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I film più amati e smontati da Tarantino

Cinema Speculation, il suo secondo libro, è una critica profonda e talvolta spietata del cinema della sua infanzia e dei B-movie degli anni '70 dai quali ha tratto ispirazione tantissime volte.

21 Aprile 2023

La seconda fatica da scrittore di Quentin Tarantino, dal titolo Cinema Speculation, è l’unico caso certificato di autobiografia realizzata attraverso esclusiva critica cinematografica. Accurate recensioni e ricordi d’infanzia fanno capire quanto profondamente sia innamorato della settima arte. Insieme a Woody Allen, Steven Spielberg e Peter Bogdanovich è di sicuro tra i più grandi esperti in materia. Ma a differenza di mostri sacri interessati principalmente a pochi registi e generi, Tarantino ha visto (e rivisto) molti più titoli, sopratutto B-movie, finendo così per abbracciare tutta la cinematografia. Il libro si concentra “solo” sui film degli anni ’70 (con le uniche eccezioni di Bullitt e Il tunnel dell’orrore) perché è in questo decennio che prende forma lo stile tarantiniano. Le pagine sono inondate da nomi e riferimenti culturali, oltre a diverse espressioni colorite che giustamente ti aspetti (e vuoi) da un lavoro firmato Quentin Tarantino. L’analisi critica di Cinema Speculation è intensa e spesso diventa spietata.

Si rimane subito impressionati dalla chiarezza espositiva semplice (ma non facile) con cui il regista spiega Bullitt, cult del 1968 con Steve McQueen diretto da Peter Yates. Scrive Tarantino: «Se chiedete di raccontare la trama di Bullitt a qualcuno che non lo vede da qualche anno (anche se in passato l’ha visto più di una volta), non ne sarà capace». Confermo. Forse confusi nei ricordi dalla scena dell’inseguimento con la bellissima Mustang, in pochi riescono a ricordare i passaggi salienti della storia. Alcuni potrebbero liquidare la questione mettendone in dubbio la qualità. Il sapiente Quentin spiega una volta per tutte perché invece il film è il capolavoro di McQueen e di Yates. Oltre all’aspetto stilistico del protagonista – che ha reso cool la figura del poliziotto, fino a quel momento piatta e trasandata – c’è una prova eccelsa di McQueen che ha rivoluzionato il mondo dei polizieschi e lo ha posizionato sopra Paul Newman, il rivale di sempre. Una parte che ha accettato solo su consiglio della moglie Neile Adams, affermandosi così come nessun altro nel genere dei film d’azione. Steve McQueen recita ad altissimi livelli senza fare nulla, ma è come non fa nulla il punto. «Si limita ad esistere», sentenzia l’autore. E quando ciò non basta ci pensano San Francisco e la colonna sonora jazz di Lalo Schifrin. Con questo capitolo, Tarantino ha dato a Bullitt il rispetto cinematografico che merita (ben oltre la famosa scena della Mustang) ed ha saputo anche marcare chiaramente il segno tra due icone, spiegando cosa distingue Steve McQueen da Paul Newman.

Anni dopo Steve McQueen rifiutò un nuovo poliziesco ambientato a San Francisco, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! e questo fece la fortuna di un altro attore, cioè Clint Eastwood. Alla regia trovò Don Siegel, con cui aveva già lavorato bene in precedenza. La coppia è esplosiva e i due realizzano il film più significativo del loro connubio artistico con un thriller dai toni raccapriccianti reso anche divertente e accattivante. Tarantino si sofferma sul tema della violenza, in particolare sulla scena in cui Dirty Harry punta la sua .44 Magnum in faccia al rapinatore mentre sta ancora masticando un hot dog, per arrivare poi a trattare il tema politico. Il primo film sull’Ispettore Callaghan era destinato a quegli americani che non riconoscevano più il Paese per cui avevano combattuto durante la Seconda guerra mondiale, un Paese in cui la cultura popolare coincideva con quella giovanile, cioè quella hippie. Harry Callaghan era l’eroe di questo pubblico ma il suo comportamento fece scatenare i critici con accuse di fascismo. Il problema non era solo l’insofferenza dell’ispettore per le regole procedurali quanto la famosa scena della sparatoria con i rapinatori afroamericani. La scelta viene difesa da Tarantino che smentisce le accuse facendo notare un collegamento con le Pantere nere che in quel periodo rapinavano banche proprio per comprare armi. Un ulteriore parallelismo tra finzione e realtà lo troviamo in Scorpio, la trasposizione cinematografica di Zodiac, assassino seriale che in quegli anni imperversava nella zona di San Francisco. In questo modo viene ricordato che il film ha inaugurato un sottogenere di grande seguito: quello dei serial killer. Il duplex Eastwood/Siegel tornerà a colpire ancora alcuni anni dopo con Fuga da Alcatraz in quello che sarà l’ultimo grande sussulto nella carriera del regista, ormai agli sgoccioli della propria arte.

Il tono cambia con l’avanzare delle pagine. Un tranquillo weekend di paura viene celebrato soprattutto per il cast e per la scioccante scena principale, ma dopo questa inizia il tracollo e Tarantino parte a demolire il film con Burt Reynolds. Quando si arriva poi a Taxi Driver ci si aspettano solo parole entusiastiche verso il capolavoro firmato dal trio Martin Scorsese, Robert De Niro e Paul Schrader. Invece Tarantino dice la sua senza alcuno scrupolo raccontando il contesto cinematografico in cui è stato realizzato insieme ai difetti che non digerisce. Se abbiamo avuto questo film è grazie al successo di alcuni precedenti a tema vendetta, come Il giustiziere della notte con Charles Bronson o Tony Arzenta con Alain Delon. E poi, Scorsese ha girato il film descritto nella cruda sceneggiatura di Schrader? Purtroppo no, la sua è una “versione annacquata” e alcune scelte lo hanno reso meno autentico. E come venne accolto dalla critica e soprattutto dal pubblico? Fu un successo, ma non come lo consideriamo oggi. Durante la visione gli spettatori ridevano di gusto per le assurdità che Travis faceva ed è solo dopo che la giovanissima Iris/Jodie Foster sale sul taxi e cerca di scappare dal suo aguzzino, con l’antieroe che capisce qual è la sua missione, che il pubblico diventa serio e inizia a capire dove vuole arrivare. Una delle frasi di maggiore impatto del libro è rivolta proprio a Taxi Driver: «È il figlio bastardo di Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! e Il giustiziere della notte». Come direbbe Elle Driver: «Pretty cool, huh?».

I revengematics (o film di vendetta) sono una costante nel libro e nella filmografia di Tarantino. Un ulteriore esempio è Rolling Thunder diretto da John Flynn e sceneggiato nuovamente da Paul Schrader. Ancora una volta il suo copione viene alterato, ma se per il film di Scorsese questo intervento è criticato, per Rolling Thunder è invece visto con favore. La curiosità che Tarantino non resiste a non dirci è che nella versione originaria dello script il protagonista Charles Rane avrebbe dovuto incontrare Travis Bickle, il suo omologo in Taxi Driver. Nonostante ciò, le due storie si sovrappongono quasi perfettamente mettendo al centro della narrazione la figura dell’antieroe alienato che termina il suo viaggio con una carneficina in un bordello.

Tarantino si diverte sempre a illustrare il suo pantheon cinematografico ma negli ultimi anni è diventato un espediente per realizzare fantacasting e revisionismo storico. Gli esempi più interessanti sono con un attore e con un regista. Nel primo caso vediamo la famosa scena di Cera una volta a… Hollywood con Leonardo DiCaprio/Rick Dalton che prende il posto di Steve McQueen ne La grande fuga. Nel secondo caso leggiamo invece qualcosa di simile quando l’autore scrive un capitolo di Cinema Speculation in stile “e se” dove a dirigere Taxi Driver è Brian De Palma e non Martin Scorsese. Perché fa questo? Perché inizialmente ad avere in mano la sceneggiatura di Schrader fu proprio De Palma che la passò poi all’amico Scorsese; inoltre, perché ovviamente l’idea di vedere la storia di Travis Bickle raccontata con le peculiarità di De Palma lo stuzzica: avrebbe avuto una struttura completamente diversa – allontanandosi ancora di più dalla sceneggiatura originale – influenzata da Hitchcock e anche da Repulsione di Roman Polanski.

Verso la fine del libro l’autore si fa sfuggire un giudizio su Non aprite quella porta di Tobe Hooper, considerato “un film perfetto”, ma sceglie di non parlarne lasciando il lettore un po’ deluso. Sono pochi i titoli che si salvano da questo massacro cinematografico, i rimanenti, anche quelli qui non citati, subiscono critiche talvolta aspre ma senza dubbio interessanti, con elementi che difficilmente un esperto cinefilo prenderebbe in esame. Cinema Speculation è quindi un flusso di coscienza senza soluzione di continuità, una travolgente e caustica lezione di cinema da parte di un insegnante che racconta la propria vita, la quale sembra essersi svolta esclusivamente davanti a uno schermo. Innumerevoli informazioni portano il lettore, in media due volte per pagina, a cercare su internet il nome di un attore, di uno sceneggiatore, di un regista o il titolo di un film. Considerate le caratteristiche della sua filmografia, poteva essere altrimenti l’autobiografia di Quentin Tarantino?

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