«Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei
Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
Tra la fine di dicembre e il nuovo anno si è scatenata una nuova ondata di proteste in Iran: quelle in corso in tutto il Paese, per tono e contenuti, vengono descritte come senza precedenti per come contestano apertamente la guida dell’Ayatollah. Lo riporta France24, spiegando che in diverse città manifestanti hanno scandito slogan contro la guida suprema Ali Khamenei e contro l’intero sistema della Repubblica islamica, un livello di sfida considerato particolarmente preoccupante dalle autorità. In particolare, France24 segnala la veloce diffusione di un nuovo coro in tutte le città e paesi in cui si sta diffondendo la protesta: tradotto rozzamente in italiano, il coro fa «Questo è l’anno del sangue, Ali (Khamenei, ndr) verrà cacciato». I primi a cantarlo sarebbero stati i giovani di Marvdasht, città nel sud dell’Iran, e la rapida diffusione del coro sarebbe dovuto anche e soprattutto a un video caricato sui social lo scorso 1 gennaio e che ha rapidamente accumulato milioni di visualizzazioni.
Come in tutte le proteste, ma specialmente in quelle iraniane, i cori e gli slogan ricoprono un ruolo fondamentale, per capire sia le ragioni che hanno portato le persone a manifestare siano gli obiettivi delle manifestazioni stesse. Nello stesso articolo di France24, infatti, vengono elencati diversi altri cori che si stanno diffondendo in queste settimane di protesta: dal semplice “Libertà, libertà, libertà” all’elaborato “Non per Gaza, non per il Libano, la mia vita voglio sacrificarla per l’Iran”, passando per “Poliziotti, unitevi a noi” a “Non avere paura, siamo tutti qui assieme”. Ovviamente, nella storia recente delle proteste iraniane il coro più famoso è indubbiamente “Donna, vita, libertà”, cantato in tutte le manifestazioni seguite all’omicidio di Mahsa Amini. Se volete approfondire la storia dei cori di protesta in Iran, su Wikipedia c’è una pagina che li raccoglie e spiega tutti, dalla fondazione della Repubblica islamica a oggi.
Le proteste sono inizialmente state innescate dal crollo della valuta iraniana, il rial, che ha raggiunto nuovi minimi storici, aumentando moltissimo il costo della vita (inflazione +42 cento rispetto a dicembre 2024, costo dei beni alimentari +72 per cento e quello dei medicinali +50 per cento) e la già profonda crisi economica del Paese. Alla rabbia causata dalla spirale iperinflattiva e dalla perdita di potere d’acquisto si è sommata una contestazione politica violenta, con cori e cartelli che accusano direttamente l’Ayatollah di essere responsabile del deterioramento delle condizioni di vita. Le autorità hanno reagito con la – solita, purtroppo – violenza repressiva, rafforzando la presenza delle forze di sicurezza e procedendo ad arresti di massa. Bbc riferisce che la risposta della Repubblica islamica è stata fin qui durissima, con centinaia di incarcerazioni e un rafforzamento della presenza delle forze di sicurezza, mentre resta difficile valutare l’ampiezza reale del movimento in un Paese dove l’accesso all’informazione è fortemente controllato: i primi video diffusi sui social verificati dall’emittente inglese confermano che le proteste si stanno svolgendo in decine di città in tutto l’Iran, nonostante i pericoli che corrono i manifestanti.
L'attacco degli Stati Uniti al Venezuela è l'ennesima prova che stiamo assistendo alla creazione di un nuovo ordine mondiale, uno in cui conta soltanto il potere e la volontà di esercitarlo, senza limiti, spiegazioni o giustificazioni.