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L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police
Trump dice che a Davos sono tutti entusiasti del suo accordo sulla Groenlandia, ma in realtà a Davos nessuno sembra saperne niente Il Presidente sostiene di aver avuto tutto quello che chiedeva, ma per il momento i suoi colleghi sembrano non avere idea di cosa stia dicendo.
Una ragazza a Los Angeles ha fatto causa ai social per averle causato una “tossicodipendenza” dall’algoritmo K.G.M, 19 anni, sostiene che Instagram, TikTok, YouTube e Snapchat le abbiano causato gravi problemi e vuole chiamare a processo tutti i loro Ceo.
Il nuovo film di Tom Ford, Cry to Heaven, sarà girato tutto in Italia, tra Roma e Caserta Le riprese sono appena iniziate ma già si parla di una possibile prima alla Mostra del cinema di Venezia.
È stato indetto in Italia il primo sciopero generale dei meme per protestare contro un mondo ormai troppo assurdo anche per i meme Un giorno intero senza meme, perché a cosa servono questi in una realtà che è diventata più estrema pure della sua caricatura?
Michelangelo Pistoletto ha risposto a Britney Spears, dopo che Britney Spears ha chiesto «da dove ca**o salta fuori» la mela di Michelangelo Pistoletto in Stazione Centrale a Milano Con un post Instagram, l'artista ha rivendicato la paternità dell'opera e invitato la popstar ad andare a trovarlo a Biella.
Il regime iraniano sta facendo causa e confiscando i beni di tutte le celebrity che hanno sostenuto le proteste Attori, sportivi, imprenditori, figure pubbliche in generale: il regime sta punendo chiunque si sia espresso a favore dei manifestanti.
Su internet è in corso un’affannosa ricerca per scoprire di che marca sono gli occhiali da sole indossati da Macron a Davos Gli aviator sfoggiati dal Presidente sono diventati allo stesso tempo meme e oggetto del desiderio: sono Louis Vuitton? Ray-Ban? Baijo?

Quando la Cia usava l’arte moderna come un’arma

29 Aprile 2013

Jackson Pollock, Willem de Kooning e Mark Rothko, spie al soldo della Cia. Potrebbe sembrare il riassunto della trama di un romanzo di fantascienza, ma è realtà. I tre alfieri dell’espressionismo astratto, così come altri artisti americani ed europei, secondo un articolo dell’Independent datato 22 ottobre 1995, furono parte integrante dell’arsenale con cui gli Stati Uniti combatterono la Guerra Fredda.

Utilizzare l’arte e la cultura occidentale a fini propagandistici: i servizi segreti americani ebbero questa idea fin dalla fondazione della Cia, nel 1947. Appena tre anni dopo venne istituita una divisione detta delle Organizzazioni internazionali, al cui vertice fu posto Tom Braden: fu questo dipartimento a finanziare la trasposizione cinematografica de “La fattoria degli animali” orwelliana, nonché a sponsorizzare artisti jazz americani e i tour internazionali dell’Orchestra sinfonica di Boston. E, nei fatti, a promuovere proprio l’avanguardia dell’espressionismo astratto.

Gli artisti coinvolti nel disegno non seppero di essere spalleggiati dagli uffici della Cia. Molti di loro, peraltro, erano ex-comunisti che, in pieno maccartismo, negli Stati Uniti risultavano tutto tranne che visti di buon occhio. Ma negli anni Cinquanta e Sessanta il governo finanziò le loro opere ed esibizioni con una politica conosciuta col nome in codice di «lungo guinzaglio» (long leash). A confermarne l’esistenza, nell’articolo del 1995, fu Donald Jameson, uno degli agenti titolari dell’operazione.

Per capire quale fosse l’utilità pratica di una simile strategia, basta citare un esempio concreto. Nel 1947 il Dipartimento di Stato organizzò un tour artistico internazionale, Advancing American Art, per rispondere alle illazioni sovietiche secondo cui gli Stati Uniti sarebbero stati un deserto culturale. Il filisteismo però era dominante tanto nell’opinione pubblica, quanto a Washington: il presidente dell’epoca, Harry Truman, disse, riferendosi ad alcuni quadri facenti parte della mostra: «Se questa è arte, io sono un ottentotto». Nemmeno a dirlo, il tour venne cancellato.

(via)

Nell’immagine: Ritmo d’autunno (1950) di Jackson Pollock.

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