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LuisaViaRoma, una delle storiche mete dello shopping italiano, è in grave crisi L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
A Seoul c’è un club del libro in cui si leggono i libri mentre si ascolta la techno «Ritmi ripetitivi e suoni minimali aiutano a immergersi più a fondo nella lettura», dicono gli organizzatori di questo curioso club del libro.
Sui profili social della Casa Bianca sono apparsi degli inquietanti post di cui nessuno sta capendo né il senso né lo scopo Foto sgranatissime, video incomprensibili, una musica che se ascoltata al contrario riproduce il messaggio «exciting announcement tomorrow».
Sta per arrivare un musical di Trainspotting con canzoni scritte da Irvine Welsh La prima è prevista per luglio al Theatre Royal Haymarket di Londra, giusto il tempo di far finire a Welsh tutte le canzoni a cui sta lavorando.
Nella guerra in Iran, per la prima volta nella storia i data center privati sono stati attaccati in quanto obiettivi militari legittimi I Pasdaran hanno iniziato a colpire i data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, sostenendo che gli attacchi di Usa e Israele passano anche da quelle strutture.
Per la sorpresa di nessuno, la persona più contenta della decisione del CIO di escludere le donne trans dalle gare olimpiche femminili è J.K. Rowling La decisione del Cio l'ha talmente entusiasmata che si è persino dimenticata di commentare il trailer della nuova serie di Harry Potter.
Gregory Bovino, il famigerato capo dell’operazione anti immigrazione di Minneapolis, è andato in pensione e ha detto che il suo unico rimpianto è non aver espulso più immigrati Dopo la disastrosa operazione nelle Twin Cities, Bovino era stato declassato e rinnegato dall'amministrazione Trump. Ora va in pensione, rivendicando tutto.

Al Premio Strega non è più epoca di vincitori annunciati

Negli ultimi anni essere dati per vincenti è diventato un boomerang: c'entrano le nuove regole ma ancora di più l'aria che tira.

05 Luglio 2019

È il 24 gennaio 2018 la prima volta che sento dire che Marco Missiroli vincerà il premio Strega del 2019. II libro non è ancora pronto. Una settimana prima, a metà gennaio 2018 il Corriere della Sera dedica un’intervista a Missiroli per il suo passaggio da Feltrinelli a Einaudi. Ci deve essere un interesse speciale per questo libro se un cambio di scuderia finisce sul primo giornale d’Italia. «Ci sto lavorando mentalmente da due anni e ne richiederà almeno tre di scrittura», dice Missiroli. All’epoca, la data di uscita è ancora incerta: è previsto per il 2019-2020.

Il romanzo esce martedì 12 febbraio 2019. Neanche una settimana dopo l’uscita di Fedeltà (Einaudi), Repubblica presenta già ufficialmente il romanzo «in odore di Strega». E nel giro di un mese, a fine febbraio, le previsioni reggono nonostante le critiche. Baudino scrive su La Stampa, che il libro: «Schizza in testa alle classifiche dei libri più venduti ma anche a quelle, più ufficiose e molto soggettive, dei libri più stroncati». Se presenti un libro come un capolavoro annunciato, la critica letteraria si risveglia dal coma. Baudino riporta la tesi di Missiroli «su come sia nata la voce che lo dà sicuro vincitore». Missiroli fa l’ipotesi che c’entri «in qualche modo il suo passaggio da Feltrinelli a Einaudi e dunque – allude Baudino – una promessa della casa editrice per strapparlo alla concorrenza».

Di fatto per mesi – se non da più di un anno prima dell’uscita – viene dato come il vincitore dello Strega, ma siamo nell’Italia del 2019 e i vincenti, i ricchi, i preparati, le persone esposte, tutti quelli che nella loro vita hanno raggiunto un traguardo o hanno avuto un colpo di fortuna o sono privilegiati per meriti o per carognate fatte, vengono visti come persone sospette. E soprattutto, nel 2019 le persone vanno di moda e poi non sono più di moda. In politica i consensi durano una stagione, i leader vengono acclamati e scaricati dagli elettori a ogni tornata elettorale. Un giorno sei il salvatore della patria, il giorno dopo ti svegli e sei la causa di tutti i mali. Anche per gli scrittori funziona un po’ così. Le voci sulla vittoria di Missiroli girano all’infinito, le voci sono vere quando sono tante e quando dicono tutte la stessa cosa, le voci sono vere se permeano la rete, se sono virali, le voci a un certo punto si trasformano in fatti e c’è un momento misterioso in cui le voci si voltano contro di te e ti azzannano. Le voci prima ti avvantaggiano, portano curiosità sul tuo lavoro, poi ti spingono verso il successo, vai di moda, è il tuo momento, ma nell’attimo in cui stai per goderti la fama il vento può girare. La voce di Missiroli vincitore dello Strega è diventata un fatto, era esattamente come se Missiroli lo avesse già vinto, e a quel punto tutti contro il vincitore annunciato. Fama, visibilità, ecco che qualcuno comincerà a diffidare di te. Dietro ogni buon risultato, c’è un complotto, dietro ogni privilegio si scoperchia una casta intera. Appena si aggrega un po’ di potere – legittimo o deteriore o immorale, non importa – si solleva un esercito di contestatori che vuole solo lanciare monetine. Sei vincente? Non mi piaci più, voterò contro di te. Nel 2019 il voto di protesta è l’unico criterio per essere sicuri di star cambiando il mondo.

Fino a qualche anno fa i vincitori annunciati del premio Strega vincevano il premio Strega. La sera del 2013, mentre al Ninfeo di Villa Giulia si aggiudicava il premio Walter Siti, i maligni indicavano Francesco Piccolo, che si aggirava tra i tavoli, come futuro vincitore. Così infatti sarebbe stato. Erano vincitori annunciati Siti, Albinati, Nesi, Pennacchi, Piperno (sebbene durante la serata finale se la sia vista brutta). Tutto è sempre andato secondo le previsioni. Ma dato che lo Strega è molto più di un premio letterario e rispecchia e assorbe i cambiamenti della società, in questi anni non c’è niente di peggio che le voci che ti danno per vincente.

La prima a entrare allo Strega come papa sicuro e a uscire dal Ninfeo cardinale è stata Teresa Ciabatti nel 2017. È lei stessa a raccontarlo, sul Corriere della Sera, subito dopo aver perso, con un pezzo intitolato “Cronaca della mia sconfitta”: «Prima di arrivare al giorno del trionfo, ci sono stati mesi faticosi, specie per me che a detta dei giornali sono la favorita. Vinci tu, Teresa Ciabatti». Anche in quel caso le voci che per mesi l’avevano data come favorita, tutto il clamore intorno all’uscita del suo libro, prima l’hanno avvantaggiata poi l’idea che avesse praticamente vinto lo Strega si è trasformata nel suo peggiore avversario. Missiroli ha perso forse perché questo non era il suo libro migliore e un po’ di critici lo hanno stroncato. Ma c’è un accanimento di troppo in quel suo terzo posto, con così tanto distacco dal primo (228 voti Scurati, 127 Cibrario, 91 Missiroli). Forse infatti ha anche perso perché le onde vanno prese nel momento giusto, così ti portano in trionfo, altrimenti ti si rompono addosso. Scurati (che pure era stato rimproverato da Galli Della Loggia per alcune inesattezze storiche) ha preso l’onda di consensi poche settimane prima del premio e l’onda lo ha portato ad attaccarsi alla bottiglia e mandare giù un litro di liquore.

Questa storia ha tante morali. Primo: i libri devono vivere la loro vita naturale, inutile forzare e generare hype. Secondo: se è successo a Scurati, due volte perdente per pochi voti, può essere che prima o poi a vincere toccherà a Missiroli, con il suo libro migliore. Terzo: attenzione, promuovere con cautela sui social network, perché sono bestie infide. Ultimo: il nuovo regolamento dello Strega rende tutto viscido, è finita l’epoca dei vincitori annunciati.

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