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00:42 lunedì 1 giugno 2026
Netanyahu ha detto apertamente di aver ordinato all’IDF di occupare almeno il 70 per cento della Striscia di Gaza Questo nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco che già garantiva a Israele il controllo sul 53 per cento della Striscia.
In Toy Story 5 c’è anche Bad Bunny e si è scoperto che interpreta il personaggio Fetta di pizza con occhiali Personaggio al momento molto misterioso, di cui sappiamo solo che è una fetta di pizza, che indossa occhiali da sole e che è «estremamente cool».
C’è un tracker di voli aerei che segue solo i voli sui quali c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto Variazioni di altitudine, turbolenze, manovre inaspettate, rotte sbagliate: tutto quello che non vorremmo succedesse mai in volto, a portata di clic.
Il Tribeca è il primo grande festival al mondo a inserire in concorso un film fatto interamente con l’AI Dreams of Violets racconta le proteste in Iran del gennaio 2026, è costato 2 mila dollari ed è stato realizzato in tre mesi usando solo AI.
La nuova campagna di Jacquemus è un documentario su una giornata in compagnia di Pamela Anderson e dei suoi due figli Si intitola A Day With Pamela and Her Sons e ci sono i figli di Pamela Anderson che la prendono molto in giro.
C’è una proposta di legge di iniziativa popolare per tassare i grandi patrimoni anche in Italia Si tratta di un'imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, che interesserebbe solo l'1 per cento della popolazione.
Firenze ha aumentato moltissimo le zone della città in cui è vietato aprire nuovi B&B e fare affitti brevi Nelle zone ora incluse nel blocco ci sono 67 mila abitazioni che ora non potranno essere destinate né all'uno né all'altro scopo.
Uno studio ha dimostrato che in un film è più probabile venga scelto come protagonista un uomo che si chiama Chris o un animale parlante piuttosto che una donna over 60 «Le donne sono metà della popolazione. E invecchiamo. Allora dove sono le storie su di noi?», ha commentato l'attrice Emma Thompson.

Quel che resta della rivoluzione egiziana a 5 anni da piazza Tahrir

25 Gennaio 2016

La primavera araba — o, meglio, la rivoluzione di piazza Tahrir che della primavera araba è diventata il simbolo — compie oggi cinque anni.

Le proteste egiziane che portarono alla caduta di Hosni Mubarak iniziarono infatti il 25 gennaio del 2011 e per questo sono talvolta ricordate come “rivoluzione del 25 gennaio”. In occasione dell’anniversario, il governo egiziano ha annunciato la linea dura contro i manifestanti, a conferma del clima di restaurazione che si respira nel Paese.

La rivoluzione egiziana fu uno degli eventi più importanti della cosiddetta “primavera araba”, quella serie di rivolte, proteste e sommosse che tra il 2011 e il 2012 hanno portato alla caduta dei regimi autocratici in Egitto, Tunisia, Libia e Yemen (in Tunisia, il primo Paese coinvolto, le proteste iniziarono negli ultimi giorni del 2010).

A cinque anni di distanza, molti dei Paesi che avevano deposto i loro dittatori sono tornati a essere governati da autocrati, come nel caso dell’Egitto, o peggio ancora sono travagliati da guerre civili, come Libia, Siria e Yemen. Soltanto la Tunisia per il momento resta un governo democratico, come si vede in questa mappa realizzata dall’Economist in occasione dell’anniversario tunisino.

ArabSpring

In Egitto dopo la caduta di Mubarak e un periodo di transizione sotto la guida delle Forze Armate si sono tenute elezioni democratiche, che nel giugno del 2012 hanno portato alla vittoria dei Fratelli Musulmani e del loro candidato Mohamed Morsi. Una volta divenuto presidente però Morsi si è comportato da autocrate, reprimendo nel sangue le proteste politiche. Nel luglio del 2013 l’esercito ha deposto Morsi con un colpo di Stato, imprigionato i vertici dei Fratelli Musulmani e ha continuato a governare “ad interim” per circa un anno.

Nel maggio del 2014 si sono svolte elezioni non propriamente democratiche — svoltesi cioè in un clima intimidatorio, mentre i membri del principale partito di opposizione erano in prigione — dove è stato eletto l’attuale presidente Abdel Fattah el-Sisi, considerato un uomo dell’esercito e di fatto un successore di Hosni Mubarak.

Per molti si è trattato di una vera e propria restaurazione. Stando a quanto riporta il Guardian, infatti, la repressione dei dissidenti sotto el-Sisi è peggiore di quella ai tempi di Mubarak. Secondo alcuni analisti, el-Sisi teme di fare la fine del suo predecessore ed è convinto che Mubarak sia stato deposto proprio perché, verso gli ultimi anni, il suo regime era diventato troppo “tenero”: da qui, dunque, il pugno di ferro contro gli oppositori.

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