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Il Met Gala ha dovuto abbassare i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.
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Dopo anni di digitalizzazione, la Svezia reintrodurrà carta e penna nelle scuole per contrastare il crescente analfabetismo di ritorno degli studenti Dopo che nel 2019 era stato deciso l'uso dei dispositivi digitali persino negli asili, ora il Paese spenderà oltre 200 milioni di euro in libri "veri e propri" da usare nelle scuole.

Peter Lindbergh, cercando la vita nella moda

Le aree industriali, le top model, i ritratti in copertina: cos'ha rappresentato il grande fotografo morto il 3 settembre.

04 Settembre 2019

Dalla Germania si è portato dietro, per tutta la vita, le grandi aree industriali che ha saputo trasformare in set di moda con una forte ispirazione cinematografica. Peter Lindbergh, morto ieri, 3 settembre 2019 all’età di 74 anni, non ha mai fotografato in bianco e nero per vezzo, per arte, ma perché questi sono stati i colori della sua infanzia.

Mettere nella casella dei più grandi fotografi di moda del ’900 Peter Lindbergh ci limita. Oltre ad essere sempre stato un professionista estremamente gentile, empatico, talmente sicuro del proprio ruolo e del proprio mestiere da sorridere sempre, ha cambiato il nostro modo di vedere la moda, dunque buona parte del mondo in cui viviamo. Le sue sono foto “di moda” perché partivano da un abito o erano commissionate da riviste e stilisti, ma ciò che lui fotografa erano le persone. È questo che ha cambiato il paradigma. Si sta scrivendo, in queste ore, che Peter Lindbergh ha sdoganato l’imperfezione delle donne, le ha fotografate con il minor trucco possibile e distanti dagli studi, per strada. È vero, ma non lo ha fatto perché questo fosse un manifesto politico della durata di una stagione, perché in fin dei conti le sue fotografie riguardavano bellissime donne e sofisticatissimi set.

Peter Lindbergh ha fotografato modelle con cui ha sempre avuto un eccellente rapporto. È questo, nella semplicità che si intuiva nel suo atteggiamento rassicurante, che ha trasformato le immagini delle modelle in icone. Icone sono le sue Top 5 – Cindy Crawford, Naomi Campbell, Tatjana Patitz, Christy Turlington e Linda Evangelista – che hanno contribuito a cambiare, ancora una volta, il ruolo delle star nell’immaginario di tutti. Sarà ricordato soprattutto per le sue copertine, i suoi advertising, ma anche quando si è confrontato con il mercato dell’arte, rappresentato da Gagosian naturalmente, ha portato nelle gallerie la sua semplicità travolgente. Le stampe in grande, grandissimo formato di Kate Moss, di Linda Evangelista, rappresentano quel tipo di bellezza che tutti vorremmo poter contemplare ogni giorno, alzando lo sguardo.

Peter Lindbergh ha accettato ogni genere di sfida, un grande professionista che ha saputo circondarsi di un team eccellente. Qualche anno fa, a chi gli chiedeva quale sarebbe stato il suo sogno, naturalmente in ambito professionale, rispondeva sorridendo: fotografare i Daft Punk senza il casco. Peter Lindbergh sapeva riconoscere le icone, e sapeva raccontarci le persone.

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