anniversario tunisino.

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In Egitto dopo la caduta di Mubarak e un periodo di transizione sotto la guida delle Forze Armate si sono tenute elezioni democratiche, che nel giugno del 2012 hanno portato alla vittoria dei Fratelli Musulmani e del loro candidato Mohamed Morsi. Una volta divenuto presidente però Morsi si è comportato da autocrate, reprimendo nel sangue le proteste politiche. Nel luglio del 2013 l’esercito ha deposto Morsi con un colpo di Stato, imprigionato i vertici dei Fratelli Musulmani e ha continuato a governare “ad interim” per circa un anno.

Nel maggio del 2014 si sono svolte elezioni non propriamente democratiche — svoltesi cioè in un clima intimidatorio, mentre i membri del principale partito di opposizione erano in prigione — dove è stato eletto l’attuale presidente Abdel Fattah el-Sisi, considerato un uomo dell’esercito e di fatto un successore di Hosni Mubarak.

Per molti si è trattato di una vera e propria restaurazione. Stando a quanto riporta il Guardian, infatti, la repressione dei dissidenti sotto el-Sisi è peggiore di quella ai tempi di Mubarak. Secondo alcuni analisti, el-Sisi teme di fare la fine del suo predecessore ed è convinto che Mubarak sia stato deposto proprio perché, verso gli ultimi anni, il suo regime era diventato troppo “tenero”: da qui, dunque, il pugno di ferro contro gli oppositori.

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